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Grey's Anatomy

Grey’s Anatomy: Recensione dell’episodio 9.22 – Do You Believe in Magic

Sopravvivere, farcela, andare avanti: questa è l’idea di magia che Shonda vuole lasciarci in questo episodio.

Anche voi come me vi siete apprestati a guardare quest’episodio di Grey’s Anatomy carichi di speranze, convinti (dal titolo della puntata) che ci sarebbero stati rivolgimenti straordinari e rivelazioni da batticuore? E quindi anche voi siete rimasti parzialmente… “confusi” da com’è realmente andata? Bene, se è così abbiamo molto di cui discutere. Quello che tengo però a chiarire subito è che questa sensazione di “sorpresa” emersa nel corso della visione non è indice di scarsa qualità del prodotto, anzi, lo svolgimento dei fatti ha una sua coerenza interna e risulta probabilmente molto più realistico di quanto lo sarebbero stati dei potenziali colpi di scena. Certo le occasioni non mancavano: più volte durate questi, intenssissimi, 40 minuti si ha l’impressione che la “magia” possa intervenire e risolvere in quattro e quattr’otto tutto quello che non funziona. Portare i personaggi fuori dall’empasse delle loro vite. Partiamo da Ethan, il ragazzino la cui storia ci fa compagnia da ormai 4 puntate: come ho già detto in altre occasioni questa storyline non mi fa impazzire, trovo che gli autori vogliano conferirgli uno spessore morale che però non regge, il bambino fragile ma dalla mentalità adulta è un qualcosa di già visto e il tentato suicidio che si verifica in questo episodio mi dà l’idea di essere un escamotage mal riuscito di fare del patetismo. Il piccolo, nonostante le innumerevoli sciagure, pare infatti abbastanza sereno: come può essere andato a casa e aver trangugiato le pillole della nonna? Certo questo avvenimento un po’ sconclusionato assumerebbe tutto un altro senso se il gesto portasse (come siamo indotti a credere per alcuni minuti) al risveglio del padre… ma così non accade. E le questioni di cuore? Beh anche in questo campo le non- coppie più tormentate del momento (Jackson e April, Alex e Jo) sembrano più volte trovarsi nelle classiche “situazioni x” quei momenti cruciali in cui, generalmente, scatta la molla romantica e tutto quanto finisce a tarallucci e vino.

Schermata 2013-05-04 a 01.22.00 Ma così non accade. Restano impantanati nelle loro indecisioni (Kepner e Avery), rimangono dietro le cortine dei loro sentimenti non ammessi e non affrontati (Alex e Jo), perlomeno finché gli eventi non li spingeranno ad agire; in questo senso, credo che il pestaggio subito da Jo potrà essere un elemento chiave per le vicende future. Puntata completa, piena, senza mai un momento di noia: una sorta di mini-serie dentro la serie, perché in essa si mescolano tutte le tematiche di un medical drama. Si parte infatti con un inizio al cardiopalma, degno di ER dei tempi migliori, per poi passare senza soluzione di continuità a spumeggianti nuovi incontri amorosi che aggiungono un po’ di pepe alla routine quotidiana. Può capitare quindi che arrivi in ospedale un medico come Laureen Boswell specialista in ricostruzioni facciali. La new entry non è arrivata impreparata: ha chiaramente un debole per la bella Robbins tanto che le confessa apertamente di averla “googlata”. I flirts sono continui e sempre più evidenti, la dottoressa è bella, intelligente, diretta e per quanto possiamo amare la coppia Callie-Arizona (e quindi istintivamente odiare questa figura che pare destinata a porre zizzania tra le due) dobbiamo riconoscere alla Boswell un merito: la sua presenza riesce a farci “riapprezzare” tutta la bellezza e la bravura di Jessica Capshaw. Nemmeno l’incidente aereo dell’ottava stagione è riuscito infondo a regalarci emozioni paragonabili a quelle provate all’entrata in scena della Robbins nella stagione 5, dove davvero era stata una bomba per l’intero show. Per non parlare poi della stagione 7. Beh questo presentarci Arizona con gli occhi di un’estranea permette in qualche modo a noi pubblico di “ri-innamorarci” di questo personaggio.

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Dal canto suo, il suo sorriso alla chiusura dell’ascensore ci lascia intendere che non è rimasta indifferente agli spudorati flirt dei Laureen. Probabile quindi, se non certo, che vedremo ancora Laureen: ma se questa “magia” tra loro due funzionasse che ne sarebbe di Callie e di tutto quello che hanno costruito insieme? Crollerebbe tutto, un po’ come è accaduto a Miranda, la cui carriera è andata in frantumi dopo lo scandalo sanitario che l’ha sconvolta. La Bailey si è chiusa in se stessa, pare essere arrabbiata con tutto lo staff, ma in realtà, come capisce saggiamente Richard, ella è sì adirata con lui (soprattutto), ma prova  principalmente odio verso se stessa in quanto non riesce a perdonarsi quanto ha involontariamente fatto. “I feel…dirty” dice, sconsolata, tra le braccia di Ben, con attorno decine e decine di test da lei effettuati per poter superare il suo blocco ed avere l’(impossibile) certezza che un fenomeno simile non accada più. Insomma quello che era sempre stato il suo “potere magico” s’è trasformato in un incantesimo maledetto da cui deve liberarsi, a cui deve (almeno lei) sopravvivere.

Afferma Meredith a fine puntata: “There’s no such thing as magic…not in the traditional “abracadabra” “genius in a bottle” kind of way. But there’s a magic in knowing that while not everything can be  repaired…most everything can be survived”.

Sopravvivere, farcela, andare avanti: questa è l’idea di magia che Shonda vuole lasciarci in questo episodio. Pochino, viene da dire? Triste, si può aggiungere? Può darsi. Ma uno show come Grey’s Anatomy non poteva darci, a mio giudizio, nessun altra forma di magia se non quella che può realmente nascere in un contesto ospedaliero: la magia della sopravvivenza, della non-rassegnazione alle tragedia, la magia con cui si trova l’amore là dove non ce lo si aspetta, la magia della forza che, come il marito – mago di inizio episodio, porta a farsi da parte per la felicità della persona che più sta a cuore. Tanti piccoli miracoli quotidiani che proprio mentre ci sembra ci costringano a piegarci agli eventi…ci rendono meno terreni e meno uomini.

PS: Ho scelto come immagine di copertina una scena in cui sono assenti tutti gli attori principali, ritengo infatti che proprio la vicenda di questi 3 personaggi comuni rispecchi bene il senso di “magia quotidiana” che l’episodio comunica.

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