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Hannibal

Hannibal: Recensione dell’episodio 1.10 – Buffet Froid

Come gli eccessivi neuroni a specchio che stanno portando Will a dissociarsi dalla realtà, per una contro reazione del suo cervello, così anche i diversi casi di “mostri” sono solamente uno “specchio ” per il nostro protagonista e il loro scopo narrativo è quasi unicamente quello di creare un parallelismo con la discesa nella malattia mentale di Will Graham, rappresentata da uno splendido e sofferente Hugh Dancy, che sembra anche lui avere un empatia oltre il normale con il suo personaggio per renderlo in modo così intenso.

Hannibal 110dQuello che veniamo a sapere in questo episodio è che Will soffre di un encefalite autoimmune, ossia un infiammazione del cervello causata da un attacco del proprio sistema immunitario.. chiaramente non voglio ora soffermarmi sull’analisi della patologia medica (esistente), ma mi affascina il concetto che sembra esserci dietro: è lo stesso corpo di Will che si ribella alla sua esagerata Empatia, spegnendosi. Will sta venendo spinto sempre più avanti, il limite ormai l’ha superato e, persa a quanto sembra la possibilità di ancorarsi ad Alana Bloom, è diventato l’oggetto raro in mano a persone che vogliono usarlo o sperimentare con lui.

Perché sì, sia Hannibal che Jack Crawford si definiscono amici di Will, ma non esitano a farlo diventare da un lato un affascinate oggetto raro da osservare e dall’altro il risolutore di tutti i crimini. Hannibal 110fL’immagine più emblematica di tutte è quella dell’orologio completamente sfasato che viene disegnato dal protagonista che lo vede però normale. Lui è ormai un orologio senza più una definizione ed è anche sintomo di una dissociazione mentale. Lui stesso non riesce a definirsi in modo coerente e completo, tant’è che anche quando il Dottor Lecter definisce le motivazioni del killer di settimana causate dalla sindrome di Cotard, in cui il paziente si percepisce come morto, lo stesso Graham chiede ad Hannibal “are you speaking of me or her?”.

L’episodio in se è realmente scarno fino all’osso:  Hannibal 110ein scena ci sono praticamente, con l’eccezione delle comparsate del neurologo e della ragazza malata ed assassina, solamente i vertici di questo teorico triangolo, Will, Hannibal e Jack. E se la presenza di Beth Lebeau abbiamo visto serve a specchiare Will, lo stesso Dr. Sutcliffe (che ha studiato con Hannibal alla Hopkins, geni) serve ad espandere e magnificare il concetto di studio e ricerca senza limiti morali dello stesso Hannibal. Grazie comunque a questa scena così scarna riusciamo ad apprezzare meglio le forze che alternativamente spingono in fondo e risollevano Will, fino a vederle anche in un confronto, solo accennato, in penombra, dove avvertiamo quella che potrebbe essere una futura e più accesa sfida tra criminologo e psicologo per il possesso dell’oggetto raro e tanto desiderato. Hannibal 110bWill infatti non è più ormai soggetto, ma è oggetto: è l’alce, è l’orologio, è il trofeo.

In un episodio nel quale non abbiamo assistito alla consueta tecnica ricostruttiva di Will, sono da apprezzare comunque le venature horror della descrizione, in particolare la scena d’apertura, il cold open, che è sì un po’ classico, ma la maestria con cui lo rende Fuller è sicuramente da citare.

Ora quale strada ci si presenta davanti? Si accenderà sempre più il confronto tra Lecter e Crawford? Will continuerà a cadere e a che punto inizierà a percepire veramente Hannibal? Hannibal 110aO continuerà a vederlo come lo vedeva la ragazzina, un volto indefinito, una testa con una maschera? A tre episodi dalla fine della stagione e con la tanto agognata notizia del rinnovo finalmente arrivata, rimane abbastanza oscura la direzione che la serie vuole prendere. Sicuramente, per adesso, Fuller è stato in grado di dipingere un ottimo affresco, vedremo se sarà in grado (ma ci confidiamo) di guidarlo su una strada specifica.

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