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History of Swear Words: 5 motivi per recuperare la docuserie Netflix con Nicolas Cage

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Quando si parla di parolacce, ci sono due categorie di persone: quelle che le usano e quelle che mentono. Perché lasciarsi scappare qualche termine poco civile (per usare un gentile eufemismo) è talmente spontaneo che probabilmente neanche un monaco zen o un eremita avulso dalle cose del mondo riuscirebbero a non dirne neanche una. Imprecare non è solo naturale, ma persino terapeutico come ci spiega, tra le altre cose, History of Swear Words, la docuserie Netflix dedicata proprio alle parolacce.

Un argomento così insolito e al tempo stesso quotidiano che non può mancare nella vostra lista dei questo l’ho visto. Se ancora non foste convinti, di seguito 5 motivi per colmare immediatamente questa imperdonabile mancanza.

History of Swear Words: 5 motivi per recuperare la docuserie
History of Swear Words: 5 motivi per recuperare la docuserie – Credits: Netflix

1. Dalle origini ai giorni nostri

History of Swear Words è composta da sei episodi, ognuno della durata intorno ai venticinque minuti, dedicati alle più comuni parolacce della lingua inglese. Episodi da vedere rigorosamente in lingua originale perché la traduzione sarebbe impossibile facendo perdere le differenze nell’uso di termini che siamo abituati a rendere in italiano come sinonimi, mentre nell’originale non lo sono.

Prendendoci inevitabilmente la libertà di usare parolacce in un articolo su Telefilm Central, diremo che le parole in questione sono fuck, shit, bitch, dick, pussy, damn. Di ognuna, la serie traccia il percorso storico che da termini di origine spesso incerta e mai volgare le ha portate a diventare prima tabù e poi parolacce. Una cavalcata attraverso i secoli estremamente istruttiva perché fa capire come il modo di esprimersi sia cambiato nel tempo e come possa essere influenzato in maniera indelebile da cinema, tv e musica.

History of Swear Words: 5 motivi per recuperare la docuserie
History of Swear Words: 5 motivi per recuperare la docuserie – Credits: Netflix

2. Dai giorni nostri al futuro

Per questo stesso motivo ogni episodio di History of Swear Words si conclude con una sorta di finale aperto. Perché il continuo evolversi del linguaggio rende impossibile prevedere se quelle che oggi consideriamo parolacce resteranno tali. La serie mostra come ciò sia già avvenuto o sia in corso proprio adesso. Basti pensare a damn che oggi è ritenuta una parola magari poco educata, ma non più una parolaccia. Eppure, David Selznick dovette far cambiare il codice Hays per poterla usare nella battuta finale di Via col Vento. O anche a fuck che resta una parolaccia, ma i cui mille termini derivati sono usati spessissimo e accettati con un sorriso benevolente

Diverso, ma ancora più interessante è il caso di parole che nascono come offesa per essere poi rivendicate dagli stessi offesi con orgoglio cambiandone il significato. La parola bitch, ad esempio, è un epiteto sessista, ma nel rap femminile viene usato come sinonimo di donna indipendente. O può essere anche usato all’interno comunità omosessuale per scherzare tra di loro. Un modo di sottolineare come la stessa parola abbia un significato diverso a seconda di chi la usa. E come il modo migliore di rispondere a chi ti offende è svuotare l’offesa del suo potere insultante.

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History of Swear Words: 5 motivi per recuperare la docuserie
History of Swear Words: 5 motivi per recuperare la docuserie – Credits: Netflix

3. Le interviste

Da History of Swear Words si può imparare molto. Ma lo scopo primario della serie resta chiaramente quello di intrattenere divertendo. A raggiungere questo scopo pensano soprattutto le persone intervistate scelte tra attori comici e protagonisti della stand up comedy a stelle e strisce. Nomi famosi anche da noi perché visti in film e serie tv come Nick Offerman (Parks and Recreation), Isiah Whitlock Jr. (The Wire, Da 5 Bloods), Nikki Glaser (Inside Amy Shumer) visti anche da noi in film e serie tv.

Ma anche personaggi poco conosciuti da noi, ma ugualmente spassosi (Sarah Silverman, London Hughes, Joel Kim Booster, DeRay Davis) in un riuscito equilibrio tra gruppi etnici e generi diversi per dimostrare come le stesse parole possano essere usate e percepite in modi diversi a seconda delle proprie tradizioni e culture. Ai loro interventi si aggiungono spezzoni di film, serie tv, video, canzoni che segnano momenti di svolta per la storia di ogni singola parola. Perché, alla fine, a decidere cosa è una parolaccia e cosa no siamo noi stessi.

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History of Swear Words: 5 motivi per recuperare la docuserie
History of Swear Words: 5 motivi per recuperare la docuserie – Credits: Netflix

4. Gli esperti

A dare sostanza accademica ad History of Swear Words ci pensa un consistente gruppo di studiosi del linguaggio e della storia di cinema, tv e musica. Esperti che dovrebbero bilanciare con il peso del proprio ricco curriculum accademico la leggerezza volatile dei comici intervistati. In verità, non lo fanno ed è proprio questo squilibrio a far pendere la bilancia sempre dal lato del divertimento.

Il rigore delle nozioni che forniscono è impeccabile, ma la mirabile chiarezza dell’insegnamento e la genuina freschezza dell’esposizione li fanno apparire quasi come navigati intrattenitori. Lo scienziato cognitivo Benjamin Bergen, la linguista Melissa Mohr, la docente di storia del femminismo Mireille Miller – Young diventano, quindi, valori aggiunti della serie sia per le loro conoscenze che per la simpatia innata. Un altro punto a favore di una serie che insegna divertendo.

History of Swear Words: 5 motivi per recuperare la docuserie
History of Swear Words: 5 motivi per recuperare la docuserie – Credits: Netflix

5. Nicolas Cage

Anfitrione di History of Swear Words è un irresistibile Nicolas Cage. Il versatile attore americano svolge il ruolo di padrone di casa mantenendo un impeccabile aplomb da nobile vittoriano tra calici di vino davanti al camino e letture in poltrona in uno studio adorno di scaffali con pesanti tomi rilegati. L’eleganza dei modi è, tuttavia, una facciata mantenuta con finta alterigia per preparare quelle inattese uscite dal personaggio quando si interroga sul significato di ciò che sta ascoltando.

Momenti di ilarità improvvisi come l’esplodere in un lunghissimo fuck, l’interrogarsi sul perché sia diventata una parolaccia il dick diminutivo di Richard invece che il nick diminutivo di Nicolas, lanciarsi in una passionale esaltazione della parola pussy, ricercare variazioni improbabili del finale di Via col Vento imitando Clark Gable. Una osmosi tanto perfetta tra serie e presentatore che è impossibile immaginare qualcun altro al suo posto.

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