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Happiness: apocalisse zombie e conflitti sociali – Recensione del drama coreano su Viki

Happiness, a una prima occhiata, potrebbe sembrare l’ennesima serie zombie ispirata dal successo di Un treno per Busan o dal drama in costume Kingdom. Per l’ambientazione claustrofobica ricorda il Sweet Home che ha avuto tanto successo su Netflix l’anno scorso, ma il suo nuovo punto di vista e il modo originale di approcciare i temi classici del genere, gli donano una personalità tutta particolare che rende Happiness un drama coreano davvero da non perdere.

Che cos’è la felicità

Happiness è un titolo curioso per una serie in cui di felicità non sembra essercene molta. Yoon Sae Bom è un membro delle forse speciali, decisa e corretta nel suo lavoro. Per lei la felicità, come per tantissimi suoi connazionali, è rappresentata dal poter finalmente possedere un appartamento tutto suo. Uno spazio privato da chiamare finalmente casa. Lo trova in un nuovissimo ed elegante complesso residenziale, che si può permettere solo grazie ad una piccola bugia, quella di essere una novella sposina.

Le serve un marito quindi e Yoon Sae Bom non esita un attimo a chiedere questo piccolo favore al suo amico d’infanzia Jung Yi Hyun. I due si conoscono fin dalla scuola e si sono aiutati a vicenda in un momento particolarmente difficile della loro vita. Jung Yi Hyun al liceo sognava di diventare un giocatore di baseball, ma per un infortunio è stato costretto a rinunciare alla carriera sportiva ed è ora un poliziotto onesto e coscienzioso. In fondo anche per lui questa è una buona occasione e la convivenza non sarà certo un problema. In fondo cosa potrebbe mai andare storto?

Happiness drama coreano
Happines drama coreano

Una pandemia zombie ovviamente

Happiness è forse la prima serie a parlare di pandemia come di qualcosa che è ormai entrato a far parte della normalità delle nostre vite. I suoi personaggi hanno avuto a che fare con il Coronavirus e ci convivono quotidianamente proprio come stiamo imparando piano piano a fare noi. Così quando un nuovo e terribile virus colpisce Seoul, il loro atteggiamento è quello di chi un po’ se lo aspettava. Nonostante questa volta si tratti di un virus che trasforma le persone in zombie assetati di sangue.

Le reazioni ormai collaudate non tardano ad arrivare: scattano le restrizioni, i lockdown, gli stati di emergenza, le corse ai supermercati. Nonostante la situazione sia estrema e decisamente più pericolosa di una pandemia da coronavirus, l’atteggiamento ordinato e rassegnato delle persone appare ormai tremendamente famigliare. Tanto da creare un effetto quasi straniante. Reazioni familiari davanti a situazioni eccezionali che ci danno il segno di quanto sia cambiata in questi due anni la nostra percezione di simili eventi.

Se il genere di Happiness può definirsi horror, la serie, però, non si abbandona mai facilmente a scene splatter o a cruente carneficine. Bilanciando bene le situazioni di pericolo e le tensioni tra i personaggi, tanto che presto gli infetti smettono di essere i veri mostri e diventano centrali le riflessioni legate alle disparità sociali.

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Happiness usa gli zombie per parlare di conflitti sociali

Al diffondersi del contagio, un focolaio viene individuato all’interno del complesso residenziale dei nostri protagonisti che viene subito circondato da alte barriere e tagliato fuori dal resto della città. Bloccati nel loro palazzo, Sae Bom e Yi Hyun si ritrovano a cercare di mantenere l’ordine in un gruppo di persone molto eterogeneo. C’è chi nel palazzo ci lavora facendo le pulizie, c’è chi ha un appartamento in affitto e c’è chi invece l’appartamento lo ha acquistato. Bastano queste distinzioni per creare una piccola piramide sociale piena di tensioni e conflitti.

In Corea del Sud possedere una casa propria rappresenta un importantissimo status sociale. Tanto che, allo scoppiare della pandemia, uno dei primi timori che attraversa la mente dei proprietari è il rischio di svalutazione del proprio immobile. Chi possiede un appartamento ha maggiori diritti e privilegi rispetto a chi affitta soltanto e che viene quindi visto quasi come uno scomodo parassita. In questo piccolo mondo a sé stante, la il ruolo del rappresentante di condominio è una posizione di potere a cui ambire a tutti i costi.

Egoismo, ambizione e avidità sono il virus che contagia gli abitanti del palazzo, rendendoli presto più pericolosi delle persone infettate.

Han Hyo Joo e Park Hyung Sik in Happiness

Il ritorno di Han Hyo Joo e Park Hyung Sik sul piccolo schermo

I due attori hanno scelto proprio questo progetto per ritornare dopo anni sul piccolo schermo. Avevamo visto per l’ultima volta in TV Han Hyo Joo cinque anni fa nel drama W: Two Worlds e Park Hyung Sik nel remake di Suits, prima che partisse per il lungo servizio militare.

Entrambi si dimostrano subito due interpreti solidi e convincenti che formano una coppia di protagonisti equilibrata e affiatata. Determinati a fare del loro meglio per rimanere umani, provano a mantenere la calma e l’ordine in un gruppo di persone diffidente ed egoista, che agisce solo per il proprio guadagno. Nel loro piccolo appartamento li vediamo cercare di aggrapparsi a razionalità e normalità, coltivando dei rari momenti di tranquillità grazie anche alla presenza della piccola Seo Yoon che gli è stata affidata.

Il loro rapporto di amicizia offre anche una sfumatura romanica piacevole che non si fa mai ingombrante.

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Un buon mix di elementi che coinvolge e convince

Forse anche grazie al ridotto numero di episodi (sono solo 12) Happiness si rivela un drama equilibrato e compatto. Un giusto mix di elementi, che regala ben dosati colpi di scena e cattura l’attenzione dello spettatore in un crescendo di tensione.

Come spesso accade nel genere horror, non mancano, però, le scelte totalmente irrazionali di alcuni personaggi, utili a creare il necessario pericolo per mantenere viva l’azione. I tratti di alcuni personaggi possono sembrare portati fino all’estremo in un parossismo di egoismo e avidità, ma questo necessario a portarci a chiedere chi siano i veri mostri in questa storia.

A salvare la propria vita e la propria anima, alla fine, sono coloro che scelgono la fiducia nell’altro e l’empatia, piuttosto che la diffidenza e l’egoismo. A vincere in Happiness è quel senso di comunità e di solidarietà tanto difficile da ottenere e mediare, ma che, contrapposto a egoismo e individualismo, resta la nostra grande forza.

Recensione Happiness

Giudizio Globale

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Lalla32

Il punto d'inizio è stato X-Files. Poi saltando di telefilm in telefilm ho affinato una passione per quelle storie che hanno in sé una punta di stranezza e di fantastico. Recensisco e curo news di serie sci-fi, ma un'altra mia passione sono i period drama, visto che sono un'avida lettrice di classici. Ultimamente mi sono avvicinata ai drama coreani e me ne sono innamorata e qui su Telefilm Central curo la rubrica Daebak, piena di consigli, spunti e amore per questo mondo.

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