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Hand of God: Recensione dell’episodio 1.01 – Pilot

Hand of God

Ezechiele 25.17 : “…e tu saprai che il mio nome è quello del Signore quando farò calare la mia vendetta sopra di te…”

                                    Jules Winnfield

Recitava così il famoso personaggio di Pulp Fiction con un passo biblico di fantasia che serviva per esorcizzare ed espiare il peccato mortale che sarebbe andato a commettere contro vittime sotto il tiro della 62133sua pistola. Una condanna religiosa, un ossimoro che nella storia della Chiesa è stato più volte ripetuto come una spiegazione alle azioni immorali che gli uomini, in nome del Signore, eseguivano. Dall’inquisizione alle crociate, passando per tutta una serie di censure e condanne a morte a personaggi illustri della scienza solo per le loro teorie ritenute eretiche o solo per il loro orientamento sessuale immorale.

E non fa di certo scalpore quindi questa prima puntata di Hand of God, che si propone in maniera un po’ confusa come una nuova serie che vuole toccare sia l’aspetto religioso, che quello drammatico aggiungendo quel pizzico di sangue che solo alla fine della puntata fa la sua comparsa. Prodotta da Amazon Studios e retta principalmente dalla bravura dell’attore Ron Perlman, Hand of God si presenta come una sorta di nuovo Dexter in cui la figura del carnefice “retto” viene affibbiata al giudice Pernell Harris, vittima di uno stupro e di un tentato suicidio che colpisce suo figlio e la sua ragazza. Corrotto e severo, il giudice Pernell ci viene mostrato già dalle prime immagini come un personaggio che sta intraprendendo il cammino verso il Cristianesimo, posticipandoci tutti gli aspetti negativi del personaggio che solo con il proseguo della puntata andiamo a scoprire.

Ma il battesimo nella fontana non basta a Pernell per cancellare tutto quel passato corrotto che continua a bussare alla sua porta sotto il nome del sindaco Robert Boston, suo fidato amico e complice con la moglie del giudice, Crystal Harris, di un affare illecito che sembra saltare quando la lucidità e la condizione psicologica di Pernell sembrano venire meno. Questa redenzione di Perhandofgod2nell avviene grazie alla conoscenza di un giovane prete, Paul Curtis, ex attore redento in maniera del tutto inaspettata e non del tutto convincente. Non si sa nulla della chiesa di Curtis, né come operi e neppure quale Credo e quale cammino segua. Il nome della Chiesa, “Hand of God” , da il nome al telefilm e questo ci fa capire che l’importanza della trama farà perno su questa nuova tendenza che sembra toccare anche il co-protagonista della serie.

Quello che non ci è dato sapere è come abbia fatto Pernell ad avvicinarsi alla Chiesa e quali finte promesse gli sono state dette per offrire a Curtis quell’ingente somma di denaro. La figura del prete è di certo creata apposta per essere ambigua e improvvisata; la stessa “assistente” che lo accompagna sembra avere modi di fare poco ortodossi, anche se sa ben “gestire” e “addomesticare” le nuove pecorelle smarrite. La questione della Chiesa è per il momento molto offuscata e non chiara; lo stesso Curtis sembra stupito dall’operato che sta facendo e dai risultati delle sue prediche. Pernell, battezzato in questo nuovo Credo, riceve in dono delle allucinazioni che gli danno la possibilità di comunicare con il figlio in coma e di eseguire dei segni che lo avvicinano e gli fanno scoprire lo stupratore di sua nuora. La scena del discorso con la scia di vino rosso che indica l’assassino è ben gestita ed enfatizzata dalla bravura di Ron Perlman.

Ma la credibilità del giudice sembra venire meno anche per colpa di un verdetto del tutto inaspettato che attribuisce a Kyle Dennison, un violento ragazzo che si trova a condividere con Pernell la sua redenzione alla Hand of God. Kyle è ossessionato dalla religione, ossessione che si spinge alla pazzia e che lo porta a non farlo ragionare e a colpire a sediate uvlcsnap-2015-09-01-14h53m19s291-300x169n uomo durante la sua ora di comprensione alla Bibbia. Pernell intanto cerca di incastrare l’uomo che ha rovinato la famiglia, ma, non riuscendoci, decide di non sporcarsi le mani e ingaggia Kyle per ucciderlo. Solo alla fine della puntata quando i minuti del telefilm e del presunto omicida stanno finendo, si viene a conoscenza di un piano più complesso che avrebbero portato lo stupratore ad agire contro famiglia del giudice.

Si chiude così la prima puntata di Hand of God, in un modo che ricorda l’inizio di Kill Bill e la sua crociata verso i suoi assalitori. Hand of God inizia in maniera un po’ confusa con una grande ombra di mistero, proponendoci un pilot che ci mette più dubbi che curiosità. L’attenzione sembra più focalizzata sul presentarci il giudice Pernell, ma non in maniera diretta, bensì attaccando stralci d’informazioni tra sua moglie e il sindaco. La  figura in sé sembra inebetita da questo nuovo Credo e dalle vicende che gli sono capitate e spero che le prossime puntate ci aiutino a dare più spessore al personaggio.

Personalmens01e01_66te la storia delle allucinazioni e delle visioni mi sembra un po’ troppo abbozzata e per niente originale (l’avvocato Eli Stone risolveva i suoi casi grazie a quelle), spero solo che la trama religione offra degli spunti in più per arricchire la storia. Troppa carne sul fuoco e spiegata male, insomma, perchè si è voluto a tutti i costi aprire tutte queste porte senza però spiegarne una in maniera chiara. La stessa Chiesa, su cui dovrebbe fare perno il telefilm non ci viene per niente descritta e invece si è voluto far perdere i minuti su quel pompino in banca e su quell’incontro tra Crystal e Curtis. Ron Perlman si conferma essere un buon attore, anche se il suo personaggio può dare molto di più di quello che ci è stato mostrato, sperando di vederlo svegliarsi in questa estasi religiosa in un modo meno inebetito di questo pilot.
La puntata scorre via grazie alle mille porte che apre e anche le chiacchierate più lunghe sono molto contenute, e questo per il momento è un buon punto per il telefilm. E mentre le perpetue vanno in giro a raccogliere fedeli e i preti girano con abiti di lusso (quanta contemporaneità), preghiamo perché gli autori possano creare un prodotto originale e non con quella banalità che gira per l’aria. Abbiamo fede e sia fatta la volontà dello spettatore.

Stay tuned.

1.01 - Pilot
  • Abbiamo fede?
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