Grey's Anatomy

Grey’s Anatomy: Recensione dell’episodio 13.08 – The room where it happens

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ABC / Richard Cartwright

A una settimana dal tanto temuto mid-season finale Grey’s Anatomy decide contro ogni aspettativa di premere il tasto pausa sullo svolgimento della trama orizzontale. Se infatti nelle scorse puntate erano stati seminati i presupposti per nuove coppie, vecchi amori e altri drammi, quasi seguendo i canoni del teatro classico The room where it happens sceglie l’unità spaziale e temporale per raccontare il turno di notte di quattro chirurghi e fare il punto della situazione sui loro trascorsi.

L’inizio dell’episodio è rapido: Meredith, Owen e Stephanie entrano in sala operatoria con una probabile vittima d’incidente d’auto, il cui fegato è stato parzialmente distrutto dall’evento. Verificate le gravi condizioni in cui versa il paziente, i tre dichiarano di avere poche ore di sonno alle spalle e di stare andando avanti per inerzia, quando vengono raggiunti da Webber. Sarà il vecchio chirurgo, infastidito dal modo di trattare il ferito dei tre dottori più giovani, a dare moto al vero cardine dell’episodio. Essendo infatti sconosciuta l’identità dell’uomo, Richard dà il via a un gioco didattico con lo scopo di affibbiare una storia inventata al paziente, al fine di renderlo più umano e incentivare i dottori a salvargli la vita.

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Inutile dirlo, ma tale attività diventa subito occasione per i presenti di scandagliare la propria psiche. Così Webber vede nel paziente la madre, devota violoncellista morta quando lui aveva appena dieci anni per un tumore al pancreas in stadio avanzato. Nel frattempo Stephanie riceve invece una visita dalla sua versione infantile, che l’aiuta a scoprire le comorbilità dell’uomo sul tavolo. Seppur suggestive, queste vicende non portano nulla di nuovo alla trama. Della mamma di Webber interessa relativamente poco, sapendo che l’uomo ha ormai i suoi anni e il trauma ormai è stato metabolizzato, e la vicenda serve solo a ricordare come questo personaggio continui prepotentemente a immischiarsi nelle vicende degli altri dottori, risultando fuori luogo e fuori tempo. Discorso simile va fatto per Stephanie, la cui patologia infantile era già stata affrontata la scorsa stagione, per cui il suo siparietto è stato un riempitivo puro e semplice.

Stuzzicano di più le storie “inventate” da Owen e Meredith. Finalmente viene mostrata la sorella del primo e la vicenda viene sfruttata dal traumatologo per esternare i suoi sentimenti circa la vicenda con la coniuge, dimostrando come il desiderio di avere figli sia talmente forte da far sì che il subconscio gli rinfacci di non aver sposato la Grey. Riuscirà il nostro povero ginger a risolvere l’attuale situazione con Amelia o è in arrivo un’altra rottura? Ma, soprattutto, arriverà una gioia anche per lui? Torna invece su un terreno fertile per i feels la carissima Meredith, la quale appena scoperto lo status di padre del paziente rivive la scena della morte di Derek dal punto di vista dei figli. Forse non c’era il bisogno di mettere mano su una ferita ancora aperta, però è servito ad aggiungere un altro tassello ad una vicenda cardine della serie, senza contare la comparsata a sorpresa sul finale dall’effetto magone assicurato.

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Arrivati al termine il messaggio trasmesso è forte, si parla di avere fiducia in se stessi e della capacità umana di riuscire ad andare avanti anche quando tutto sembra perduto, chiudendo con un bel fiocco un episodio sicuramente atipico. Resta il fatto che la puntata lascia l’amaro in bocca, seppur obiettivamente ben fatta ed emotivamente intensa non viene collocata nel momento più propizio. Come si era già detto all’inizio, avvicinandoci ad un mid-season finale con colpo di scena, si poteva utilizzare questa settimana per scuotere le acque e accelerare il ritmo della narrazione. Appuntamento alla prossima, sperando di non ritrovarci con un mapazzone tra le mani!

VOTO 3.5/5

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