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Recensioni Serie Tv

Homeland – 2.07 The Clearing

Ho sempre avuto un rapporto abbastanza conflittuale con questa serie. Non che io abbia mai avuto alcun dubbio sulla sue qualità sia di sceneggiatura che di recitazione; in verità l’ho sempre adorata. Il mio problema è che Damian Lewis per me sarà sempre il mitico Maggiore Winters (di Band of Brothers), l’uomo che con la sua integrità e la sua fermezza avrebbe saputo condurre anche me sotto i bombardamenti tedeschi. Così ho passato la prima stagione a pregare in cinese che lui non fosse un terrorista, ma che facesse il triplo gioco con avvitamento mortale e che fosse in realtà ancora un patriota. Ma così non è stato e io mi sono ritrovata a fare il tifo per un terrorista! Possibile?!  In verità mi rendo conto che gran parte del successo di questa serie è dovuto proprio a questa ambiguità, all’incertezza morale del suo personaggio e alla difficoltà di predirne le mosse. Ma in questa stagione, con il suo passaggio alla CIA, gli sceneggiatori hanno voluto farmi un regalo e ora posso finalmente parteggiare per Brody senza farmi venire delle crisi esistenziali. E questo nuovo episodio mira proprio a farci sentire Brody più vicino, mostrandoci  tutta la sua fragilità e la sua umanità. Quando con Mike parla di Tom Walker e di come questo abbia perso la strada, sembra parlare di se stesso. E in questo senso  è bellissima anche la scena della piscina con la sua quiete e la sua immobilità.

Una cosa che ci eravamo chiesti tutti alla fine della prima stagione, era come gli sceneggiatori sarebbero stati capaci di tirarne fuori una seconda altrettanto buona, partendo da premesse così delicate: Carrie espulsa dalla CIA e senza memoria, Brody ancora vivo e avviato alla carriera politica. Chi non temeva che avremmo trascorso tutta la stagione ad aspettare che Carrie si ricordasse quello che aveva dimenticato? E invece gli sceneggiatori sono stati spettacolari. In pochi episodi hanno spazzato via ogni possibile intoppo, eliminando elementi che in altre serie avrebbero costituito la spina dorsale di intere stagioni.
Così, fino a un paio di episodi fa, abbiamo avuto una narrazione compatta e decisa, tesa fino al rischio di infarto. Con l’episodio 6 e 7 invece i tempi si sono nuovamente dilatati, lasciando spazio a diverse storyline e ad altri personaggi. Personalmente, quando la sceneggiatura è buona (e in Homeland è più che buona) io accolgo felicemente i momenti più introspettivi e anche le deviazioni che sembrano apparentemente distoglierci dalle vicende principali.

Dana mi piace. Lo dico sempre: per una volta una teenager scritta decentemente! Quanti se ne trovano in giro per i telefilm? E specialmente di sesso femminile? Sono sempre un disastro… un’inutilità narrativa che serve solo a creare casini e ad allungare il brodo. Ci cadono anche serie di classe come The Good Wife che fa sempre tutto bene. Invece in questo caso gli sceneggiatori si sono impegnati a fornirle un cervello e a liberarla dai soliti stereotipi, regalandole un rapporto con il padre forte e complesso e rendendola una parte importante della narrazione.

E’ inutile però negare che un brivido mi è corso lungo la schiena quando lei e Finn, come dei pirletti con i fiochi, hanno investito una passante e l’hanno lasciata morire a bordo strada. Imbecillità da manuale. Ma in verità ho seguito lo stesso con interesse le loro vicende ed ora so che non avrei dovuto dubitare degli sceneggiatori. L’incidente, in questo episodio, va ad innestarsi con la trama principale, regalandole nuove sfaccettature e spunti di riflessione. Tutto ci riporta a Brody e anche le azioni inconsapevoli di sua figlia non fanno altro che aggiungere un’altra sbarra alla sua gabbia. In pochi episodi lui ha perso tutto. Come Abu Nazir aveva fatto spezzandolo e ricostruendolo a sua necessità, lo stesso ha fatto Carrie, stracciandogli quelle poche certezze che lo sostenevano e che governavano le sue azioni. Cosa gli è rimasto? Non è più un uomo votato ad una causa, giusta o sbagliata che fosse. Non è un martire e non è un patriota. Ora, più che mai, è consapevole di essere solo la pedina in un gioco più grande di lui, un gioco senza regole e senza certezze. Una delle poche cose che gli permette di andare avanti è l’amore per la sua famiglia, ma in questo episodio non può essere neppure di aiuto a Dana quando lei più  ne avrebbe avuto bisogno. Immagino sia lo spirito si sopravvivenza a spingerlo in avanti, ma mi domando quanto ancora potrà sostenerlo. Anche Carrie, che sembra sinceramente tenere a lui, è motivo di tensione . E lo vediamo nella bellissima scena della radura, dove ancora una volta i due attori fanno scintille; entrambi percepiscono che qualcosa li unisce aldilà di ogni logica o ragione ma nessuno dei due è libero di agire secondo coscienza e di essere con l’altro completamente aperto e sincero.

Il party che occupa quasi tutto l’episodio è una tortura a fuoco lento. Da una parte i Walden che danzando da anni nei corridoi della politica ne conoscono tutti i passi e non concepiscono come Brody e famiglia possano rifiutarsi di seguirli; dall’altra il ricco sostenitore della campagna che vede in Brody proprio tutto quello che lui non è, un uomo integro e coraggioso e che con il suo sostegno e rispetto non fa altro che rigirare il coltello nella piaga. A fine episodio Brody è sempre più consapevole della sua impotenza davanti agli eventi che lo sballottano di qua e di là. Ha un moto di ribellione che però è costretto a sopprimere subito. Quanto potrà resistere ancora senza perdere la testa?

L’altra metà dell’episodio è dedicato a Saul e Aileen, una nostra vecchia conoscenza. C’è stata un’epoca remota in cui Saul non lo potevo soffrire… com’è che ora lo amo infinitamente? Lui è il “cuore” della serie. Con tutta la sua tranquillità e la sua pacatezza, difficilmente lo vediamo cedere al panico o al nervosismo. E’ la quiete in mezzo alla tempesta e forse l’unico che sembra avere ancora chiaro cosa sia giusto e cosa sia sbagliato. Convinto di poter ottenere da Aileen delle informazioni preziose sull’uomo che Roya ha incontrato e che ha preso parte alla sparatoria di Gettysburg, si reca a trovarla in carcere. In cambio di informazioni le offre una cella con vista. Le scene tra loro due sono belle (come lo erano state nella prima stagione) e i dialoghi perfetti. Saul la tratta con gentilezza e comprensione e il contrasto tra loro e il pasticcio tra Brody e Carrie è netto. Ma neppure la gentilezza di Saul è la chiave e il risultato è una catastrofe. Aileen lo inganna dandogli informazioni sbagliate al solo scopo di ottenere il modo e i mezzi per suicidarsi. La scena della sua morte è un colpo al cuore.

Cosa potrà accadere ora? Non so immaginarlo e visto l’andazzo della serie non mi ci metto neppure. Mi metto comoda per godermi la corsa.

Lalla32

Dopo tanti anni di telefilm americani e inglesi ho scoperto i Drama Coreani e me ne sono innamorata. Hanno tutto quello che cerco in una serie: grande cura per i personaggi, una punta di magia e romanticismo e grande sensibilità. Qui su Telefilm Central cerco di tenervi aggiornati su quello che di meglio arriva dalla Corea del Sud.

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