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Hannibal

Hannibal: Recensione dell’episodio 2.01 – Kaiseki

Nella gastronomia giapponese, il termine kaiseki si riferisce ad una forma di pasto tradizionale che include tante piccole portate disposte su piatti singoli per esaltarne il sapore e decorate con contorni commestibili sistemati in modo da prendere la forma di animali e piante vari. Perché allora Bryan Fuller decide di intitolare in questo modo l’episodio che segna il ritorno di Hannibal ? Perché ci sono tante cose in tavola e tutte presentate in maniera tanto attraente che ad esse ci accostiamo con il rispetto che si deve all’opera ben riuscita, ma anche con un inarrestabile desiderio di goderne (simili in questo a Jack che non può non assaggiare l’ ultima creazione culinaria di Hannibal).

jackhannibalfightProprio come nella preparazione di un piatto kaiseki, c’è una notevolissima cura nella coreografia iniziale, con quegli sguardi che si riflettono su lame e annunciano la tempesta che sta per scatenarsi in una cucina trasformata nel palcoscenico per una danza di morte. Ma, se la presentazione accontenta il nostro gusto estetico, ciò che davvero sorprende è il suo significato. Nemico mortale di ogni spettatore e di ogni autore di serie tv è il demone dello spoiler, la paura di scoprire in anticipo quello che accadrà nel seguito. E, tuttavia, in questo episodio Fuller si arma di un coraggio inusuale e ci presenta fin da subito come finirà non un evento marginale, ma l’ intera stagione appena iniziata. Se la prima è stata dedicata a seguire la discesa di Will negli inferi della pazzia sotto la guida di un insospettabile (per Will, Jack, Alana) Hannibal, questa seconda annata ci mostrerà come e perché un affermato psichiatra, ammirato da clienti e colleghi, rispettato al punto da essere scelto come consulente per i casi più difficili direttamente dal direttore della sezione comportamentale dell’ FBI, vedrà cadere la sua maschera per mostrare il vero volto del mostro. Dodici settimane mancano alla fine di questa stagione e dodici sono quelle che intercorrono tra la scena che apre questa serie e il punto nel tempo a cui torniamo dopo questo sorprendente inizio.

bodiesUna volta metabolizzato lo shock per questa inattesa rivelazione, è d’obbligo chiedersi il perché di questa scelta. Decisione indubbiamente coraggiosa, ma anche, forse, inevitabile. Sebbene il modo di affrontare i personaggi di Will, Jack e Hannibal abbia molto poco a che fare con i caratteri che sono apparsi nella trilogia di Thomas Harris e nei film da essa tratti, tutti sanno chi è il dottor Hannibal Lecter. Nessuno ignora che verrà il momento in cui sarà scoperto e che proprio Jack Crawford lo catturerà per rinchiuderlo in quello stesso manicomio criminale dove Chilton tenta inutilmente di far parlare Will (come inutilmente il Chilton de “Il silenzio degli innocenti” prova a interagire con il suo Hannibal). Fuller decide, quindi, di non fingere che gli eventi non arriveranno prima o poi a quel punto inevitabile. Qualcuno ha detto che viaggiare è più interessante che arrivare. In questo Kaiseki, Fuller sembra ripetercelo e ci invita a seguire i dodici episodi che restano come tante tappe del percorso che ci porterà al finale che tutti conoscono senza bisogno di nessun demone dello spoiler a spifferarlo malignamente.

willjailSebbene la scena iniziale duri meno di tre minuti sui quarantacinque totali, è innegabile che il resto dell’episodio finisca per essere solo un gustosissimo contorno utile a suggerire cosa ci guiderà verso quei minuti iniziali che rivedremo probabilmente nel finale di stagione. Così come Hannibal ha guidato Will nel suo cammino verso la follia, adesso sarà Will a indicare la via a Jack. Prima Will deve recuperare non la certezza della propria innocenza che dimostra già di avere, ma il come sia stato possibile cadere nella trappola di Hannibal. Troppo intelligente è stato Lecter per lasciare un’orgia di indizi che possano aiutare Will a convincere Jack della propria innocenza. Eppure, Will sa (ed ora lo sappiamo anche noi) che la sua missione avrà successo. Il dialogo con Hannibal è diverso da quelli a cui eravamo abituati nella prima stagione. Se Hannibal continua a restare glaciale e sicuro della propria arte di ingannare il prossimo (e mai troppo a lungo sarà lodato Mads Mikkelsen per la sua interpretazione), stavolta Will è tanto graniticamente fermo nella sua convinzione di avere davanti il mostro dalle corna di cervo, quanto tremante e sbandato appariva negli ultimi episodi della passata stagione. Stessa fermezza che mostra nel rifiutare ogni interazione con un Chilton sempre più vittima della propria vuota ambizione che gli impedisce di capire chi ha davvero davanti. Certezze che non ha Alana il cui amore per Will (riflesso nella cura dei suoi cani) la costringe a scindersi tra l’impossibilità di accettare l’evidenza dei fatti e il desiderio di non deviare dalla professionalità a cui non sa rinunciare.

hannibaldnaL’edificio perfetto che Hannibal aveva costruito comincia, tuttavia, a mostrare delle crepe. Sebbene sia impossibile per lo psichiatra ammetterlo, la sua ossessione per Will (simile a quello di un artista per il suo capolavoro più riuscito) inizia a essere troppo evidente per non destare sospetti. Magari ancora ingiustificati come quelli di Beverly Katz che esplicitamente ricorda ad Hannibal di non credere in lui, ma solo nelle prove. Una frase magari scontata, ma che è usata per mascherare la volontà di Beverly di credere comunque in Will. Rumore di pericolosi scricchioli iniziano a risuonare anche nelle orecchie di Bedelia de Maurier, la psichiatra di Hannibal. Il dialogo tra i due è l’ennesimo capolavoro del non detto, del suggerire qualcosa parlando di altro, del seminare dubbi mostrando certezze. Bedelia ripaga la glacialità di Hannibal con uguale moneta, ma prova a fare anche di più, lasciandogli intendere di essere in grado di andare oltre quel muro dietro cui il suo paziente nasconde la propria vera natura. E non è un caso che Hannibal debba ricordarle che quello che troverà potrebbe non piacerle affatto.

Con Kaiseki, la cucina raffinata dello chef più pericoloso ed elegante della tv ha riacceso i fornelli. Anche se sappiamo cosa ci verrà servito come dessert, non ci resta che sederci e ammirare come il resto delle portate ci verrà servito. Bon appetit!

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