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Homeland

Homeland: Recensione dell’episodio 5.05 – Better Call Saul

Dopo gli esplosivi colpi di scena della scorsa puntata che facevano un po’ di chiarezza in quel gioco di buoni/cattivi dietro al tentato assassinio di Carrie e ai giochi di potere per far cadere il governo di Al Assad in Siria, inizia questo quinto 75episodio con un titolo che ha ben poco di originale ma tanto di rispetto e stima verso lo spin off di Breaking Bad: Better Call Saul.

Perché non è un caso che il titolo sia come un invito a Carrie di ricongiungersi con lo “zio Saul” che fino a quel momento sembra essere stato assente nel suo trasferimento a Berlino, spronandola ad alzare la cornetta e a rifugiarsi dalla persona che l’ha sempre consigliata e protetta. Burrascoso e non privo di litigi è stato in questi anni il rapporto tra i due che sembrava addirittura aver raggiunto una piega un po’ troppo letale nella scorsa puntata quando il nome di Carrie era finito nella cassetta postale dove il buon Quinn svolgeva ad occhi chiusi il lavoro di ripulitore di cellule dormienti terroristiche. E se la scorsa puntata era stata esplosiva e piena di colpi di scena, questa settimana ci si vuole (letteralmente) fasciare le ferite, non perdendo però nessun secondo per evitare di trovarsi nuovamente sotto il tiro di qualche freelancer dei servizi segreti russi.75-3

Carrie, creduta morta, deve agire sotto copertura per cercare la fonte dei suoi problemi, senza ovviamente svegliare questo invisibile nemico sconosciuto e senza volto. Nel silenzio deve rimanere anche Quinn, che, senza assistenza medica decide di dare la vita per la bionda che ha amato, preferendo il triste suicidio legandosi a un mattone piuttosto di venire assistito in ospedale, per dare maggior tempo d’azione a Carrie. Le scene che riguardano Quinn evidenziano in maniera fin troppo evidente il legame che corre tra lui e la bionda e l’intensità di “amore” e collaborazione che il buon vecchio duo/trio ha. Dissanguato e deciso a gettarsi in un bidone dell’immondizia, agli occhi di Quinn appare quello che potrebbe essere il suo angelo custode, che da presentazione sembra essere più un religioso che un casuale passante (mah, vedremo nelle prossime puntate).

La bellezza di Homeland è che riesce a dare al sesso femminile lo scettro del comando: come se non fosse bastata Carrie che in questi cinque anni (tra alti e bassi) è riuscita sempre ad avere successo nella sua carriera a spese di una famiglia instabile e di rapporti amorosi senza successo, ora anche la figura di Miranda è riuscita a rivelarsi più letale che mai, asciugandosi le lacrime di fronte alla fotografia di Carrie, ma sempre retta sulla sua missione da seguire, per il momento a noi sconosciuta. Saul, Dar Adal e la stessa CIA sono solo vittime di questo grande piano che Miranda sta Homeland_S5_M01_Ep5_1023x546progettando e che tocca addirittura i servizi segreti russi. Non si sa ancora se l’esplosione in volo del Generale Youssef sia parte del suo progetto, ma il suo sorriso al chiaro dell’esplosione e la sua mossa scacchistica di spingere Dar a dubitare di Saul sembrano stringere sempre più il cerchio verso di lei, affibiandole il ruolo di cattivona della stagione. Il potere di Miranda sta anche nella freddezza grazie alla quale riesce ad andare a letto con Saul una sera, limando il coltello per pugnalarlo alla schiena un attimo dopo.

Il colpo di Stato in Siria, l’uccisione di Carrie e l’arresto di Saul sembrano solo però colpi sparsi per il momento senza significato, ma che forse possono trovare una spiegazione nella fuga di notizie dell’hacker dalla sede della CIA di Berlino. Ma siamo veramente sicuri che sia stata la fuga di notizie a far scattare questo feroce e sterminante piano di Miranda? O forse la direttrice di Berlino sta facendo il doppio gioco, agendo per i russi in una missione di spionaggio come aveva fatto Carrie nella seconda stagione? L’odio verso questo nuovo protagonista però non si può nascondere anche se questo sentimento in Homeland non si può bilanciare, visto che comunque Carrie fino alla scorsa stagione ammazzava, a suon di droni e missili, civili e politici senza scrupoli. E’ interessante come in Homeland non ci sia una linea di confine tra 75-2quello che è giusto e quello che è sbagliato: i protagonisti in cinque anni sono sempre stati messi sotto torchio e hanno sempre agito al limite della morale civile andando anche oltre.

E’ il gioco della politica, è il gioco del potere. E’ quell’odio che ci spinge a gridare per le strade “Je suis Elli Cebmi” (bel riferimento a Je suis Charlie) quando i piani di vendere i dati ai russi ci si ritorcono contro. Ma per Carrie tutti questi doppi giochi sono troppi e sa di non poter agire da sola. Hai problemi con i russi? Sei il bersaglio di assassini e il tuo volto è sull’agenda dei più letali serial killer? Meglio chiamare il buon vecchio Saul!

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5.05 - Better Call Saul
  • Guaritrice
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