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Recensioni Serie Tv

Homeland – 2.02 Beirut is back

Dopo un folgorante avvio di stagione Homeland affronta la prova più dura: continuerà a mantenere il buon ritmo impostato nella premiere o rallenterà come successo in alcune parti della scorsa stagione? Il responso dopo la visione di Beirut is Back è positivo, ma con qualche minima riserva anche se non sulla gestione dei tempi scenici, ma più che altro su alcuni passaggi di trama.

Partiamo dal ritmo che la serie ha preso. Sta diventando molto più frenetico rispetto allo scorso anno e sicuramente un aiuto fondamentale viene dall’ambientazione molto meno localizzata nelle trame di Washington, da cui lo scorso anno si allontanava principalmente solo coi flashback di Brody, che beneficia della parte operativa in Medio Oriente. Il continuo ping pong inoltre tra lo scenario della missione e quello che avviene in Patria inoltre rende il tutto molto scorrevole e l’attenzione dello spettatore non subisce cali.

Nella parte mediorientale il peso della tensione grava in gran parte sulle spalle di Carrie che gestisce molto bene le diverse fasi della sua anabasi, il suo ritorno a casa, al servizio attivo, partendo dall’entusiasmo per la scoperta alla disperazione e alle crisi d’ansia dovute al ‘rifiuto’ di chi le sta vicino, per altro gestito in modo estremamente razionale e plausibile (anche noi calati nel ruolo di Soul o Estes avremmo faticato ad accettare per oro colato i suoi racconti e informazioni), fino alla sua irruenta reazione alla fuga di Nazir. In quest ultimo frangente ho avuto i primi dubbi, ossia, per quanto tutto sia giustificabile dalla sua condizione instabile e dalla sua ossessione per Nazir, ho trovato forzato il fatto che mettesse a repentaglio la vita della sua squadra, tra cui la sua informatrice e il suo mentore, per cercare qualcosa che nemmeno lei sapeva cosa essere, come anche la sua fuga mi è sembrata leggermente raffazzonata.

Nonostante questi punti la parte ‘sul campo’ è venuta veramente bene e ha giovato all’intero episodio. Mi viene da chiedermi cosa succederà e che impatto avrà sulla narrazione il particolare che questa parte ora è terminata. Consideriamo che siamo su una tv via cavo, quindi i costi di una parte  ambientata in Medioriente non sono facilmente affrontabili e non vorrei che questo andasse nuovamente a rendere la scrittura più localizzata e meno attraente.

Anche perché, diciamocelo, la parte americana dell’episodio è quella relativamente più fiacca. Brody qui è il controcanto di Carrie, seppur affiancato da storyline minori, ma che sicuramente saranno convergenti, come quella di sua figlia, la raccolta fondi di sua moglie e dei suoi ex commilitoni.

Damian Lewis, nell’interpretare Brody, è decisamente convincente e fa erompere dal suo personaggio tutta la tensione della sua vita sul filo del rasoio, ma quanto lo contorna non ha grosso spessore, partendo dal resto della sua famiglia (ci siamo persi un figlio? Non che sia una grossa perdita, comunque, dov’è finito?) ma soprattutto passando per i suoi ex commilitoni ora con mille sospetti su cosa sia avvenuto realmente alla fine della scorsa stagione. Questa, a livello narrativo, è stata la cosa che mi ha maggiormente infastidito. Perché questi spuntano fuori ora e con tutti questi sospetti? Perché Mike adesso è tutto pappa e ciccia con Brody nonostante sia venuta fuori l’anno scorso il fatto che si sia spupazzato in lungo e in largo sua moglie? Piccolo appunto per la brava Baccarin, ottima nel rendere l’idea della moglie rampante di Brody, anche se trovo il personaggio poco in linea con quello della prima stagione.

Di questa parte americana, sicuramente avvincente la parte in cui Brody avvisa Nazir, sia perché il montaggio con la parte sul campo è stato coinvolgente, sia perché, per quanto fosse ovvio che Nazir non sarebbe morto, il come sia potuto accadere è decisamente ben scritto, specie per il testo del messaggio di Brody ‘May 1’, chiaro riferimento al giorno dell’uccisione di Bin Laden. Una chicca non da poco. Bravi.

Poi arriva il colpo di scena finale, che è veramente shoccante per quanto presto nella stagione abbiano fatto venire fuori il famoso filmato e che crea grande curiosità sul prosieguo della storia. Dà l’idea che la carne al fuoco sia molta se siamo già pronti a sfornare certi assi.

Ma se mettere un colpo di scena ad effetto alla fine è facile, non è da tutti tenere alto il ritmo anche ben prima del twist finale e in questo, per ora, Homeland, in questa seconda annata, sta riuscendo molto bene

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