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Homeland: Recensione dell’episodio 6.09 – Sock Puppets

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Eccolo finalmente trovato il vero villain di questa stagione di Homeland, il persecutore, il burattinaio che fomenta le azioni dei nostri protagonisti che non sanno più dove girarsi per trovarne il colpevole di questa serie di sfortunati eventi.
Le minacce davanti alla scusa di Fanny verso Carrie si sono concretizzate più forti che mai, i toni duri e minacciosi non sono state solo parole al vento, ma un monito di questo personaggio che da più di una stagione sembrava essere stato messo all’angolo, pronto a colpire quando l’occasione sarebbe stata dalla sua parte.

Sto parlando ovviamente di Dar Adal, il manovratore dell’intera politica americana, un personaggio in grado di mettere ai suoi servigi persino la presidente eletta e di rinchiudere in una cabina un militare addestrato come Peter Quinn. Non basta nemmeno il ricongiungimento di Saul verso Carrie per far tornare alla carica questo duo che in queste stagioni si sono sempre spalleggiati ma che quest’anno sono sempre stati ognuno per il conto suo, senza capire che pestandosi i piedi a vicenda avrebbero spianato la strada per eventuali nemici che guarda caso sono arrivati proprio nel momento del loro stacco.

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Lo stesso Javadi cade nel castello di menzogne di Dar e dopo un primo momento in cui sembrava che la grazia e i milioni per una possibile fuga erano dietro l’angolo ecco arrivare la sua condanna a morte organizzata per l’appunto dall’uomo che gli aveva teso la mano della salvezza. Javadi esce di scena ma lo fa compiendo un gesto di coraggio e forse di scuse verso Saul e Carrie decidendo di registrare la sua condanna a morte e nascondere il suo cellulare che sarà l’arma vincente per rigirare questa guerra che sembrava ormai persa.

Ma il piano per eliminare Dar sembra più difficile che mai da realizzare, Keane e Carrie hanno un colloquio con il vice procuratore generale il quale mostra a Carrie l’unica via per togliere Dar dalla scena; confessare l’azione di spionaggio di Berlino per mano di Saul e Dar coinvolgendo quindi anche il mentore e migliore amico di Carrie.

Questa sesta stagione di Homeland ha più volte evidenziato il fragile stato emotivo dei personaggi che sembrano iniziare a sentire gli effetti collaterali delle loro azioni negli anni passati. “Sock Puppets” si apre proprio con la confessione della fragilità di Carrie con la sua incapacità di delineare una linea marcata tra vita professionale e amorosa portando molte volte a sacrificare la seconda in nome di un qualche bene superiore finendo di perdere i suoi affetti durante il processo. Per la prima volta ma non in maniera esplicita viene citato il nome di Brody davanti a un terapeuta che la sta aiutando a prendere coscienza delle sue azioni che l’hanno portata ad allontanarsi da Fanny dopo essere stata incastrata da Dar. Altra pedina sotto le mani di Dar è proprio Quinn che sembra aver abbandonato definitivamente il suo stato catatonico e aver ripreso coscienza delle sue capacità e del suo stato emotivo completamente risvegliato dopo aver assistito in diretta alla morte di Astrid e dopo averla portata in maniera quasi voluta alla morte. Quinn è ormai un cane impazzito senza controllo che si sporca del sangue della sua ex compagna ed accecato da esso va a minacciare Dar Adal e a farsi consegnare questo misterioso killer con il berretto in testa e la mira infallibile. Lo stesso Dar commette un’azione sciocca e chiama il suo scagnozzo su una linea aperta dando la possibilità a Quinn di rintracciarlo.

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Dar Adal che si sente in una posizione fragile, che sa di essersi esposto troppo da solo senza aver qualcuno a dargli una mano per portare a casa la sua vittoria di politica estera. La bomba nel centro di Mahnattan, la morte di Javadi, l’inganno del Moussad e molte altre sono tutte azioni orchestrate da questo singolo individuo che lo hanno portato puntata dopo puntata sempre più vicino alla vittoria che sembra però allontanarsi sempre di più da quando Saul e Carrie hanno unito le forze. Sembra che la fine di Dar sia ormai segnata, ma forse è stato bello ricordarlo così questo personaggio che ha sempre agito nell’ombra che ha avuto la sua occasione per salire sul carro dei vincenti solo per un paio di puntate, giusto il tempo per creare il panico alla politica americana e a noi.

La storytelling che tratta l’agenzia d’ informatici e che vede in questa puntata coinvolto anche Max sembra ancora un mistero, la connessioni con il conduttore Alex Jones è a dir poco inaspettata ma incapita, non si capisce se è un centro per assunzioni di killer o un polo informatico pirata atto a fomentare e incanalare le opinioni d’opposizione dei cittadini americani vista anche la connessione con la radio di Jones. Homeland si mostra in questa settimana stagione con una trama più sconnessa che mai, troppe storytelling sono state aperte e chiuse in maniera rapida ma il disegno principale sembra essere stato incastrato in maniera troppo sconnessa per dare un filo logico alla stagione. I protagonisti sono stati lasciati in secondo piano molte volte preferendo spezzettare le puntate su volti secondari, non dando più quel ruolo di eroina a Carrie, ma sbattendola tra un attentato e una sconfitta familiare e amorosa personale, declassandola da regina dei droni a vittima degli eventi, facendo innalzare in maniera esponenziale il potere della politica e del personaggio di Dar Adal.

Il castello di bugie di Dar sembra però iniziare a tremare, chi sarà la persona che lo darà il soffio finale per farlo crollare definitivamente?

Mancano ancora tre puntate alla fine della stagione e sono sicuro che ancora molte sorprese ci aspettano dietro l’angolo o nascoste sotto terra in quella associazione senza nome e senza volto. Riusciranno Carrie e Quinn a ritrovare la retta via e a ricostruire la loro fragile e spezzata personalità?

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6.09 - Sock Puppets
  • Scacco a Dar Adal
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