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Homeland : Recensione dell’episodio 3.10 – Good Night

Homeland torna a fare una delle cose che gli riesce meglio e cioè tenermi incollata alla sedia mentre prego in cinese che non accada il peggio.

Dopo l’emotivamente intensissimo ‘One Last time’, torniamo all’azione pura e al thriller, per un episodio che si svolge quasi completamente in una sala di controllo e al buio di una notte iraniana irta di pericoli.

Prima di tutto un apprezzamento prettamente estetico alla qualità della luce delle scene sul confine tra Iraq e Iran. Lo sappiamo bene cosa capita di solito nei telefilm con questo genere di scene. Vengono girate a un paio di minuti da LA con il risultato che il Medio Oriente continua a sembrare America, o per lo meno un’America vista attraverso brutti filtri. Non voglio dire che Homeland sia andato fino a là a girare (erano in North Carolina), ma ha decisamente fatto un buon lavoro nel regalare un tono caldo al tramonto Iracheno, in un perfetto contrasto con la fredda notte che seguirà poi. E anche l’ovvia scena di Brody che prega rivolto al sole è solo un perfetto istante di pace poco prima della tempesta.

Dall’altro lato dell’oceano tutta la squadra è riunita in una sala di controllo a monitorare i progressi della difficilissima (per non dire campata per aria) missione di Saul. Anche qui gli scrittori di Homeland_310-02Homeland portano a casa la pagnotta alla grande rendendoci, in un gioco di specchi, gli spettatori degli spettatori della missione di Brody, concentrandosi soprattutto su Carrie e facendo pieno affidamento su Claire Danes che come al solito non delude. Chi è l’unica che tiene a Brody e alla sua sopravvivenza più di noi? Ovviamente Carrie e così attraverso tutto l’episodio le nostre reazioni e le nostre emozioni seguono e imitano le sue, uscendone amplificate. A Carrie manca solo la sciarpa della squadra di casa. Tutta salute per quel povero bambino che se riuscirà a nascere finirà per lo meno isterico.

Tutto l’episodio è un concentrato di emozioni sapientemente dosate, tanto che si arriva in fondo un po’ provati. Brody viene spedito in missione attrezzato di una squadra di appoggio di simpatici barboni che, avendo chiaramente mostrato la loro bontà di cuore nell’episodio precedente, si meritano come minimo lo sterminio completo. Il dottore che l’ha curato aveva pure raccontato di un figlio piccolo. C’è forse qualcosa che meni più sfiga in un telefilm? E così quanto siamo abbastanza sicuri che Brody arriverà in fondo sano e salvo siamo altrettanto sicuri che altri non ce la faranno. Ci gustiamo l’emozione di scoprire come, visto che quei maledetti sceneggiatori sono riusciti a farmici affezionare

Brody è finalmente al centro dell’azione e l’episodio riesce bene a calarci nei suoi panni. Solo 15 giorni fa stava in fondo ad un burrone, sicuro di essere quasi riuscito ad annientare la sua vita senza speranza. Ce lo hanno tirato fuori a forza, gli hanno messo un mitra in mano e lo hanno spedito esattamente là dove tutto è cominciato. Di nuovo immerso in quel gioco di inganni che ha rischiato più volte di fargli perdere totalmente la ragione. Ma chi glielo fa fare? Al diavolo la redenzione, al diavolo la voglia di dimostrare qualcosa al mondo. La scena di puro panico quando si ritrova con il volto imbrattato di sangue ci racconta perfettamente tutto questo. Eppure la missione ci regala anche la possibilità di osservare un Brody che non avevamo ancora visto. Il Brody semplice marine, come era prima che tutto il suo incubo iniziasse. Addestrato agli scontri sul campo, a reagire con freddezza alle situazioni di pericolo. E quando tutto l’addestramento riaffiora spingendolo ad agire d’istinto io annuisco felice e Carrie sorride gonfiando le piume come una mamma oca orgogliosa.

L’ovvio contorno sono gli intoppi burocratici, il bisogno del governo americano di pararsi le Homeland_310-03chiappe davanti alla possibilità che la segretissima missione vada a farsi benedire. E Saul che vede crollarsi il mondo addosso quando è costretto ad ordinare l’annullamento della missione. Non faccio il tifo per lui. Sarei davvero contenta del suo momentaneo fallimento se non fosse per Brody.
Non faccio il tifo per Saul perché il suo piano è completamente folle e perché se ancora crede che un trucchetto di magia come quello possa portare la pace di Medio Oriente è più ottimista di un Barbapapà. Senza cosiderare Javadi che lui crede di tenere bello stretto sotto il suo pollicione ma che ora che è tornato a casa può combinargliene di tutti i colori. Quasi me lo auguro.

Brody, ovviamente, si oppone agli ordini continuando la sua missione, forse proprio vedendo aumentare del 200% le sue possibilità di uscirne morto o volendo regalare qualche attimo di serenità in più a Carrie e a noi. Fatto sta che si porta dietro il dolcissimo dottorino barbuto che pur avendo la scritta morto in fronte si è momentaneamente salvato… questo semplicemente perché morire al buio in un ti vedo non ti vedo non era abbastanza d’effetto. L’idea che lo possano torturare mi angoscia così tanto che sono già pronta a mandare avanti veloce. Ma siccome siamo in Homeland, Javadi entra e gli spara in testa senza nessun riguardo. Maledetti. Maledetti. Maledetti.

E così lasciamo Brody in mano a Javadi, cosa che sinceramente ci lascia tranquilli quanto una granata senza linguetta stretta in mano. Il piano di estrazione è saltato e dobbiamo fidarci di Fara che finalmente anche lei trova la sua ragione di essere in questa stagione.
A me resta solo un dubbio: ma se uno come Javadi è a conoscenza dell’innocenza di Brody non è forse molto plausibile che lo sappia anche chi sta sopra di lui? No? Misteri della fede Homelandiana e dei piani di Saul.

Andiamo avanti pronti a soffrire come cani fino alla fine. Carrie, we have faith.

3.10 – Good Night

Da infarto

Valutazione Globale

User Rating: 4.75 ( 2 votes)

Lalla32

Il punto d'inizio è stato X-Files. Poi saltando di telefilm in telefilm ho affinato una passione per quelle storie che hanno in sé una punta di stranezza e di fantastico. Recensisco e curo news di serie sci-fi, ma un'altra mia passione sono i period drama, visto che sono un'avida lettrice di classici. Ultimamente mi sono avvicinata ai drama coreani e me ne sono innamorata e qui su Telefilm Central curo la rubrica Daebak, piena di consigli, spunti e amore per questo mondo.

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