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How to get away with Murder

How to get away with Murder: Recensione dell’Episodio 1.03 – Smile, or go to Jail

Quando si ha per le mani un telefilm come ‘How to get away with Murder’ non bisogna fare l’errore di aspettarsi qualcosa in più rispetto a quello che la serie può offrire. Una volta appianata la divergenza tra il desiderio di un prodotto di alto livello e il fascino irresistibile del mistery privo di particolari addendi morali, si può procedere nella visione sereni e rilassati, godendosi per quei quaranta minuti l’inverosimile nei flashfoward, in cui 4 studenti uccidono il marito della loro insegnante, e l’inverosimile del presente, in cui studenti fabbricano tessere di iscrizione all’Albo con photoshop e un phon.

htgawm_103_4Il mega caso della settimana vede la professoressa Keating alle prese con una casalinga, in realtà più eco-terrorista, che viene incriminata dopo vent’anni di aver ucciso un inserviente quando, per puro caso, quest’ultimo si era trovato sul luogo in cui lei e un gruppo di idealisti avevano piazzato una bomba. Ha! Facilissimo: non basta far altro che far si che il leader del gruppo, ora in prigione, confessi di essere la mente malvagia dietro l’attacco, scagionando la sua amata di un tempo, e risolvendo così il caso sul nascere. Peccato che il signor Shaw abbia tutt’altro programma in mente e decida di tradire la donna, almeno in apparenza, facendo un accordo con l’FBI. Risultato? Gli unici perdenti risultano gli avvocati della Keating, poiché i due eco-terroristi, più innamorati che mai, si danno alla macchia, felici e contenti, come se nulla fosse successo. Al di là della storia molto appassionante di questi moderni Bonnie e Clyde, è stato alquanto buffo vedere per la prima volta Annalise senza parole, in una situazione impossibile da risolvere, compromessa non dall’accusa quanto dalla sua stessa cliente. Non che di clienti, in questi giorni, ne ottenga di facili.

htgawm_103_2Dopo aver visto Rebecca arrestata, infatti, Wes non può fare a meno di resistere al suo impulso di cavaliere solitario e quindi tentare in ogni modo di aiutarla. Questo desiderio diventa ancora più pressante quando scopre che la sua insegnante è sul punto di aiutare il complice del presunto omicidio di Lila, che farà ricadere la colpa proprio sulla ragazza imprigionata. Quale scelta geniale da parte di Wes, allora? Fingersi avvocato, incontrare la presunta assassina – che non conosce neppure un po’, sottolineiamolo – e poi farsi scoprire, dal momento che lei non sembra avere bisogno dell’aiuto di nessuno, men che meno di uno studente di legge. Il tutto, tuttavia, non manca di aver un risvolto positivo (non sarebbe Shonda, se non spargesse moralismo qui e lì come zucchero a velo sulla torta): la professoressa Keating vede in questo gesto illegale di Wes la spinta necessaria per decidere di non rappresentare O’Reilly – come la facoltà le aveva chiesto – bensì rappresentare una povera ragazza senza mezzi. Peccato che Rebecca confessi di aver commesso il crimine del quale è accusata prima di poter parlare con la Keating: non so voi ma qui la storia inizia a puzzare di bruciato molto prima del falò che si terrà 4 mesi htgawm_103_3a questa parte.

Concentrandoci sul futuro, invece, scopriamo nuovi dettagli circa l’assassinio che i nostri studenti commetteranno tra qualche mese. Prima di tutto scopriamo che Michaela, oltre ad essere una lagna, è anche sbadata tanto da perdere il proprio anello di fidanzamento nel bel mezzo dell’occultamento di un cadavere. Il focus sulla sua vita sentimentale, in questo episodio, per quanto potesse sembrare necessario, non mi ha affatto stupito, a differenza della rivelazione dell’anno: Connor Walsh se li è davvero fatti tutti, signori e signore, gay o etero che siano, single o fidanzati. Ma tornando alla maldestra scenetta dei quattro peggiori assassini di sempre… come creare un alibi? Facile! Saltare come dei pazzi, sorrisi a trentadue denti, birre in mano recuperate chissà dove, facendo finta di non aver appena freddato un uomo. Easy peasy.

Come ho detto all’inizio, la serie non brilla per quegli elementi tipicamente caratteristici di una serie ‘di spessore’ ma non per questo ciò la rende meno gradevole. La storia scorre, più velocemente o più lentamente a seconda dei momenti, permettendoci di conoscere sempre più le htgawm_103_1sfumature dei diversi protagonisti che l’ufficio della professoressa Keating ospita. Come nel caso di Laurel, che scopre finalmente – dopo che la gente ha continuato a ripeterlo per due puntate intere – che Frank ha un debole per lei. O nel caso di Nate, che mente spudoratamente a Annalise circa l’alibi del marito, la notte dell’omicidio di Lila, causando un volontario allontanamento dalla donna, lasciando che torni tra le braccia del marito.

Se ora mi avete permesso di parlare dell’episodio, spero mi concederete quei due minuti per discutere dei protagonisti e delle loro doti recitative: il premio emotività della settimana va proprio a lei, Viola Davis. Sarà un mio handicap ma giuro che la faccia di quella donna non varia mai di espressione: quando piange non si riesce mai a capire se stia fingendo o meno, quando è arrabbiata non si capisce se sia sul punto di lasciar perdere o di scatenare un uragano. Sono fortemente perplessa dalla cosa, dal momento in cui un telefilm come questo basa metà del proprio successo sulle storie dei suoi protagonisti e sui sentimenti di quegli stessi protagonisti. Se il telefilm, almeno per adesso, viene promosso, mi dispiace di doverlo dire ma la sua protagonista non lo è.

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