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Homeland

Homeland: Recensione dell’episodio 3.05 – The Yoga Play

Finalmente l’ansia che ci attanagliava sull’instabile futuro di Carrie si è dissolta lasciando al suo posto una scia di bocche aperte di fronte alla prima grande sorpresa che ci ha regalato Homeland quest’anno; con un astuto piano architettato da Carrie & Saul, la cellula terroristica che ha attaccato la sede della è caduta Episode 305nella trappola accogliendo l’instabile Carrie nelle sue grazie. Gli ultimi minuti della scorsa puntata ci hanno letteralmente lasciati senza fiato quando il duo, ritrovato nel cortile di Saul, esulta di fronte al successo di essere riuscito a far sembrare Carrie una possibile spia per il nemico. Raccolta la mandibola che avevo dimenticato davanti allo schermo mi sono approcciato con un altro spirito a questa nuova rinascita della serie che non mi aveva ancora scomodato quest’anno, sperando di potermi gustare finalmente un prodotto costruito con i fiocchi, senza sfumature inutili e senza tanti ricami.

Con mio grande rammarico però, la puntata di questa settimana si è rivelata sotto le aspettative, in quanto tutti i temi finora presentatici non venivano nemmeno presi in considerazione. Invitato a un raduno di caccia alle anatre con il capo di stato maggiore con le alte sfere dell’Intelligence, Saul vede la possibilità di essere ufficializzato come capo della CIA ma, prima di esultare, dovrà fare i conti con il Senatore Lockhart che sembra riserbargli qualche spiacevole aggiornamento. Saul, che in questa puntata si veste finalmente da vero protagonista della stagione, decide di condividere con Quin il segreto di Carrie e gli affida la sorveglianza della ragazza monitorando anche le azioni dei terroristi.

Intanto Carrie, in attesa di un’altra mossa della cellula di Javadi, viene scossa da Jessica che entra in casa sua implorandola di aiutarla per trovare sua figlia. homeland 3x05Carrie, con un ingegnosissimo espediente imparato di sicuro guardando “mamma ho perso l’aereo”, semina i suoi nuovi alleati che la stavano sorvegliando e riesce a raggiungere un agente dell’FBI per spronarlo a iniziare le ricerche per Dana, convincendolo che sarà lei che Brody cercherà per prima quando deciderà di uscire allo scoperto. Ho apprezzato molto la scrittura di questo pezzo, seppur spiegata in maniera contorta e capibile solo alla fine; ingegnosa e un po’ folle, Carrie è riuscita a creare uno specchietto per le allodole agli uomini di Javadi, ma solo l’aiuto di Quin, intervenuto in extremis, lo ha reso impeccabile. Intanto Romeo e Giulietta, così chiamati dall’agente Hall stanno facendo i conti con i pochi spiccioli che restano per la loro fuga amorosa on the road, che sembra arrivare al capolinea quando Dana viene a sapere dai notiziari del passato del suo fidanzatino. Non ho molto capito sinceramente a cosa sia servito lo sprono di Carrie per la ricerca di Dana, forse per renderlo pubblico su tutti i mass media? Un’altra cosa che non mi ha convinto fino in fondo è stata la scelta di Jessica di chiedere aiuto a Carrie; penso che Jessica abbia fin troppo seguito le sue vicende in questi giorni e abbia identificato in lei la persona psicopatica di cui parlava Saul davanti al Senatore; com’è possibile che la moglie di Brody si sia rivolta proprio alla sua nemica? Claudicante e un po’ instabile, però, gli autori sono riusciti a farci bere questo pezzo e hanno chiuso definitivamente la vicenda Dana-boyfriend. Dana sembra ancora una volta aver perso fiducia negli uomini; prima suo padre e ora il suo fidanzato le hanno tenuto nascosto la realtà dei fatti, ma che cosa farà cambiare questo in lei? Spero che gli autori ci riserbino qualche sorpresa senza cadere nella banalità del suicidio della ragazza; che sia giunto per Dana il momento di fare i conti con l’instabilità che ha fatto compagnia anche a Carrie?

Intanto, Saul si gode questo raduno maschile ma, durante un agguato alle anatre (o oche non ho capito bene), inizia a scontrarsi con le idee del senatore Lockhart sulle nuove direttive che il presidente vuole far seguire all’Intelligence. Il clou del dialogo arriva quando il Senatore rivela a Saul che il Presidente ha intenzione di nominare lui come nuovo direttore della CIA. Ricevuto lo schiaffo morale, Saul abbandona il raduno senza prima aver esternato ai suoi colleghi i suoi Episode 305pensieri verso il neo eletto diretto della CIA. A Saul restano ancora due settimane al comando della CIA e, senza perdere tempo in ritiri inutili, torna subito a casa per continuare la sua indagine sulla cattura di Javadi nel tentativo, quindi, di potersi riappropiare del posto scippato dall’infimo Senatore. Saul è, a parer mio, il personaggio più integro all’interno del telefilm. Una persona che ricopre un ruolo ai vertici del potere ma che riesce a mantenere una stabilità mentale e psicologica di fronte ai veri pericoli e ostacoli che gli sbarrano la strada. Dopo l’attacco a Langley ha saputo alzare la testa e ricominciare a ricostruire da quei brandelli che erano rimasti in piedi; il fatto di aver presentato una sua nemesi a metà del telefilm, lo spronerà verso il successo, lasciando, di sicuro, qualche pezzo di morale per la strada. La situazione per il momento non sembra essere delle migliori (soprattutto a casa) anche quando Carrie lo chiama per dirgli di non essere più sorvegliata dagli uomini di Javadi. Durante la notte però Carrie viene denudata e rapita dal nemico sotto la sorveglianza di Quinn, che sembra, però, perdere ogni traccia della donna.

Alla fine della puntata Carrie viene portata al cospetto di Javadi che nel mentre è riuscito ad entrare indisturbato nel Paese. Riuscirà a resistere all’interrogatorio senza ammettere la verità, svelando tutta l’operazione? Puntata con pochi spunti utili ma mai noiosa e gestita con picchi di adrenalina alternata a momenti di dialoghi importanti; un tassello di sicuro fondamentale per lo schema della storia, senza però sconvolgerci più di tanto. La sorpresa della scelta del Presidente ci ha lasciato un po’ scossi ma crediamo fiduciosi che il buon Saul saprà riscattarsi.

Brody continua la sua latitanza nella torre di David; gli eventi finora narrati non mostrano un interesse per farlo tornare in patria, che si sia preso volutamente un anno sabatico?

Stiamo tuned

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