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Grey's Anatomy

Grey’s Anatomy: sulle malinconiche note dell’incidente aereo, recensione episodio 13.20

Le nostre preghiere alla messa domenicale sono state ascoltate, e finalmente, dopo 7 mesi di snervante attesa, arriva l’emozione che da tanto, forse troppo tempo stavamo aspettando. Una chicca thriller, un inaspettato regalo di Pasqua che Shonda ci fa quasi allo scadere di questo tredicesimo capitolo, chissà, forse per tenerci buoni, ancora legati allo show, o forse semplicemente perché anche ai piani alti ci si era un po’ stancati della monotona vita al Seattle Grey-Sloan, mascherata per troppi episodi da fasulla frenesia relazionale. Anche questa volta, come in tante occasioni di questa stagione, l’episodio è esclusivo, monotematico, ma mai come in questo caso mi sento di dire che la scelta è stata più che appropriata. La situazione delicata, particolare, surreale, quasi al limite del malinconico onirismo, vissuta in uno spazio (che è) ed in un tempo (che sembra) a sé stanti, ha richiesto una forte attenzione che non ha lasciato luogo, nemmeno per uno spicciolo fotogramma, a terzi (incomodi, aggiungerei). Benché lontani dalla scena (fisicamente e/o spiritualmente), gli altri, comunque, sono sempre presenti nei racconti, nei ricordi, nei discorsi, nei pensieri, persino nei flashback: l’impaziente agitazione, la smania e l’eccitazione che percepiamo nelle gambe, nelle braccia, sono infatti attenuate dai morbosi ricordi dell’incidente aereo che Meredith ha dovuto subire anni prima, e che porta con sé il non assolutamente dimenticato bagaglio di dolori e sofferenze che la nostra protagonista ha dovuto vivere.

Con incauta (ma mai involontaria) attenzione, Shonda decide così di farci un regalo e di farcelo contemporaneamente pagare. Volevamo l’azione, il brivido dell’imprevedibile, il vecchio Grey’s? Eccoci serviti, ma a modo suo, pagando lo scotto di riportare a galla una catastrofe che ha lasciato il segno sotto parecchi punti di vista, nello show, nel personaggio di Meredith ed anche in noi spettatori.

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Mer viaggia per andare ad una conferenza lavorativa ed inaspettatamente incontra sul suo  aereo Nathan, diretto alla stessa conferenza. I primi dieci minuti sono di pungente ironia, e trascorrono accompagnati da sarcastici e logorroici discorsetti di botta e risposta rapidissime tra i due, tra i quali è interposto un terzo passeggero piuttosto seccato, Ingrid, la quale sembra quasi incarnare l’impossibilità emotiva dei due nello stare insieme; stanca e sfiancata dalla guerra verbale, Meredith si alza per andare in bagno, ma Nathan la segue: il confronto continua anche nella toilette 1mx1m, dove non c’è spazio, non c’è ossigeno per entrambi, ma non viene mai meno la sfiancante caparbietà di Nathan nel cercare di far ammettere a Meredith di essere coinvolta nella relazione, anzi, nella non-relazione tanto quanto lui. Lei continua a negare, ad ammettere a gran voce di non voler intessere alcun tipo di relazione, di voler essere libera di mettere gli altri e la loro felicità prima della sua, perché è giusto così, addirittura ad un certo punto urla di non poter stare con Nathan perché si sente ancora sposata. Sposata con un fantasma, che nemmeno riesce ad essere nominato. Ma tutte queste ipotesi, queste scuse, queste giustificazioni, cadono nel nulla, poiché non è quello che Meredith realmente vuole, tant’è che alla fine i due finiscono per fare sesso.

La leggerezza dell’episodio s’intacca e la situazione precipita, metaforicamente e letteralmente, quando l’aereo è bloccato tra due turbolenze; a causa di questo alcuni tra i passeggeri privi di cintura di sicurezza allacciata, vengono sbalzati su e giù per l’aereo. Nathan e Meredith, aiutati da un dentista pediatra, si mettono subito all’opera, offrendo assistenza a chiunque ne abbia bisogno mentre l’aereo sta cercando di stabilizzarsi. Tra un controllo ed un altro i due riescono a prendersi persino un attimo di riposo, nel quale si instaura una forte intimità: dopo che Nathan le chiede del suo incidente aereo, Meredith si apre completamente: racconta di Lexie, sua sorella minore, di Arizona e della perdita della sua gamba, di come su quell’isola faceva freddo nonostante fossero paralizzati e di come inizi a credere di essere lei la calamita di tutte queste sciagure e queste morti, addirittura a volte è come se stesse aspettando, semplicemente, il suo turno. Favoloso che dopo 13 anni Shonda lasci che sia proprio Meredith a formulare ad alta voce un pensiero che, anche solo una volta nel corso del tempo, ha attraversato la mente di tutti.

Quasi tutti riportano esclusivamente ferite superficiali, graffi, tagli, piccoli ematomi, ma uno in particolare, Max, urta violentemente con la testa sotto il soffitto dell’aereo; all’inizio sembra essere lucido, vigile, presente, ma subito poco dopo mostra i sintomi di una grave emorragia cerebrale: è necessario aprire il cranio ed operare, per ridurre la pressione sanguigna, ma il pilota non ritiene che sia il momento giusto per atterrare e per poter portare così Max nell’ospedale più vicino.  Chiunque avrebbe dato di matto in una situazione del genere, avrebbe perso il controllo, iniziato a farsi dominare dal panico, il sentimento più probabile in questa situazione. Meredith Grey no. Lei rimane concentrata, preparata, razionale, riuscendo ad effettuare una craniotomia con l’ago di una siringa ed una cannuccia da cocktail. Insomma, la mia domanda è: ma come potremmo anche solo lontanamente pensare di non reputarla una cazzutissima eroina?

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L’aereo, alla fine, riesce a fare un atterraggio d’emergenza, e tutti i 257 passeggeri sono salvi. La catastrofe, questa volta, è sventata per un pelo, facendoci guadagnare un meritato happy ending, non solo per Max, ormai fuori pericolo, ma anche per Meredith e Nathan, a quanto pare. Ancora una volta Nathan prova a ragionare con Meredith, a farle capire che è arrivato il momento di lasciar andare il passato, ma soprattutto di lasciar andare Derek, perché meritano di poter proseguire con le proprie vite, insieme o da separati, ma comunque di andare avanti. Nessun discorso smielato, nessuna arzigogolata riflessione sull’importanza della vita, anzi, lo stesso Nathan afferma di non voler parlare del passato, solo una mera, semplice e forse anche sin troppo banale affermazione: Noi siamo ancora vivi. 

Per alcuni può sembrare la fine di qualcosa, di un’era, per altri l’inizio di qualcosa di nuovo, di una ventata d’aria fresca. Sono sicura di due cose, in assoluto: che Grey’s Anatomy è uno show tutto work in progress, dove niente è già deciso a monte o sicuro al 100%, e secondo…che non importa quanti uomini o quali Meredith deciderà di avere al suo fianco per andare avanti con la sua vita, nessuno dimenticherà mai Derek Shepherd.

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13.20 - In The Air Tonight
  • Coinvolgente (come non lo era da tanto)
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