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Grey's Anatomy

Grey’s Anatomy: Recensione dell’episodio 13.17 – Till I Hear It From You

La tecnica del monotematismo continua ad essere, a mio avviso, il grande neo della nostra Shonda al timone di una tredicesima stagione che ci fa emozionare, ma non continuativamente, a tratti brevi e sempre più rari. Almeno questa volta, per fortuna, concentriamo energie ed attenzione sul matrimonio e sulla labile scia dell’episodio Japrilcentrico della scorsa settimana.

In ospedale arriva una coppia di anziani sposati da 60 anni, Mr. e Mrs Clatch, due famigerati dottori ormai in pensione, ma ancora capaci di districarsi nella specifica terminologia medica. Lei, caduta durante un’escursione, riporta un’emorragia cerebrale interna piuttosto grave ed è costretta a scegliere se lasciare che la Shepherd se ne occupi, benché l’operazione sia pericolosa ed incapace di assicurare il risultato sperato, oppure aspettare che l’emorragia faccia il suo decorso, strappandola alla vita improvvisamente (ma non inaspettatamente). Il marito le consiglia sin da subito di evitare l’intervento e di godersi tutto il tempo che rimane loro, indipendentemente da quanto sia; la moglie, invece, tira pressantemente affinché Amelia possa operarla. Si scopre ben presto tuttavia che la vera ragione per la quale la donna vuole farsi operare non è quella di poter vivere di più (o, almeno, non è quella più pressante), ma quella di dare al marito, dopo 60 anni pieni di vita condivisa, la possibilità di abituarsi al meglio e gradualmente ad una quotidianità da solo. I due incarnano l’ideale di matrimonio perfetto, quasi utopistico, e tutti, in un modo o in un altro, sono bramosi di conoscere il segreto alla sua base, ma l’uomo dichiara che non esiste un segreto per tenere in piedi un matrimonio, è necessario, banalmente, rimanere semplicemente sposati. La donna viene operata e sembra essere persino guarita, per poi morire durante il pomeriggio in compagnia di un attento e vigile marito che, sempre ancorato alle vecchie abitudini lavorative, prende nota dell’ora del decesso.

Il leitmotiv ce lo troviamo traslato, pari pari, nell’intimità di Owen ed Amelia, finalmente pronti (o forse no) ad aprirsi l’uno con l’altra. A detta di Amelia, infatti, il momento non era ancora arrivato. Con il suo pressante bisogno di chiarire, parlare, confrontarsi ed, infine, risolvere, Owen non fa che ottenere l’effetto contrario: la fa soffrire, la soffoca, l’allontana. Il viscerale bisogno di Owen di diventare papà cozza disperatamente ed infaustamente con l’altrettanto profondo istinto di Amelia, il bisogno di auto-difendersi dalla perdita, dall’infamia della morte, dall’abbandono, ferma più che mai sulle sue posizioni.

Nessuna gioia connessa ad una nuova maternità potrà mai cancellare la disperata desolazione di aver visto morire il figlio tra le proprie braccia. Viviamo ancora bloccati in un passato che ci fa pagare amare conseguenze nel presente e condiziona il nostro futuro. Amelia mette dei paletti, non ci sta più a giocare alle regole di Owen: deve essere davvero normale voler costruire una famiglia? O normale, d’altro canto, può essere anche l’accettazione di un’incapacità nel poterlo fare? Tant’è vero che tra una parola soffocata ed un’altra masticata velenosamente, all’improvviso spunta il fantasma di Cristina, i cui panni si adattano completamente su misura. La situazione rimane comunque in stand-by: Amelia sembra voler ancora più spazio di quello che, gelosamente, ha dovuto strappare al suo matrimonio ed Owen, dopo la struggente ed ennesima confessione di Amelia, fa decadere il suo povero ultimatum, incapace tuttavia di gestire la prossima mossa.

Nel frattempo c’è in bilico qualcos’altro (che niente ha a che fare con la questione del matrimonio): la situazione tra Maggie e la madre ritornata in città, la quale occupa davvero pochissimi fotogrammi, preparatori sicuramente al next big episode di cui, già da settimane, si sente parlare in giro. La madre è di nuovo in città per farsi operare da Jackson. Fino a poche ore prima dell’intervento continua a celare la verità a Maggie sul suo tumore al seno, lasciandosi vessare, attaccare verbalmente, pressare, rispondere male, snobbare ed anche allontanare. Ecco cosa una madre è capace di fare, persino una adottiva: disposta addirittura a sentirsi attaccare ingiustamente piuttosto che recare dolore ad un proprio figlio, carne della sua carne. L’episodio si chiude con una Maggie piuttosto turbata dalla malattia della madre; le blande e rapide scene dell’operazione, prive di dialoghi, incarnano bene tutta l’austerità possibile. Qualcosa ci ha già lasciato presupporre che le cose non sono andate bene, o come speravamo. Sette giorni di pazienza e scopriremo tutto (forse).

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13.17 - Till I Hear It From You
  • E se vi dicessi che non saprei definirlo?
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