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How to get away with Murder

How To Get Away With a Murder – Recensione dell’Episodio 3.01 – We’re Good People Now

How To Get Away With a Murder

Un breve e pulito recap ci ricorda cosa ci siamo lasciati alle spalle lo scorso Gennaio, e cosa, a quanto pare, sembra si siano lasciati alle spalle persino i nostri “eroi” di How To Get Away With a Murder. La prima parte dell’episodio, infatti, è scandita da un’atmosfera di posticcia e surreale tranquillità, accompagnata da un’altrettanta forzata convinzione di essere salvi, perché “we are good people now“. Il tempo del racconto continuano a presentarcelo nell’alternanza di past and present, per mantenere alto il livello di agitata confusione che ha sempre caratterizzato lo show, nonostante quasi tutto l’episodio di apertura della stagione sembri apparire piatto e con funzione di stabilizzante. Abbiamo bisogno di capire cosa c’è in ballo e chi è il nostro cattivo di turno stavolta, e dobbiamo farlo con tutta la calma di questo mondo.

How To Get Away With a MurderAspettando il colpo di scena che ancora non arriva, seguiamo in maniera blanda e svogliata il caso di Assaf, un immigrato trovato in possesso di marijuana e costretto all’espulsione dal paese. Ancora una volta il caso giuridico rappresenta un malizioso strumento per capire quanto l‘ambizione superi di gran lunga, in questo circolo vizioso chiuso di nome Annalise Keating, qualsiasi altro sentimento; che tutti si convincano di aver dimenticato gli errori del passato non significa che non ne commetteranno certo di nuovi. I disonesti espedienti per ribaltare la situazione in seduta d’appello, le rivalità, la spietata competizione per essere in assoluto il primo fra tutti e, soprattutto, il primo di Annalise, ci sono ancora, e, con la serena realtà a fare da sottofondo, risaltano anche molto di più all’occhio. Questa volta, tuttavia, Annalise perde in appello, nonostante sapesse che la colpa in realtà fosse della figlia di Assad, la vera detentrice del carico di droga. Debolmente ironica, istruisce Wes sulla verità dei fatti, e cioè che la giustizia è da sempre un’eccezione. Come potrebbe, del resto, essere il contrario? Loro tutti sono ormai colpevoli di una lunga, lunghissima lista di reati, anche piuttosto gravi; girano impuniti e a testa alta per i corridoi del tribunale, quasi a sfidare una sorte che continua a volerli vedere in piedi a tutti i costi, anche quando avrebbero desiderato loro stessi di cadere, mentre gente onesta e dignitosa paga lo scotto per qualcosa che nemmeno ha commesso. Fa male, ed è ingiustamente scorretto, ma ormai il confine tra bene e male è divenuto così tanto labile che talvolta siamo noi i primi a tirare un sospiro di sollievo quando vediamo i nostri protagonisti potersi occupare delle inutilità della vita senza essere dietro le sbarre.

14442758_10208783797425714_1306044927_nPer il resto, il rapporto tra Annalise e Wes, Connor, Asher, Laurel e Michaela rimane la strana, intricata e morbosa tela di ragno di sempre, tessuta senza interruzione ancora più fitta. C’è chi, come Michaela, ha bisogno di sfogare il suo odio contro Annalise, vomitandole addosso la dura verità, e cioè che non sarà mai più possibile tornare ad essere persone normali ma che, al contempo stesso, ha bisogno comunque di lei per uscire dai guai; chi come Connor si mantiene stretto ad una promessa fattagli guardandolo negli occhi o chi come Wes si sente protetto dalla inestimabile forza dominatrice di Annalise di mantenere il controllo, rifugiandosi ancora una volta, metaforicamente parlando, nel ventre di quella che maggiormente sembra ricalcare le sembianze di una mamma. E a macchiare di accozzaglia ancora di più l’harem di Annalise ci sono i sottogruppi che vuoi per un motivo, vuoi per un’altro, si sono venuti a creare; dopo la misteriosa dipartita di Frank, responsabile dell’assassinio di Mahoney, Laurel vorrebbe voltare pagina definitivamente con Wes, il quale tuttavia, pur essendo preso da lei in qualche maniera, la associa a Frank e a ciò che gli ha fatto ed è questo ad impedirgli di andare avanti e facendolo ripiegare così su una nuova e sorridentissima fidanzata, Maggie. Michaela ed Asher hanno formato una super squadra di sesso sfrenato ed occasionale senza coinvolgimenti sentimentali, mentre gli intramontabili Oliver e Connor chiudono definitivamente nonostante la nuova assunzione di Oliver allo studio di Annalise.

Gli ultimi minuti fortunatamente smuovono un po’ le acque, specialmente su fronte Annalise; il nuovo rettore dell’università, in parte spaventata dai numerosi manifesti di Annalise affissi nell’intero campus che la etichettano come un’assassina, in parte preoccupata dei risultati universitari insufficienti dei cinque studenti che Annalise segue personalmente, decide di destituirla dalla carica di professore di diritto penale e relegarla a semplice ricercatrice.

14463638_10208783797545717_1141465596_nPoi, finalmente, il colpo che aspettavamo, la frustata che ci ferisce quando ormai non ce l’aspettavamo quasi più, l’immancabile flashforward: due mesi dopo la casa di Annalise è in fiamme, e qualcuno, impossibilitato forse ad uscirne, perde la vita. Chi sarà il responsabile di ciò? E chi è morto?

Questi sì che sono i “welcome back” che ci piacciono.

3.01 - We're good people now
  • Piatto (ma con colpo di scena finale)
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