
Homeland – 2.03 State of independence
Oh come mi piacciono le storie di intrighi internazionali. Homeland prende il testimone lasciato da 24 e ci catapulta nuovamente nell’epica lotta al terrorismo, ma con un twist. Non è passato molto dalla serie Jack Bauer, che pure era critica, eppure Homeland riesce a offuscare tutte le linee di demarcazione buono-cattivo. Finalmente la redenzione per Carrie è arrivata, Saul è una fottutissima grandissima spia e per Brody adesso sono terroristi amari.
L’episodio parte dove ci aveva lasciati, o quasi. La botta finale in cui Saul scopre il video di Brody è sicuramente forte e fa capire che gli autori sono pronti a giocare pesante. Ecco quindi che la prima scena gioca nel mettere in dubbio questa idea. “Che si mangino tutto? Che la sd card venga per sempre persa da Saul e che anche lui debba diventare uno che non ascolta nessuno?”. Ma niente paura. Saul è un badass. E da vero 007 da guerra fredda ci mostra how it’s done. Pheego.
A parte questo dettaglio eccellente, perché diciamocelo, le cose anti-terrorismo-spie-contro-spie sono decisamente gustose, non deludono mai i due protagonisti antagonisti. Carrie è un fascio innervato di bipolarismo e frenesia. La vediamo quasi mentre le vene le si gonfiano e il sangue scorre dieci volte il normale mentre lavora al rapporto, mentre attende il debriefing. La vediamo rompersi mentre parla con David. La vediamo saltare da un abisso all’altro nella splendida scena che porta al tentato suicidio. Pensavo che Saul sarebbe arrivato sul più bello. Invece no, meglio, Carrie ne esce da sola dal tentativo.
Poi Saul arriva, comunque. E finalmente libera Carrie. La libera e riapre tutte le poste in gioco. Adesso la caccia grossa è aperta. O forse no?


Una cosa però devo dirla. A me Mike, il collega di Brody, sta veramente sui dischetti. Ha una faccia che dovrebbe essere da bravo marine e invece mi sa tanto di viscido porco. Oh, che posso farci. Non parteggio per lui mai e poi mai. E quando la mogliettina allude a una seratina allora scatena in me spettatore la voglia di mandarla a fare in Beirut.


Restiamo in attesa del quarto episodio di questa seconda stagione che per ora è elettrizzante, scritta benissimo, recitata splendidamente. Temo che alla CIA qualcosa succederà che impedirà di vedere il video ai piani alti. Lo temo da spettatore preso dalla trama, perché a quel punto mi inalbererò come lo farebbe un personaggio della storia. E questo, come dico sempre, è segnale che la magia funziona.










