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Hannibal

Hannibal: Recensione episodio 3.07 – Digestivo.

Eccoci qui, alla fine del menù italiano di questa stagione. Chiudiamo la parentesi della caccia al mostro per lanciarci a brevissimo tra le braccia di Red Dragon, con un episodio che sarebbe potuto essere benissimo un finale di stagione.
Com’è andata? Vi è servito il digestivo per mandare giù questa conclusione?

Hannibal, come abbiamo più volte detto, ha smesso da un po’ di essere una serie “comune” (ammesso che lo sia mai stata) e ha deciso di abbandonare logica e tempi narrativi per lanciarsi nel più smodato simbolismo estetico. E’ un tripudio manieristico, una festa per occhi e orecchie e spesso è pura sperimentazione artistica. Per quel che mi riguarda i complimenti alla squadra di Fuller restano entusiasti, soprattutto per il coraggio espressivo, ma è comunque evidente che si cammina su una corda sottile dalla quale è facilissimo cadere e schiatarsi. Quando la sperimentazione artistica diventa puro autocompiacimento? Quando la sospensione della realtà diventa semplice assurdità? Quando il continuare a sporgersi oltre diventa ridicolo? E’ un equilibrio delicato che è facile rompere.
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Ma c’è una forza entusiasmante che muove tutto questo teatro del macabro ed è il rapporto tra i due protagonisti che quando si trovano insieme a condividere la scena riescono a creare una bolla di energia al di là della quale tutto il resto si sfuoca perdendo importanza. Tutta la follia che si agita intorno a loro si ferma. Hannibal e Will sono la forza di gravità che tiene insieme tutto il resto. Il contorno è un casino di personaggi insensati (oh Alana, dove ti sei persa?) e di violenza più o meno gratuita e di ferocia e di assurdità (la discendenza Verger) e di personaggi grotteschi utili a stupire e a sconvolgere e apparentemente necessari a creare uno sfondo a questa storia incredibile.

Inutile, io non so trovare nella TV attuale un rapporto d’amore (o definitelo come preferite) più intenso o profondo di quello esistente tra Hannibal e Will. Le immagini usate per rappresentarlo, i dialoghi cesellati con cura, la profondità dei sentimenti espressi da poche parole e molti silenzi, lasciano a bocca aperta e, che si faccia o no il tifo per loro, è impossibile non ammirare una comunione d’anime così forte da trascendere ogni cosa. I loro contorni individuali sono andati sfumando, i loro palazzi mentali sono cresciuti uno dentro all’altro compenetrandosi e diventando indistricabili, i loro passati e futuri contaminati irrimediabilmente dalla semplice esistenza dell’altro. Eppure la loro è una convivenza impossibile, distruttiva. E’ Will l’anello debole (o quello più forte?) che pur desiderando e immaginando, non riesce alla fine a compiere l’ultimo passo verso la totale perdita di se stesso. Il loro destino è quello di consumarsi a vicenda (non riescono a stare insieme 5 minuti senza cercare di squartarsi) ed è proprio Will, nella dolente scena finale, ad accettare l’impossibilità del loro rapporto.

La tazzina si è rotta troppe volte ed è diventato impossibile ricomporla. Il cuore di Will è con Hannibal, ma la sua mente semplicemente rifiuta di farsi smembrare e mangiare saltata con funghi finemente affettati. C’è un limite invalicabile. E siccome la danzHannibal307-02a non può essere continuata all’infinito, la scelta di Will è quella della semplice sopravvivenza. Lascia andare Hannibal, lo cancella decidendo di dimenticare tutto pur di poter andare avanti.

Può farlo Hannibal? Essere razionale è il suo forte, essere deciso e inarrestabile. Ma che senso avrebbe a questo punto una sua ulteriore fuga senza Will ad inseguirlo? Impossibile per lui giocare da solo, senza un avversario valido. Scomparso Will ogni energia sembra lasciarlo ed è quindi semplicemente logico e necessario farsi arrestare, per restare vicino, per non sparire, per non permettergli di dimenticarlo ancora. Pur se la sua non è una sconfitta ma una resa volontaria, ha un sapore amaro. Le interpretazioni di Dancy e Mikkelsen, quiete e pacate, sono semplicemente perfette. Palpabile è la stanchezza emotiva di entrambi, la desolazione rassegnata di uno, l’energia contenuta dell’altro. Sono l’ancora di tutto questo teatro sopra le righe.

Eppure c’è un prezzo per tutta questa meraviglia. Un contorno che permetta a Hannibal di sfuggire illimitatamente alla poliziHannibal307-04a (giustamente tutta italianamente corrotta……), che lo lasci aggirarsi per il centro di Firenze deserto, che conceda a Chiyo di aggirarsi con un cannone a mirino indisturbata e che favorisca l’agile trasporto di gente rapita da un continente all’altro, o a Verger di usare una scrofa come incubatrice o di sognare di mettersi la faccia di Will con l’aiuto di un tuttofare. E in mezzo Alana che si accontenta di fare l’incubatrice per i Verger dopo una non ben specificata storia d’amore con Margot (ma molto bello resta il suo confronto finale con Hannibal “Could I have ever understood you?” “No“) e a Jack di trottolare in giro riaggiustandosi i tendini come se nulla fosse. Troppi personaggi ormai privi di un vero senso o di un vero sviluppo, semplicemente funzionali alla trama.

Ma come abbiamo detto si chiude qui una parentesi piuttosto intimista e se ne apre una nuova che dovrebbe promettere un ritorno a ritmi narrativi più canonici. Troppo tardi?

PS: la convenzione di Ginevra vieta a chiunque di accanirsi così tanto contro la faccia di Hugh Dancy
PPS: la murena infilata nella gola di Verger morto per me è NO
PPPS: un po’ mi spiace per il personaggio di Chiyo che finisce a fare la cecchina implacabile e non molto altro
PPPPS: dove sono i cani di Will?!?!

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