fbpx
How to get away with Murder

How to get away with murder: Recensione dell’episodio 2.01 – It’s Time To Move On

Ve la ricordate la docile, indifesa Viola Davis di “Tu sei carina, tu sei brava, tu sei importante” (cfr. The Help)? Benissimo, ora che l’avete ricordata, dimenticatela. Il TGIT di Shonda Rhimes ha spalancato le porte ad una nuova, terrificante – nel verso senso della parola – Viola Davis, quella del primo Emmy Awards vinto da un’attrice di colore. Che sia stato il piccolo schermo di How to get away with murder a rendere degna di plausi indiscussi la Davis od il contrario, questo non possiamo ancora dirlo con certezza, fatto sta che il telefilm si presenta ricco di prospettive già dal primo episodio della nuova stagione.

La puntata finale della prima annata ci aveva lasciato con un cliffhanger a dir poco criminale: la morte di Rebecca. La seconda stagione riprende continuativamente il filo temporale della prima, e ci proietta a soli dieci giorni dopo la scomparsa della ragazza. 12Sì, per i ragazzi, infatti, Rebecca è stata bonariamente lasciata andare, ma lo spettatore da quest’altro lato dello schermo è ben consapevole invece delle sue sorti. E mentre c’è qualcuno che fa orecchie da mercante, completamente disinteressato di dove sia al momento la ragazza, altri si interrogano vivacemente su di lei. Wes, coinvolto sentimentalmente con Rebecca, spera mitemente in un suo ritorno, anche se è ben consapevole che la ragazza non è rimasta nei paraggi. Michaela vive un’intima tensione nel sapere che Rebecca ha inviato un ultimo messaggio, una richiesta di soccorso, prima di essere rinchiusa in cantina, ad un numero sconosciuto, classificato come Egg 911, con il suo telefono.

I primi campanelli di allarme per Laurel arrivano invece quando la ragazza si rende conto che se Rebecca fosse ancora in vita li avrebbe denunciati uno ad uno per il maltrattamento subito, per cui la conclusione è unica e scontata. Questa piccola idea prende corpo al cospetto dell’unica figura degna di fiducia, il pater familiae della situazione: Frank, capace sempre di trovare la giusta e calzante soluzione in ogni caso. Ed in un sottile gioco di trame, i sentimenti e le paure si mescolano in un paranoico connubio: l’attrazione che Frank prova per Laurel si trasforma automaticamente e senza troppi problemi quasi in repulsione quando si accorge che la sua curiosità potrebbe mettere a rischio la sua pelle; 140186_2328_FULLla completa e sconfinata fiducia che Annalise prova nei confronti di Frank, al punto tale da renderlo partecipe di qualsiasi sua scelta, potrebbe tramutarsi in odio spietato se solo sapesse che Frank, in realtà, è il sicario di Lyla. Insomma, la seconda serie getta le basi per proseguire fedelmente sullo stesso cammino già intrapreso, quello delle equivoche e pirandelliane maschere che ciascuno di noi è costretto ad indossare per affrontare la realtà o scappare da essa.

Al contrario di ciò che tutti noi pensavamo, comunque, l’omicida di Rebecca viene smascherato dopo soli trenta minuti: si scopre essere stata infatti Bonnie, il solito sospettato escluso a priori per essere troppo docile e disinteressato. Lo spettatore ha invece modo di rendersi conto di come tanto Bonnie quanto Frank, da sempre ritenuto il re degli egoisti, degli accentratori e degli individualisti del telefilm, soccombono all’unico imperativo saldo dell’intera serie: salvare e salvaguardare i propri interessi. Rebecca avrebbe potuto, in un attimo, distruggere la carriera e la vita di chiunque, e così la benevola fiducia riposta in lei da Annalise diventa freddo e calcolatore istinto di sopravvivenza per Bonnie: Rebecca va fatta fuori perché altri, innocenti, potrebbero pagare per i suoi peccati.

L’intramontabile storia del peccatore e dell’innocente, dell’offensore e dell’offeso, che si concretizza in una catena di situazioni che si innescano, quasi per inerzia, una dopo l’altra ormai. Del resto, una Bonnie completamente sorda ai richiami della coscienza, chiude tassativamente la situazione affermando che poi era stata Rebecca a dare inizio a tutto, tempo fa, con le sue allusioni sulla storia tra Lyla e Sam. Ed il cerchio che, in realtà, dovrebbe disgregarsi dinanzi a queste figure nude e crude, con le loro colpe ed il loro male, si fortifica sempre di più, in un rapporto che sembra essere stato sigillato ormai col sangue.

Ma sappiamo bene che se la questione Rebecca è chiusa già da ora, qualcosa bolle in pentola. Dopo i primi dieci minuti appare sullo schermo la nostra Jean Grey (cfr. X men saga) e questo ce la fa già amare, indipendentemente da chi sia. Piano piano gli sceneggiatori ci lanciano qualche briciola di pane: prima si scopre 13che la misteriosa donna è un avvocato, il contatto privato che Annalise aveva dato a Nate per fare in modo che venisse scarcerato; poi si scopre che Annalise ha rovinato la vita di questa donna come quella di qualsiasi altra persona che le sia stata vicina, a detta sua; ed infine un attento e puntiglioso discorso tra le due solleva gli ultimi veli rimasti: le due sono state amanti fino a che Annalise non decise di mettersi con Sam e poi sposarlo. Sono più di otto anni che ho a che fare con gli show di Shonda ed ancora non sono pronta ai suoi colpi di scena, né riuscirei ad anticiparli.

Ultima scena, l’immancabile (murder’s) flash forward: Annalise distesa a terra, colpita da un’arma da fuoco, mentre dalla residenza – una villa di alcuni suoi clienti della cui difesa se ne occupò in prima persona – se la dà a gambe il piccolo Wes.

Aspettiamoci tutto, aspettiamoci niente, aspettiamoci l’assurdo. Aspettiamoci il meglio.

Per restare sempre aggiornati su How to Get Away With Murder , con foto, news, interviste e curiosità, vi consigliamo di passare per Le Regole del Delitto perfettoHow to Get Away With Murder Italia, Mi nutro di serie tv, e ricordatevi di mettere like alla nostra pagina Facebook per tutte le novità su tv e cinema

2.01 - It's Time To Move On
  • Fedele alla prima serie
Sending
User Review
0 (0 votes)
Comments
To Top