fbpx
Da recuperare

The Office: Perché guardarlo in lockdown

guardare the office

Due mesi fa all’inizio di quella che era chiamata ancora quarantena e non lockdown, ho iniziato a guardare The Office nella sua versione USA (disponibile su Amazon Prime Video).
Oggi sono qui a scriverne perché penso che sia molto più che una semplice comedy.

In passato, la nostra collega Ilaria ha pubblicato un articolo con i cinque motivi per cui iniziare la visione di questa serie. Un pezzo che ti consiglio di leggere perché darà la giusta infarinatura su tutto quel che c’è da sapere. Tuttavia, c’è qualcosa in più da dire.
E quando una serie finita da così tanto tempo ha molto da dire, significa che ha colto davvero nel segno.

Jenna Fischer (Pam) e John Krasinski (Jim) – NBC Universal

Perché guardare The Office

Partiamo dalla mia esperienza personale, se ti va. Ho iniziato The Office dopo un rewatch lungo mesi di Scrubs. Volevo una serie simile, volevo legarmi a dei personaggi forti. Non sapevo ancora che:

  • Quei personaggi mi avrebbero fatto compagnia durante un periodo di isolamento forzato e necessario, rendendoli ancora più umani e veri di quel che sono.
  • Mi hanno fatto venire nostalgia del lavoro in ufficio. A novembre dello scorso anno ho cambiato ufficio e colleghi. Mi mancano entrambi i posti e tutte le persone dentro e questo, devo dirlo, potrebbe aver influenzato un po’ troppo positivamente la mia visione. E questo pezzo.

Detto ciò, passiamo alle cose serie. Se finora hai sentito anche il più minimo riferimento a qualcosa che hai provato nella tua vita, vai avanti. In caso contrario, spero tu legga ancora.

La comicità di The Office

Ci sono motivazioni che restano nonostante tutto e che sono oggettive. Partiamo dalle risate.

La comicità di The Office si annida in quello che oggigiorno su internet viene definito cringe e qualche tempo fa nonsense. Sono solo definizioni e niente di più. Io non mi soffermerei molto sul come faccia ridere, l’importante è che ti faccia ridere.
Vedi Michael dire una cosa assurda che non sta né in cielo né in terra, eppure ti strappa un sorriso? Sei sulla buona strada.
Ridi ad ogni scherzo inflitto a Dwight oppure dopo il terzo sguardo fugace di Jim verso la postazione di Pam ti stai chiedendo se c’è qualcosa sotto? Sei già stato preso all’amo.

Ridere in The Office può non essere per tutti, all’inizio. Secondo me vale il precetto: “Resisti fino alla seconda stagione”. Se c’è uno show che sa imparare dai propri errori (la maggior parte dei quali racchiusi nei primi episodi) e dal proprio passato (è un remake della versione UK) è The Office.

Michael Scott potrebbe sembrarti imbarazzante, e il suo interprete Steve Carell ti sembrerà una specie di pupazzo disadattato. Ma tieni duro e ti assicuro che lo amerai. Non ti chiedo neppure di andare troppo lontano: almeno al finale della seconda stagione. Lì capirai se vale la pena continuare. In caso di abbandono, amen: non è un crimine.

Rainn Wilson (Dwight) e Steve Carell (Michael Scott) NBC Universal

I personaggi in The Office

E questo ci porta alle persone che popolano The Office. Alla fine dei primi sei episodi (la prima stagione) non avrei scommesso un euro sul fatto che tutti quei personaggi in background, seduti alle loro scrivanie ben lontani dal palcoscenico di Michael e dalla reception di Pam (e Jim) potessero essere anche loro dei protagonisti.

Ognuno di loro ha a disposizione poco tempo, ma sa farselo bastare per diventare memorabile e forgiare un carattere unico. Il personaggio di Creed non ha senso di esistere, eppure esiste e dopo qualche episodio capisci che ha logica tutta sua, anche se pronuncia una sola battuta o fa una sola azione nel giro di tre episodi.
Persino quell’ammasso di antipatia di Angela ha un carattere tutto suo che ti permetterà di percepire le sue (pessime) intenzioni da un minimo sguardo.

Davvero, in questa serie non esistono personaggi secondari. Certo, alcuni entrano e vanno via così come sono venuti, ma i più significativi arrivano in punta di piedi, si fanno notare senza neppure essere visti e poi ti rubano il cuore (Erin e Andy, sto parlando di voi).

Quanto è verosimile The Office?

Per quanto banali e stupide ti possano sembrare certe dinamiche tra i personaggi di The Office, sappi che è così che è la vita. Anzi, a volte la vita è scritta pure peggio.

Come fa Michael a farsi benvolere da tutti in ufficio? Lui, un boss idiota che non puoi sopportare e che non sai perché è il tuo capo, alla fine diventa tuo amico perché impari a vedere cosa c’è sotto la maschera, cosa c’è dietro le sue azioni apparentemente prive di senso.
E Jim? Il giovane spensierato che si innamora senza speranza della receptionist goffa e carina ma impegnata in una relazione decennale, è quel tuo amico invischiato nello stesso tipo di relazione. O forse sei tu.
Ognuno nella sua vita ha un Dwight, il pignolo della situazione che ti infastidisce con la sua presenza, ma senza il quale forse (e lo ammetti anche tu, sotto sotto) la tua vita non sarebbe la stessa.

Per non parlare dei vari sviluppi di trama che sono un tantino esagerati ma comunque verosimili, a tal punto che non ha nessun senso criticare certe scelte degli sceneggiatori.
Gli stessi che, al contrario, riescono a nascondere sotto scene apparentemente inconcludenti e prive di scopo dei significati lampanti. Chi si spingerebbe fin sopra al tetto dello stabile dove lavora, ad un passo dal vuoto solo per tenere un seminario sulla depressione, portandone dentro i sintomi? Michael Scott, che è lo stesso che dire: chiunque.

Rainn Wilson (Dwight) – NBC Universal

In conclusione, sta a te seguire o no il consiglio

E se tutto questo non dovesse bastare, amen. Ci sono altre tremila serie lì fuori pronte per essere fruite quindi vai e scegline un’altra. Se però dovessi trovare questi motivi validi e ne hai uno tuo personale, lasciaci un commento. A noi di Telefilm Central piacerebbe sapere il tuo parere.
Oppure puoi scrivere quali sono secondo te i motivi per cui The Office non ha senso. Forse non troverai amici, ma argomentazioni civili sì.

Comments
To Top