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House of Cards

House of Cards: Recensione episodio 3.13- Chapter 39

House of Cards

Ho visto la terza stagione di House of Cards in meno di una settimana. Ho divorato un episodio dopo l’altro tutti e tredici i capitoli. Eppure siamo ad aprile e ancoraHouse-of-Cards-3x13-1 non sono riuscita scrivere questo pezzo. Ho provato a iniziare la recensione in mille modi diversi, partendo da spunti o citazioni che potessero risultare interessanti e in qualche modo aggiungere un tocco personale a questo commento. Ma ogni tentativo di aggiunta è stato vano. Allora ho riguardato l’episodio altre due volte sperando di poter trovare nella visione un piccolo difetto a cui aggrapparmi. Anche in questo tutti i miei sforzi sono andati svanendo.

La causa della mia insolita carenza lessicale risiede nella perfezione di questo “Capitolo 39”. Potrei semplicemente imporvi di guardarlo e la recensione sarebbe forse più giusta e completa. Questo perché aggiungere qualcosa a un prodotto completo sotto ogni punto di vista è angosciante per me che scrivo. Cosa poter dire di più? Cosa poter volere di più? Cosa posso io, giovane italiana con un pc tra le mani raccontarvi in merito a questi ultimi cinquanta minuti? Niente.

House-of-Cards-3x13-4-642x360Beau Williamon è riuscito a fregarci tutti come era accaduto con la prima stagione, ma quest’anno forse le modalità con cui ci è riuscito sono più sottili e di classe del solito. Se infatti le scorse stagioni, Frank era il protagonista e, più di lui, il concetto di potere, questo 2015 ha visto House of Cards mutare. La scenografia è cambiata, come quando sul palcoscenico il sipario si apre dopo l’intervallo e la scena è diversa e i personaggi fluttuano su scenari nuovi e sconosciuti. Ignote sono le pareti della casa bianca, ignoto è il futuro dei personaggi che si muovo al suo interno e ignoto era il lato umano di Frank e Claire prima di questa stagione.

Il prestigio di Williamon sta proprio nelle parole pronunciate da Underwood all’inizio, a quella sua dichiarazione di intenti sulla tomba del padre, per la quale deve necessariamente mostrarsi umano, perché è presidente e giunto a questo punto il consenso è necessario. Da questa promessa lentamente si arriva ad una condanna. Il rapporto con Claire lo porta a essere costretto davvero a mostrare, non ai suoi elettori, ma a noi (noi che siamo il suo braccio destro da tre anni) il vero Frank. Ne viene fuori un Underwood indifeso che piange nella stanza ovale, che trema quando la moglie chiede di picchiarla, che si trova disarmato quando lei se ne va. La verità che emerge alla fine di questa terza stagione è che Frank Underwood non si è mai sentito abbastanza per la donna che ha sposato, ha corso, ha scalato montagne, ha sparso sangue, tradito e messo in dubbio degli amici, tutto per poi sentirsi dire che “non basta”.

La terza stagione di House of Cards cambia scenario e con esso modo di raccontare i suoi protagonisti. Compie una biopsia nei sentimenti di Underwood e neltumblr_nmi1ijSapJ1szsjybo2_400 matrimonio con Claire, facendo evolvere quest’ultima come l’unica vera minaccia per il marito e dando modo a Robin Wrigth di risplendere come mai in passato. Un uomo e una donna, una coppia, uno dei due trascina l’altro nell’abisso mentre l’altro si aggrappa disperato a scuse e minacce. Succede a Frank e Claire e a Doug e Rachel. Così come Doug non può lasciare Rachel andare via, Claire non può che andarsene e cercare di mettere in atto quella indipendenza da sempre cercata. Coppie che ormai non guardano che solo le spalle dell’altro che se ne va in silenzio e sempre in silenzio si sbriciolano.

House of Cards si conferma ancora una volta come il miglior prodotto di Netflix e sicuramente una delle serie più belle di questo inizio 2015. Capace di intrattenere, emozionare, galvanizzare, e creare il miglior personaggio maschile di sempre grazie a un Kevin Spacey sempre più bravo e da standing ovation. Una serie che si mischia con la realtà dei nostri giorni, che prende in giro l’alta politica in modo intelligente e sottile, (il cetriolino di Petrov, e il “Nothing” come slogan elettorale) e che pur sfruttando meno l’abbattimento della quarta parete rispetto agli anni passati, risulta favolosa.

Ho provato a iniziare questo pezzo cercando di raccontarvi quanto a volte sia difficile davanti a episodi del genere poter mettere un proprio tocco personale alla recensione. Avrei potuto limitarmi a raccontarvi gli eventi dell’episodio, a chiedervi se patteggiavate per Claire o Frank, avrei potuto semplicemente inanellare una serie di aggettivi positivi a caso e invece ho preferito andare nell’intimo. Un po’ come Underwood quest’anno ho cercato le parole giuste per provare a farvi capire quanto questa serie sia un enorme e denso capolavoro.

Good Luck!

#teamFrank

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