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Homeland: Recensione dell’episodio 2.12 – The Choice

E così siamo arrivati al capolinea di questa emozionante e adrenalinica stagione di Homeland. Ero curiosa di vedere come Ganza avrebbe  tirato le fila conclusive della seconda stagione, soprattutto dopo che la settimana prima della messa in onda della season finale sono iniziate a circolari voci insistenti su una morte importante.

Damin Lewies, in diverse interviste un po’ per alzare la tensione un po’ per far dimenticare agli spettatori che il suo contratto è stato rinnovato per altri 5 anni, ci ha messo del suo è ha iniziato a ipotizzare la morte di Nicholas Brody.

I primi 40 minuti di The Choice, infatti, ci fanno quasi presagire che qualcosa di simile stia per succedere; l’altra possibilità era che gli showrunner di Homeland avessero deciso in un finale tranquillo e rilassato quasi soporifero, ma poiché conosciamo ormai bene lo stile di chi scrive questa serie sarebbe stato un finale atipico.

Homeland_210-bCarrie e Brody passano un fine settimana romantico nella baia della famiglia di Carrie, dove si scambiano dichiarazioni importanti e al ritorno Brody sembra, alla luce di quello che succederà, salutare tutti: si confida con Dana e affida la propria famiglia a Mike.

La calma piatta che ci stava accompagnando verso la fine della stagione, è improvvisamente rotta da un attentato alla CIA, durante le esequie del vice presidente Walden. Ancora una volta si rimane senza fiato, e si riaprono i mille dubbi che ci accompagnano dalla prima stagione di questa serie.

Come Carrie, che sulle prime punta una pistola alla testa di Brody, reputandolo colpevole dell’attentato, anche noi spettatori siamo confusi e viene naturale rileggere quanto visto nella mezz’ora prima come dei chiari indizi di colpevolezza di Brody.

Lo strano discorso che fa a Mike, la chiacchierata padre e figlia con Dana e l’ammissione che un anno prima voleva farsi esplodere, l’improvvisa tristezza che appare sul suo volto quando Carrie gli confida che lascerà la CIA per stare con lui; sono indizi che portano inevitabilmente a lui e ci fanno dubitare molto di qualsiasi cosa quest’uomo dica comprese le sue plausibili giustificazioni, ma ci sono altri tasselli importanti che non possono essere però dimenticati.

Homeland_210-cSaul è uno di questi. Ho sospettato di lui nella prima stagione poi mi sono rassegata accettando di aver preso un abbaglio gigantesco e poi accade questo. Saul difende a spada tratta Brody quando la CIA su ordine di David Estes, autorizza Quinn ad uccidere il deputato, la difesa sembra inizialmente dettata da quell’anima sensibile che caratterizza Saul che lo rende, secondo i vertici della CIA, inadatto a quel lavoro, ma poi c’è l’attentato e quella difesa senza riserve di Saul unita alla sua assenza al funerale di Walden fanno sospettare molto.

Non possiamo farci incantare semplicemente per la sua reazione all’ipotetica morte di Carrie, il legame con lei è reale ed è simile a quello di padre e figlia, mentore e discepola, ma questo non toglie che proprio per le caratteristiche caratteriali di Saul non possa essere rimasto anch’egli sdegnato dall’uso dei droni per uccidere i civili e abbia scelto di perorare la causa a tutti i costi, abbiamo visto bene, soprattutto nelle ultime battute della stagione la sua assoluta incompatibilità con Estes.

E poi non possiamo dimenticare il ruolo di Quinn, sparito a metà episodio ma con un ruolo, a questo punto, che potrebbe essere stato decisivo per la riuscita dell’attentato terroristico. Quinn si rifiuta di uccidere Brody per non fare del male a Carrie, il che è molto poetico soprattutto perché questa scelta emotiva viene da un soldato abituato a eseguire l’ordine senza discutere. Lo vedremo quindi fare i conti con la sua coscienza? Avrà un ruolo nella serie?

Homeland_210E’ interessante capire come sfrutteranno Nicholas Brody nella prossima stagione, un po’ di riposo al personaggio non farebbe male, ma con un attore come Damian Lewies si fa fatica a metterlo in panchina troppo a lungo mi aspetto, però, di non vederlo nei primi episodi.
Abbiamo un sospettoso Saul e Carrie, tornata indietro solo per riabilitare il nome di Brody, praticamente a capo dell’agenzia alla ricerca del colpevole che ha inferto questa ferita così grande all’intelligente americana. Gli spunti per creare una terza stagione altrettanto emozionante ci sono, intanto posso promuovere a pieni voti questa appena vista che ci ha intrattenuto per 12 settimane senza mai scadere nella banalità o nell’ovvio, badate bene non reputo questa serie perfetta, i difetti Homeland lì ha e in questa stagione li ha mostrati soprattutto nella seconda parte, lo stesso Ganza ha ammesso l’irrealtà di certe situazioni o dialoghi, ma sono proprio le cose imperfette a essere più emozionanti e belle, no?

Maura Pistello

Fondatore/ Admin Giornalista pubblicista Serie tv dipendente, accanita lettrice, amante del cinema e dell'arte

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