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House of Cards

House of Cards: Recensione degli episodi 3.09/3.10 – Chapter 35 / Chapter 36

La novità più grande di questa terza stagione è senza dubbio un cambiamento alle fondamenta del pilastro su cui si era retta la serie fino alla scorsa stagione: il matrimonio tra Frank e Claire.

houseofcards_310-2Siamo stati abituati a vederli architettare e gestire sempre di comune accordo uniti contro qualsiasi ostacolo con l’obiettivo di massimizzare gli sforzi per ottenere il loro obiettivo principale: il potere.
Quando si è trattato però di dover mantenere il potere conquistato si sono iniziate ad aprire le prime crepe; il rinnovo delle promesse matrimoniali e il ritorno al castano per Claire non sembrano aver risolto il problema alla base e questo è ben chiaro alla fine del Capitolo 36, quando Claire viene messa alle strette e costretta a dimettersi dal ruolo di ambasciatrice delle nazioni Unite. Ruolo voluto a tutti i costi anche contro il parere contrario del senato e ottenuto per mandato presidenziale, ruolo che l’aveva vista criticata aspramente da più parti per la sua mancanza di esperienza nella politica estera.

Se è la situazione sempre più difficile nella valle della Giordania a farla da padrona in questi due episodi, in cui vediamo anche un nuovo faccia a faccia tra il presidente Underwoord e Petrov; resa dei conti necessaria dopo l’inasprimento della situazione politica a causa della missione dei Navy SEAL, inviati nella Valle del Giordano a raccogliere prove della responsabilità di Petrov nell’attaccato alle sue stesse truppe nella regione, le parti più interessanti e intense sono quelle che riguardo i rapporti umani dei personaggi a cominciare da Doug Stamper.
houseofcards_310-5La scoperta della morte di Rachel ha dato il colpo di grazia a un uomo già disturbato e fragile che ora è costretto ad abbassare quella cortina che ha sollevato intorno a se stesso illudendosi che l’assenza di rapporti umani sia indice di libertà. La visita del fratello e della sua famiglia lo rende inaspettatamente felice ma gli conferma allo stesso tempo la sua estraneità a  quella vita e forse proprio alla felicità. Struggente e triste il suo abbandono sul grembo di Frank che ci mostra, se non fosse ancora chiaro, un uomo distrutto e profondamente solo.
houseofcards_310-4Come non sottolineare anche l’approfondimento fatto sul personaggio di Remy che sente di non riconoscersi più nell’uomo che era; scambiato come un’autista qualsiasi e poi addirittura fermato dalla polizia che riesce a vedere solo l’uomo di colore al volante di una bella auto. Un uomo che come Doug rischia di non trovare nulla guardandosi indietro se non il ricordo di quello che sarebbe potuta essere la sua vita con Jackie.
E se parliamo di personaggi marginali, come non citare Gavin Orsay anche solo per porne l’accento sulla sua integrità; in House of Cards ci capita raramente di vedere brave persone nel senso lato del termine, se ci sono, queste celano la loro vera natura, nel caso di Gavin invece questo non accade. Dopo aver riempito di bugie Lisa, di fronte alla solidarietà incondizionata, Gavin sceglie di comportarsi da brava persona e dire la verità prima di far perdere le sue tracce.
Sfumature leggere, che quasi inframmezzano la narrazione generale, ma incisive queste indagini su personaggi che se a un primo sguardo possono apparire secondari sono satelliti importanti che gravitano intorno a Frank e partecipano al gioco di potere che è sempre eccellentemente raccontato in questa serie.
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Il capitolo 36 finisce con una scena a mio avviso molto tenera quella in cui Thomas Yates, intuita la fluidità sessuale del presidente Underwood e sentendolo molto vicino, si apre con lui confessandogli il suo passato di prostituzione e la sua dipendenza verso le storie, più delle volte drammatiche, delle persone. E’ in questi frangenti, abbiamo visto anche in passato con Zoe Barnes, quando qualcuno sceglie di denudare la propria anima di fronte a Frank che lui toglie la maschera e ammette le su più profonde ferite. Frank ha tradito Claire che non era più ben voluta dai russi e che con le sue scelte azzardate in politica estera stava per minare anche la futura campagna presidenziale del 2016 (campagna elettorale inserita con una scorciatoia narrativa da manuale!). E come Doug e Remy anche Frank senza Claire non avrebbe nulla guardandosi indietro ed è proprio questa costatazione che amareggia profondamente Frank.
Kevin Spacey è magnifico in questa scena con Paul Sparks, ci mostra tutta la poliedricità di un personaggio così complesso e profondo qual è Frank, lo spettatore non riesce a provare un solo sentimento definito verso questo personaggio proprio per le inevitabili sfumature che lo caratterizzano.
Due episodi densi ma mai ripetitivi, che ci avviano al finale di questa, per certi versi atipica, ma fenomenale stagione.

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