fbpx
House of Cards

House of Cards: Recensione quarta stagione

house of cards season 4

Jacopo Carucci, in arte il Pontormo, è stato uno dei più grandi esponenti di quella corrente artistica poco conosciuta che si colloca tra il rinascimento e il barocco e che prende il nome di manierismo. Se avete mai visto dal vivo un’opera di questo eccentrico artista, sicuramente non potete aver dimenticato i colori sgargianti utilizzati, in particolar modo la gamma dei rossi e degli arancio e la prepotenza con cui i corpi e le figure si distendono sulla tela unendosi e coordinandosi tra loro. A primo impatto la maniera sembra non discostarsi dalla pittura classica ed è questa, a parere di chi scrive, la sua più grande forza. La maniera, immersa in un limbo storico, è una propensione al cambiamento, essa si sforza di distaccarsi dagli schemi classici ma ci riesce in parte e in un modo che solo lo spettatore più acuto riesce a vedere.

claire underwood

Beau Willimon è una sorta di Pontormo dei giorni nostri, che con questa quarta stagione House of Cards, se non con la serie stessa, vuole staccarsi da quello che è il normale modo di fare televisione e che ci riesce in parte ed in un modo in cui non tutti gli spettatori possono notare davvero.

La quarta stagione di House of Cards è piena di avvenimenti come la maniera è un tripudio di corpi e colori; la storia corre e si rincorre a ritmi velocissimi senza però tralasciare l’elemento della riflessione e della tattica politica che ha sempre caratterizzato la serie. In soli tredici episodi assistiamo alla ripresa e soluzione della crisi coniugale tra i protagonisti, al dispiegamento del tema delle elezioni, abbiamo un attentato, la crisi russa, il fondamentalismo islamico e l’inchiesta giornalistica; tutti argomenti che da soli avrebbero potuto sorreggere una stagione e che invece si incastrano alla perfezione, senza risultare ridondanti o poco credibili. Frank Underwood non ha pace come chi guarda, non ha pace finché non ha visto l’episodio successivo e quello dopo ancora, ed è così che la serie scivola via come l’acqua di un torrente.

House of Cards osa ancora di più quest’anno, introducendo scene oniriche, rubinetti che versano sangue, dialoghi ambigui, svolte inaspettate dei protagonisti e frasi ciniche ed estreme; tutto ciò sembra portare la serie sull’orlo della pagliacciata, dell’esagerazione fine a se stessa, di quella “maniera” intesa per secoli in senso negativo. Ma non è così, grazie alla sceneggiatura sapiente e l’adrenalina che non cala mai per tredici ore filate, questa quarta stagione richiama tantissimi temi della prima, chiudendo trame iniziate quattro anni fa ma in modo ancora più estremo, ed è in questo senso che merita la comparazione con la pittura di “maniera”.

Ritroviamo Peter Russo e Zoe Barns, ma i cameo non sembrano fuori luogo, anche il rapporto di ferro tra Frank e Claire ricorda quello della prima stagione ma è mutato, i due infatti non sono più marito e moglie o presidente e first lady, bensì una cosa sola, un unicum. Ed è proprio nella chiosa dell’ultimo episodio, quando entrambi infrangono la quarta parete, che House of Cards si candida a miglior serie dell’anno, trasmettendo in una sola inquadratura tutta se stessa, tutto quello che ha da dire: “siamo una serie cattiva, i protagonisti non sono positivi, non abbiamo niente di convenzionale eppure volete guardare lo stesso.

house of cards 4

Se lo scorso anno la serie si era fermata, per esplorare maggiormente il personaggio di Claire e aveva dovuto fare i conti con una storia non di conquista del potere ma bensì di mantenimento di esso, quest’anno il ritmo è diverso ed è proprio grazie alla figura di Claire Underwood che ciò appare chiaro. Robin Wright, che dirige ben tre episodi quest’anno, è superlativa, la sua performace è meravigliosa; il personaggio di Claire è completo, ha tutte le sfumature che erano appena accennate gli anni scorsi ed è adesso, dopo il finale, al pari se non al di sopra del protagonista. La serie, come Claire, dimostra di saper sopravvivere anche senza Kevin Spacey che per due episodi circa compare meno, ma l’azione va avanti si evolve e la tensione non si abbassa e così Claire dimostra di poter piegare al suo volere capi di stato, avversari politici e il presidente degli Stati Uniti d’America.

House of Cards viene criticata da molti per essere lenta, noiosa o sopravvalutata, così come il manierismo è stato tacciato per secoli di essere mera imitazione dei grandi maestri fin quando all’epoca delle avanguardie non è stato rivalutato e compreso a pieno; ebbene questa serie ha un linguaggio difficile, una regia cinematografica e tratta di politica contemporanea straniera e quest’anno più che mai vuole esagerare, a questo punto resta solo a voi spettatori decidere se essere avanguardia o piagnucoloso passato.

Good Luck!

In attesa del prossimo episodio e delle prossime recensioni ricordatevi di mettere like alla nostra pagina Facebook per tutte le novità su tv e cinema.

tumblr_o3lll87O5j1qadydwo3_500

Quarta Stagione
  • "Maniera"
Sending
User Review
4.8 (10 votes)
Comments
To Top