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House of Cards

House Of Cards: Recensione dell’episodio 3.05/3.06 – Chapter 31/Chapter 32

“Because I’m the President of the United States and I can separate the small from the big!”

 Orgoglioso, ipocrita e pragmatico. Sono questi i punti di forza che hanno portato Francis al vertice del potere da lui tanto sognato. Il cammino dell’attuale presidente Underwood è stato costellato da inganni, audacia e giochi di potere. Ma cosa succede quando, alle basi della piramide che regge il tuo peso, iniziano a sgretolarsi i primi mattoni? E quando arriva il momento in cui ci si accorge che le fondamenta dove abbiamo costruito il nostro impero iniziano a ribollire e tutti iniziano ad ammutinarsi contro i tuoi principi? Diciamocelo chiaramente, Frank Underwood non si è accorto di aver pestato house-of-cards-3-petrov-underwood-2una m****a grande come una casa. Non solo non si è accorto del danno, ma continua a camminare a testa alta anche quando sa di lasciarsi dietro solo disgusto e sporcizia.

In queste due puntate assistiamo a un vero e proprio colpo di stato silenzioso che sta iniziando a venire organizzato proprio dalle persone che Francis considerava i suoi amici. Gli incontri con Petrov e le troppe ore passate davanti a Monument Valley hanno distratto Francis dal coltivare in maniera giusta i suoi alleati, perdendo inevitabilmente dei muri portanti della sua roccaforte. La lista dei nemici si fa sempre più lunga, così come gli oppositori politici, che non stanno mandando giù le azioni amorali ed egoiste del nuovo Presidente. Non solo il Congresso risulta spaccato in due e schierato contro di lui, ma adesso il suo avversario politico, la Dunbar, ha assoldato la spalla più fedele che Francis abbia mai avuto; Doug. Scartato totalmente dallo staff del presidente, Doug si è visto costretto a voltare le spalle a Francis per rifugiarsi tra le fila della Dunbar, che sembra aver guadagnato molti punti sul popolo americano.

Spero vivamente che quello di Doug sia in realtà un piano diabolico per abbattere dall’interno la candidatura della Dunbar, anche se il diarioHouse-of-Cards-3x06 segreto di Claire mostrato alla candidata sembra far presagire il peggio. Senza considerare che Gavin Orsay sta lavorando proprio per Doug e sembra che la sua ricerca della prostituta, sia finalmente arrivata al capolinea. A parer mio, la scorsa puntata si è creata proprio una frattura della fortuna di Francis, la forte scena dello sfregio al crocifisso e il successivo crollo della statua del Messia, sono sembrate come dei moniti negativi e segni di sfortuna.

Senza Dio e senza sostenitori, Francis decide di ricostruire la sua immagine grazie a un ghostwriter, per raccontare al popolo americano la sua umile storia e il progetto di American Works. Il piano di riconquista del potere è perfezionato da Claire che affianca Francis per la sua trasferta al Cremlino intenzionata a riportare in patria l’attivista gay Corrigan, azione che potrebbe portare punti a favore di Francis e farne perdere a Dunbar, che sembra voler perorare la stessa causa etica. La figura di Claire è a parer mio troppo perfetta per essere affiancata a Francis: il duo non sembra stridere in nessun punto, la loro armonia e sincronia è a dir poco invidiabile. La loro attività sessuale preferita è il potere, le altre distrazioni corporee non sembrano interessare a nessuno dei due. La loro alchemia è così ben bilanciata che basta una sigaretta e un minuto di silenzio per scacciare una brutta giornata e qualche pensiero di troppo. Francis e Claire sanno bene di non essere una coppia da invidiare a livello sentimentale, ma il loro bilanciarsi a vicenda è la carta vincente che li ha portati ai vertici del potere.

La trasferta in Russia però crea la prima faida tra il crudele duo; le parole di Claire, sputate addosso a Petrov, fanno saltare una notte di progetti tra i due presidenti cancellando la prima vera intesa tra due nazioni che si sono sempre fatte la guerra. Accecata dalla causa di Corrigan e decisa a perorare la sua ribellione, Claire non solo si ribella a Petrov, ma anche al suo stesso marito. Le sue parole sibilate ai microfoni lacerano il cuore di Frank, che al suo ritorno in aereo distrugge MV5BMTc3MTE1Njg3OF5BMl5BanBnXkFtZTgwNTc5OTE2NDE@._V1__SX1217_SY643_2-599x264quella sincronia con Claire sputandole addosso rimproveri e imprecazioni. E’ difficile scegliere da quale parte stare in questa lite non solo coniugale ma anche politica; da una parte Frank, con il suo motto machiavellico che il “fine giustifica i mezzi” sa bene che il suicidio di Corrigan non doveva essere un pretesto per portare avanti una campagna morale contro il presidente russo, dall’altra Clarie ha abbandonato ogni pudore e freno inibitore sputando sentenze contro il presidente e la sua politica troppo radicale.

Frank sa bene che la causa di Corrigan doveva essere perorata, ma come presidente, sa bene anche quali sono i mali minori e le cause meno importanti da tralasciare. Claire in questo doppio episodio mi è sembrata troppo viziata e cocciuta, per la prima volta rimpiango la scelta di Frank di averla eletta come ambasciatrice. E’ interessante come in House of Cards i ruoli di potere siano occupati da una maggioranza femminile; la Dunbar e la stessa Claire si stanno rivelando degli ossi duri per il nostro presidente. In passato Frank è sempre riuscito a soffocare e ad eliminare le minacce femminili che sbarravano il suo cammino; sarà proprio una donna questa volta la causa del suo crollo?

In questa terza stagione qualcosa è cambiato nel comportamento di Frank, la sua solidità sta facendo acqua da tutte le parti, le sue conversaSchermata 2015-03-22 alle 14.35.35zioni verso la telecamera e i suoi “knock knock” contro le pareti si fanno sempre più flebili e insicuri. La sua provocazione contro gli spettatori alla fine di questa sesta puntata sembra essere fatta intenzionalmente per farcelo odiare ancora di più, quasi uno sfottò contro quei sostenitori invisibili che siamo noi.

La figura di Frank mi ricorda in tutto e per tutto a quella di Giulio Cesare, così osannato inizialmente dalla folla, ma colpito alle spalle proprio dalla persona che meno si aspettava. Quello che dovrà fare Frank è tornare sui suoi passi, recuperando quelle persone che aspettano in fila (come Freddy) una sua scusa o un suo cenno di armistizio, sperando che non sia troppo tardi, sperando che le parole “Bruto, tu quoque?” non vengano mai sibilate dal nostro amato presidente.

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