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Grey's Anatomy

Grey’s Anatomy: Recensione dell’episodio 9.24 – Perfect storm

La tempesta stava arrivando, è arrivata e se n’è andata…lasciandoci tutti un po’ umidicci.

#Thestoriscoming: è stato uno degli hashtag più usati su twitter in queste ore. La tempesta stava arrivando, è arrivata e se n’è andata…lasciandoci tutti un po’ umidicci.

Troppa attesa, troppe teorie, troppo tutto. E’ vero, a Shonda Rhimes, arrivata alla nona stagione di una delle serie più “cult” degli ultimi 20 anni, serviva un miracolo per fare un season finale che potesse reggere il paragone con quelli precedenti. Serviva, a mio parere, un giusto mezzo. Non la carneficina della sesta/ottava stagione ma nemmeno un finale all’acqua di rose. Possiamo dire che ci abbia provato, ma cose ne è uscito? Un insieme eterogeneo di spunti passabilibanalità e suspense (mal riuscita). Nel complesso questa nona stagione non si era poi rivelata tanto male, certe problematiche erano risultate avvincenti, gli attori erano come  sempre l’asso nella manica dello show, ma questo finale è un po’ una delusione. Già dalle primissime battute si capisce che la strada non  è quella buona: Meredith spiega che cosa sia una “perfect storm” (un’operazione in cui insorgono tutte le possibile complicazioni e il paziente muore) e poi aggiunge “…I’ve never thought it would happened to me”. Ora, parliamoci chiaro, morirà Meredith Grey alla fine di una stagione con un’altra già confermata? No, e se anche accadesse che senso ha farle dire “non avevo mai pensato potesse capitare a me?” proprio a lei che passa tre/quarti delle puntate a lamentarsi della sua sfiga? Bah. Le idee sono finite, quest’episodio ne è la prova lampante e lo dico a malincuore perché amo Grey’s Anatomy, ma sinceramente vederlo così è un’agonia.

Nel finale della scorsa puntata avevamo capito che c’era una grande tempesta in arrivo ed essa avrebbe messo in seria difficoltà tutto lo staff; così accade e ovviamente, per la serie “le disgrazie non vengono mai da sole”, proprio durante la tempesta  Meredith affronta il travaglio e Arizona va a letto con Laureen. I 40 minuti a disposizione dovrebbero essere spesi per raccontare lo sviluppo di queste storylines creando un (non si sa bene quale) grande capolavoro televisivo. Meredith deve affrontare un cesareo, al buio, insorgono innumerevoli complicazioni e la Bailey è costretta a rientrare in sala operatoria per salvarla. Ecco però che tutti i possibili spunti drammatici offerti da questa ennesima tragedia vengono immancabilmente rovinati: dialoghi scontatissimi (Derek che, a Cristina che lo rincuora dicendo che Meredith vivrà, risponde “I hope so”. Ma come sarebbe “I hope so”!?), antiche trovate geniali rivisitate malamente (“our person”), cliffhanger di bassa lega (“The baby’s name is…”).

Schermata 2013-05-18 a 01.44.20Tutt’intorno l’ospedale è invaso dalla penombra e  tutto lo show sembra trovarsi  una condizione simile. Com’era prevedibile, si tenta di far nascere una serie di casi collegati al disastro naturale in corso:  un bus si rovescia, Jackson sprezzante del pericolo salva una bambina rimasta incastrata… e la trovata di regia più intelligente che hanno è farlo apparire dal fumo e le fiamme mentre avanza a rallentatore,  dopo l’esplosione, stile “Rambo”? Imbarazzante. Niente riesce a dare grande spessore alla puntata, non c’è sentimento in April che dice a Jackson di amare lui e non Matthew e lo invita a “darle una ragione per non sposarlo”, non c’è logica in Cristina e Owen che si lasciano per l’ennesima volta, non c’è originalità nel far ritirare fuori ad Arizona il discorso della gamba. Ma come, il tanto chiacchierato “argomento scottante” che (stando agli spoiler) doveva riemergere in questo episodio, è la questione dell’amputazione? Ma se non s’è parlato d’altro in tutta la stagione?.

Chiudo queste review con le (poche) cose che salvo di questo massacro (telefilmico):

  1. La scena di Cristina che, costretta ad operare al buio, impara a “sentire” il problema.Voglio trovare in tutto questo un’allegoria al suo rapporto con Owen. In qualche modo lei è riuscita a “sentire” i problemi del compagno anche se lui si sforzava di mentire a se stesso.Schermata 2013-05-18 a 01.35.09
  2. La scena dello scambio di camici tra Arizona e Laureen: geniale. Un’ottima trovata che viene seguita dal dialogo di loro due nella stanzetta. Doveva essere una delle “scene clou” dell’episodio e in effetti lo è stata: ottimo il realismo di non averci fatto vedere il momento della confessione (che sarebbe stata superflua) di Arizona. Boccio totalmente la trovata di riportare a galla la questione dell’amputazione (infatti oltre ad essere ridondante pare quasi suggerire che la colpa del tradimento sia di Callie) ma il confronto durissimo che viene mostrato tra le due è certamente una scena emozionante. Spero vivamente che dalla rassegnata risposta“I lost…you!”  di Callie (alla moglie che la incolpa di non aver perso nulla nell’incidente aereo)  possano nascere spunti interessanti per la decima stagione,  e che magari un po’ più di tempo sia dedicato alle vicende questi due personaggi. Sara Ramirez e Jessica Capshaw infatti si confermano due attrici di calibro raro e mi sembra assurdo lasciarle in secondo piano.
  3. La scelta di dare a Alex Karev  un po’ di felicità: a parer mio infatti, la caratterizzazione meglio riuscita di Alex la si è avuta nei periodo della sua relazione con Izzie.

Concludendo, non posso che augurarmi che la decima stagione porti con sé qualche vecchia conoscenza (Katherine Heigl?) che dia nuova linfa a questa storyline, magari in previsione di un gran finale per questo show che ad oggi appare stanco.

Ci salutiamo con il dottor Webber steso a terra (morto?) nella stanza dell’areazione. Mi dispiace ma non posso davvero affermare di attendere con ansia settembre per sapere come va a finire. Qui più che di una conclusione, mi pare ci sia bisogno di un nuovo inizio, o di un addio glorioso e definitivo alle scene.

PS: Faccio qui la mia consueta piccola postilla per giustificare la mia scelta di immagine- copertina: a mio avviso tutto il dramma della puntata si concentra nel minuto e mezzo di parole e lacrime tra Callie e Arizona. Il turbamento dei loro cuori, sebbene non abbia nulla di “perfetto” è ciò che più si avvicina a una “tempesta”.

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