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Homeland: Recensione dell’episodio 3.11 – Big Man in Tehran

Ci siamo,manca un solo episodio alla conclusione di questa terza stagione di Homeland e gli sceneggiatori con Big Man in Tehran preparano il terreno per il finale di stagione. Dopo gli ultimi episodi concentrati principalmente sulle emozioni dei due protagonisti principali, questo penultimo ruota quasi esclusivamente su Brody. Sì può essere in parte d’accordo con Gansa su come ha strutturato questa terza stagione della serie, non c’è, infatti, né tra la critica né tra il pubblico, un parere unanime come invece era accaduto con la scorsa, ma certo bisogna dargli il giusto credito nell’avere saputo gestire sapientemente le pedine in campo. L’aver allontanato Brody dalla scena centrale per gran parte della stagione era necessario per rendere meno centrale il personaggio e legare il meno possibile la storia tra Brody e Carrie alle sorti della serie. Il messaggio è stato chiarissimo: Homeland non è Brody e soprattutto non è una serie su una storia d’amore! Questo decentramento della storia rispetto al personaggio, ha fatto sì che Brody diventasse sempre meno indispensabile e quindi più facilmente sacrificabile anche ai nostri occhi.

homeland_311-bArriviamo quindi ai fatti narrati in Big Man in Tehran con uno stato d’animo preparato a qualsiasi colpo di scena: Brody potrebbe morire da un momento all’altro! Nella costruzione del personaggio di Brody si è poi sempre posto l’accento su un altro aspetto importante, che torna prepotente in questo episodio: la sua lealtà agli Stati Uniti.
Brody dopo il tentativo di contatto fallito con Akbari dove avrebbe dovuto ucciderlo, cambia tattica si slega dal piano ufficiale della CIA e rifiuta più volte di lasciare Tehran. Sembra essersi ben integrato tra interviste e preghiere, in un paese che l’ha accolto come un eroe. Lo spettatore si ritrova nello stessa situazione della prima e della seconda stagione, quando cercava di decifrare dagli occhi di Damian Lewis la verità. Brody è ancora un’agente della CIA o vuole rifarsi una vita a Theran?! Quest’ambiguità del personaggio è possibile grazie all’abile interpretazione di Lewies ma anche grazie ad una scrittura elegante e ricercata che non rileva aspetti lasciati liberamente all’interpretazione dello spettatore.

homeland_311-cUno dei momenti topic è sicuramente l’incontro tra Brody e la moglie di Abu Nazir, rifugiata a Tehran dopo la morte del marito. L’incontro è molto toccante, perché in quel frangente Brody ammette chiaramente il suo pentimento per aver sposato la causa di Nazir; il dolore provocato a Dana è stato un prezzo troppo alto per lui. Allo stesso tempo è palpabile ancora l’affetto che Brody nutre per Nazir e per la sua famiglia e anche opponendosi a questo, ricorda con affetto e piacere a quei momenti di vita con loro. Quest’amore/odio per Nazir traspare anche nelle battute finale che definire al cardiopalma sarebbe un eufemismo. Brody sembra voler mascherare Javadi, non appena scopre che la CIA vuole ucciderlo per evitare che faccia altri danni, tramite l’intercessione della vedova di Nazir, chiede di vedere il capo dei Guardiani al quale racconta tutto il piano! Ma l’inquadratura ripetuta sul posacenere di vetro è ben chiara, non telefonata, però è più un messaggio di qualcosa d’inevitabile che sta per accadere. Sono gli occhi lucidi di Brody e i racconti del capo dei Guardiani su Nazir e su quello che quest’ultimo ha detto di lui ad anticiparci cosa sta per succedere. The place where it all started è anche il luogo della fine per homeland_311-dBrody. E’ come se con l’uccisione di Akbari ci fosse la chiusura del cerchio.

Non ci resta che vedere come si concluderanno le sorti di Brody, che ora sono più che mai incerte e come reagirà la CIA, che era ben pronta a sacrificare Brody, alla vittoria di quest’ultimo.
Una cosa è certa: Muniamoci di defibrillatore per l’episodio finale!

3.11 - Big Man in Tehran

perfetto

Valutazione Globale

User Rating: 3.5 ( 3 votes)

Maura Pistello

Fondatore/ Admin Serie tv dipendente, accanita lettrice, amante del cinema e dell'arte

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