How to get away with Murder

How to get away with murder ed il loop degli errori mai evitati, recensione episodio 4.08

How To Get Away With a Murder

How to get away with murder non è mai stata una serie televisiva incentrata sulle lezioni della facoltà di giurisprudenza, sui processi in tribunale o, sorprendentemente, nemmeno sulle regole per organizzare un delitto perfetto. How to get away with murder parla di ciò che chiaramente si è disposti a fare per amore.

Live. Live. Live. spalanca una finestra sulla sesta morte della serie: dopo Sam, Rebecca, la Sinclair, Wallace Mahoney e Wes arriva quella di Simon Drake, studente di legge e attuale collega di Micaela alla Caplan & Gold. Stavolta la ruota gira e tocca ad un personaggio largamente secondario, ma indipendentemente dall’importanza che esso abbia avuto nello show – e quindi nelle vite di ciascuno dei personaggi principali – la sua morte getta tanto sale sulle ferite ancora aperte, che tornano a sanguinare velocemente.

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LA DICOTOMIA TRA GIUSTO E SBAGLIATO

Il leitmotiv di How to get away with murder è il confronto, costantemente sul filo di un rasoio, tra giusto e sbagliato. La linea sottile che li divide è effimera, labile, ma soprattutto altamente soggettiva: sono i personaggi a decidere, secondo il proprio modo di pensare, cosa rientri nella categoria di giustizia e cosa no, altamente ironica come cosa dal momento che si tratta di studenti di legge.

La (apparente) morte di Simon Drake è chiaramente un incidente, e questo è inequivocabile per ogni singolo spettatore; è il retroscena dell’incidente, tuttavia, che ci ingarbuglia con dubbi ed interrogativi. L’obiettivo principale è fare giustizia per Wes, ucciso dal padre di Laurel per essere risultato un incomodo che avrebbe danneggiato la società di Castillo. Fin qui ci siamo, e siamo pure d’accordo. Il dopo, invece, ci spiazza. Come raggiungere il proprio scopo? Il fine può giustificare i mezzi? E’ effettivamente giusto che in un contorto girotondo infinito che non vede via d’uscita, riscattare qualcuno significhi affondare qualcun altro? Perché sembra proprio questa la morale deviata di questo winter finale: una vita per un’altra vita. La morte di Simon (accidentale o no, ripeto è poco rilevante) per quella di Wes.   

Ma non è proprio così, o forse non è solo così. How to get away with murder mette in scena anche dei sodalizi che tendono a sfiorare la morbosità, l’ossessione e la patologia, ma che, a mio avviso, se visti da una prospettiva diversa, hanno qualcosa di assolutamente magnifico. Il bene, il male, gli errori, i tentativi di recupero, gli abbandoni e gli allontanamenti, gli spazi lasciati per respirare e le parole (non) dette per ferire, sono solo ed esclusivamente figli dell’amore reciproco. Queste sono le parole che Bonnie, con calma, riesce finalmente a dire ad Annalise e questi sono i sentimenti che hanno spinto i Keating 4 ad inciampare in qualcosa di scorretto, pur di farsi portavoce di un’onestà molto soggettiva, ma che sempre tale va chiamata.

IL LOOP DEGLI ERRORI MAI EVITATI

Parallelamente l’episodio ci porta a riflettere anche su un altro aspetto molesto ma altrettanto prepotente. Asher, Micaela, Connor e Laurel sembrano essere incapaci di imparare dal passato. Avvinghiati ad un disperato bisogno di riscatto, rivalsa, di nevrotica rivincita sulle botte ricevute dalla vita, non fanno alcun passo avanti per poter effettivamente accaparrarsi la serenità che, se non altro, gli spetta di dovere, ma al contrario continuano a girare in tondo o, ancora peggio, a camminare all’indietro, seguendo le orme di errori già commessi.

L’audacia di Laurel nel voler fronteggiare il suo stesso padre, la lealtà di Micaela nei confronti di Laurel e quella di Asher nei confronti della sua fidanzata li spingono ad avventatezze di cui non riescono a sopportare il peso, né a gestirne le conseguenze. Persino Frank, tanto pronto a parole a dimostrare di essere finalmente cambiato, si rivela completamente fuffa nei fatti, quando accomodante si schiera dalla parte dei ragazzi per portar a termine un piano messo su male sin dall’inizio. Solo Connor sembra finalmente essere sfuggito all’infantilità ed alla sprovvedutezza dei suoi amici decidendo di chiamare Annalise e ragguagliarla su tutto.

Nonostante tutto, infatti, Annalise rimane una guida, un punto di riferimento, un caposaldo. E’ proprio la sua assenza che, al contrario di ciò che pensavano, li ha fatti sentire spaesati, confusi e soprattutto orfani. Annalise è vedova e senza figli, ma è madre del mondo, di chiunque vada a cercare rifugio tra le sue braccia e chiunque, nel gruppo, ha sentito anche solo una volta l’esigenza di farlo. Oggi tocca a Laurel che, preoccupata per come le cose si sono evolute alla festa della Caplan & Gold si reca da lei. L’imprevedibile, ancora una volta ben celato, si svela in tutta la sua chiarezza: il sangue nell’ascensore dell’hotel di Annalise non è suo, ma di Laurel che, inaspettatamente, partorisce il suo bambino. Ancora una volta tocca ad Annalise salvare la situazione in calcio d’angolo, cercando di dare speranza a quella piccola vita indifesa venuta al mondo troppo presto. La madre che ha perso anni fa il suo bambino può ora riscattarsi. Ma questa è tutta un’altra storia.

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4.08 - Live. Live. Live
  • Imprevedibile, come sempre
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