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Grey’s Anatomy: recensione episodio 11.16 – Dont’ Dream It’s Over

Bah. Questo sedicesimo episodio di Grey’s Anatomy è servito solo ed esclusivamente per allungare il brodo della donna che ha risposto al telefono di Derek. Enigma tra l’altro risolto con l’anticipazione, a fine puntata, del prossimo episodio. Giusto per tenere lo spettatore una settimana in più con la domanda in sospeso: la lascia o non la lascia? Tutte le scene ruotanti intorno al plot di Meredith sono state costruite svolgendo bene il compito, ma hanno rappresentato l’inutilità messa in scena. Idem per il record di pazienti salvati. Da una parte hai una vittoria che definire di Pirro è un complimento, dall’altra una relazione inversamente proporzionale (matrimonio che sta morendo – vite salvate che continuano ad aumentare) che rappresenterebbe benissimo la copertina di un ipotetico manuale di didascalia, nel senso negativo del termine.

Robe che nemmeno nelle sitcom sui canali Disney si vedono. Inoltre, il non aver perso un paziente da mesi non fa di Meredith per forza un medico migliore, quindi non è che sacrificando il ruolo di moglie abbia proprio dato una svolta alla carriera. Tutte queste soluzioni alla fine sono veramente l’acqua aggiunta alla pentola per aumentare il brodo dopo che ci si è accorti di aver messo a cuocere poca pasta. Non dicono nulla, non causano nulla. Se la gelosia mandasse Meredith in confusione, la facesse apparire insopportabile ai colleghi o irascibile con i figli il tutto avrebbe un senso. Ma non qui, in una puntata abbastanza banalotta e scontata per i destini della serie. Sì perché per quanto riguarda la narrazione di Grey’s Anatomy, non avviene niente. Il secondo plot principale infatti è la rivelazione della predisposizione vlcsnap-229444all’Alzheimer per Maggie. Notizia obiettivamente sconfortante, peccato che lo spettatore già ne sia a conoscenza (e quindi l’interesse scema) e Maggie lo sappia da quando era bambina. E quindi, tutta questa menata, semplicemente per mostrare una scena d’affetto fra padre e figlia, con la poveretta che è stata tutta una stagione a soffrire in disparte, dietro le telecamere, nascosta ai colleghi, pensando che la predisposizione le derivasse da Webber. Povera stella. Queste sedici puntate devono essere state un inferno per lei con questo peso sul groppone. L’interesse a questo punto ha preso il badile e ha cominciato a scavare per sotterrarsi. Va beh che eravamo a fine episodio.

Detto questo, e scusate se è poco, visto che erano i due plot principali, la trama di puntata con il malato di Alzheimer che in realtà soffre di idrocefalo normoteso è qualcosa di potente, che ti arriva come un pugno nello stomaco e vi spiego subito il perché. Perché fa arrabbiare, anzi, peggio, fa incazzare, questa volta nel senso buono del termine, per la questione morale capace di mettere in campo: la scelta egoistica di Martin di non affrontare le proprie responsabilità (che in realtà poi non sarebbe nemmeno sua, ma della moglie che ha lasciato le chiavi dell’auto in giro), di tornare ad ammalarsi per dimenticare di aver ucciso una donna, prende talmente allo stomaco che vien voglia di incarnarsi nella moglie e rimbecillirlo questa volta però a suon di sberle. Cinque anni sta disgraziata li ha passati nel totale inferno e questo, solo per non affrontare la realtà, torna ad abbandonarla. Altro che lasciarlo marcire in una casa di cura…

La costruzione di questo tradimento portato avanti da un uomo codardo riesce quindi a bilanciare le nefandezze di prima e soprattutto a riportare in scena (così, ogni tanto ce ne ricordiamo che c’è vlcsnap-308180 questa cosa da usare) il tema della serie: i personaggi riusciranno a maturare per affrontare la morte e la sofferenza altrui? Scemata la tensione del cesareo d’urgenza (di cui ci si ricorda con qualche attimo di ritardo), è Jo a crollare di fronte alla distruzione di una famiglia a causa di una tragica fatalità, o semplicemente della Sfiga. Attorno a lei tutti i medici più maturi che, chi più, chi meno, hanno già affrontato nel loro passato l’identico momento di sconforto misto compassione misto rabbia, lasciano alla tirocinante la possibilità di sfogarsi. Peccato che le due scene successive, Jo+Karev e Jo+Bailey, siano qualcosa di trito e ritrito, visto e rivisto, scontato e nuovamente banale, da far cadere ancora una volta le braccia e tutto quello che non era caduto fino ad allora.

Veniamo ai plot di contorno. La preoccupazione di Jackson per April si scontra con la sua voglia di tornare a vivere. Di nuovo le novità stanno a zero, ma vuoi per gli attori, vuoi per il triplo salto mortale che trasforma la Kepner in una rossa focosa che si aggrappa alla cosa più tangibile che ha, il marito, per andare avanti, vuoi per aver calmierato l’intera situazione in piccole sequenze, è una storia che regge e permette bene il distacco temporaneo, l’alleggerimento, dalle storie principali.
Discorso inverso per Callie e Arizona. Si evita il cliché del coniuge che da fedifrago diventa geloso salvo poi cadere in quello del “siamo in una grande famiglia (e siamo socie dell’ospedale), volemose bene, tarallucci e vino”. Quand’è che una di queste due muore?
Viceversa Amelia e Owen sono ancora intrappolati all’interno di una vita frenetica per avere del tempo da passare insieme. Una scena che si spera essere una metafora per qualcosa che dovranno affrontare in futuro perché altrimenti è sempre acqua che viene aggiunta al brodo, che a questo punto, ormai, è un zuppone annacquato

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11.16 – Dont' Dream It's Over

brodo allungato

Valutazione globale

User Rating: 4.08 ( 2 votes)

Federico Lega

Fra gatti, pannolini, lavoro, la formazione del fantacalcio e qualche reminiscenza di HeroQuest e StarQuest, stare al passo con le serie tv non è facile ma qualcuno lo deve pur fare

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