Hannibal

Hannibal: Recensione episodio 3.02 – Primavera

Hannibal

“Ti perdono.”

Romeo e Giulietta, tornate al vostro latte. HeatcliffCatherine? Fatevi da parte. Arrivano Hannibal e Will, freschi di divorzio eppure ancora totalmente e indissolubilmente legati. Entri l’Italia e il suo decadente, romantico fascino e KABOOM: tutti a tavola per un po’ di cuore ben rosolato.
O infilzato da spade nella cappella normanna di Palermo. Come preferite. Hannibal è semplicemente la storia d’amore più tragica e sanguinolenta che sia vista in TV. Attenti solo agli tsunami di sangue.

Noi siamo i die hard fans, siamo quelli che hanno seguito la scalata di orrori di queste prime due stagioni fin dal primo minuto. Eravamo lì per l’antipasto e abbiamo seguito famelici Bryan Fuller attraverso le portate, in un costante crescendo. Vi siete mai fermati a considerare cosa penserebbe uno spettatore Hannibal302-02casuale trovandosi di fronte a questo o al primo episodio di questa terza stagione, senza averne mai visto qualcuno prima? Io l’ho fatto, trovandomi a guardarli con dei famigliari capitati a caso. Le loro esclamazioni ed espressioni sono state formidabili. Non che la mia sia stata molto differente, quando il cuore gigante si è disteso e da arti mutilati sono spuntati zoccoli e corna. Mi è scappata una risata totalmente isterica mentre nella mia testa mi ripetevo “non ci posso credere, non sta accadendo sul mio schermo!”. E invece sì, questa terza stagione sta accadendo ed è pura follia in libertà. Ci siamo immersi così tanto in questo universo di eleganti orrori e oniriche atmosfere che ormai tutto è possibile.

Per rosolarci a puntino, si è deciso che non avessimo sofferto abbastanza nel vedere sventrati i nostri eroi nel finale della scorsa stagione, serviva un biss, ma con più sangue. Facciamo un balzo avanti di 8 mesi e Will è ricucito in un letto di ospedale, ma non è  sano  salvo. La tazzina si è rotta e si è ricomposta, ma probabilmente non nel modo in cui Hannibal aveva sperato. Nella scorsa stagione abbiamo visto i nostri protagonisti dibattersi, strattonarsi, ferirsi e tradirsi a vicenda in una danza incerta di cui non erano sicuri dei passi. Finita la tempesta, quello che è rimasto tra la desolazione è una sorta di reciproca comprensione e di intima consapevolezza. Hannibal sa di non poter fare a meno di Will, sa di essere indissolubilmente legato a lui e di aver trovato in lui qualcuno che lo comprenda completamente. Gioca con Bedelia nella speranza di poter condividere con lei qualcosa di quello che aveva con Will, ma Bedelia è mancante e risulta solo una fragile sostituta. Bedelia è un possibile Will, un Will che dimenticando se stesso avrebbe potuto accettare il mondo che Hannibal gli stava offrendo. Ma Will, pur profondamente cambiato, è rimasto se stesso e mantiene un’umanità che gli impedisce di fare la cosa giusta ma che è anche la più sbagliata di tutte. Avrà capito Hannibal che cercando di privare Will di quella umanità, rendendolo uguale a se stesso, distruggerebbe proprio quello che è più prezioso?Hannibal302-03

Diciamocelo, pur serenamente rassegnato, Will ha giustamente qualche difficoltà a riappacificarsi con il suo personale sbudellamento e la strage compiuta da Hannibal. Ed è così che entra in campo la povera dolce Abigail. Il personaggio più vivo-finto-morto-davvero-morto della storia del telefilm. Non conta poi tanto se la rivelazione della sua effettiva morte ci abbia sorpreso oppure no, ma conta il suo ruolo nell’esistenza di un allucinato Will che la porta con  in Europa in una sorta di Grand Tour del macabro romanticismo, alla ricerca di qualcuno, che pur con tutto il male compiuto, ha dimostrato per loro solo amoreAbigail è la parte irrazionale di Will, quella che, pur dopo tutto quello che è successo, si permette di cercare di immaginare la vita che Hannibal aveva offerto loro. Che rimane fedele a lui contro ogni logica o ragione. Che semplicemente sa che quel legame che si è creato è indissolubile e continuerà a influenzare la sua esistenza. In fondo Hannibal gli ha offerto un cuore infilzato da spade, ben esposto nella sua chiesa preferita, nel luogo che più intimamente lo rappresenta. Altro che valentino! Forse, come Abigail gli suggerisce, ciò che è giusto o sbagliato non conta davvero. Ed è significativo che Will, immedesimandosi nuovamente nell’orrore, abbia abbandonato il metronomo per sostituirlo con il pulsare di un cuore, immerso ormai in una serena confusione. Circondato da dubbi e domande ma deciso ad accoglierli e rassegnato a seguire una strada che ovunque lo porterà andrà seguito fino in fondo.

Fuller ci regala una storia d’amore complessa ed intensa. Che si srotola tra buie catacombe e chiese dorate, in un mondo distorto e impossibile che Hannibal ha disegnato come se fosse un quadro e nel quale Will ora si muove, catturato e quasi incantato. E noi con lui. L’eleganza e il lirismo di questa serie, seppur esprimendosi tra getti e fiumi di sangue, non ha paragoni e ancora si sporge più in là e più in là ancora, Hannibal302-04lasciandoci con gli occhi sgranati. C’è un po’ di autocompiacimento forse, uno stile un po’ troppo barocco a volte, ma innegabile è il lavoro creativo e artistico che pervade ogni secondo, ogni nota ed ogni parola di questa serie. E sarà pur vero che in questo episodio nulla davvero succede, ma è impossibile non apprezzare il ritorno al confronto tra i due protagonisti che scontrandosi e confrontandosi rappresentano il cuore di questa serie.

Cartoline dall’Italia:

– la cappella a Palermo è stata completamente ricostruita, in parte set in parte computer grafica. Magia!
– la censura della Primavera è il vero orrore di questo episodio.
– ciao Don Pietro! Un po’ strascicato, un po’ deliziosamente melodrammatico-italiota. Io Fortunato Cerlino l’ho apprezzato. Quando ce lo mangiamo?
– Kacey Rohl sempre perfetta!
– Primavera… qualcuno mi spieghi culinariamente cosa mi rappresenta oltre al risotto del ristorante cinese.

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