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Grey’s Anatomy – Recensione dell’episodio 13.06 – Roar

Roar è un episodio che ci dice di tutto un po’. Il tempo del racconto di Grey’s Anatomy, questa volta, è stato particolarmente dilatato: ci ritroviamo, infatti, semplicemente al giorno dopo quello raccontato nello scorso episodio. Nel precedente capitolo si era lasciato ampio spazio alla stramba e disagevole situazione non-coniugale tra April e Jackson, al naturale bisogno di Owen di diventare padre e allo scialbo triangolo amoroso tra Nathan, Meredith e Maggie. Oggi, invece, la lente di ingrandimento di Grey’s zoomma sui segreti di Amelia, (seppur in modo blando) sull’inaspettato e inopinabile rapporto che si sta venendo a creare tra Jo e Andrew e, a mio avviso, sul completamente inutile ritorno nel programma di Leah Murphy.

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Il tema centrale questa volta sfiora un contenuto altamente delicato, da prendere con le pinze: la maternità. Lo ritroviamo nel caso clinico gestito da Amelia così come in quello gestito o, per essere più precisi, non gestito da Alex al pronto soccorso. La morte prematura di un dodicenne, causata dall’irresponsabilità di suo padre, uomo emotivamente poco stabile e particolarmente collerico alla guida, farà riaffiorare in Amelia i problematici disagi di un passato che volontariamente è stato sepolto, senza speranza di essere ripescato.

Ma sappiamo bene che ai dolori del passato non può essere imposto limite: riaffiorano senza che ve ne sia la volontà, nei momenti meno opportuni. In un momento di personale crollo emotivo, dopo non aver potuto salvare la vita di quel dodicenne che era semplicemente sceso col papà a comprare un fumetto, Amelia si abbandona alla confessione (completa) di ciò che le è accaduto in passato: mentre ad Owen, la sera prima, aveva confessato solo parte della storia, ovvero la morte del suo ex compagno per overdose nello stesso letto in cui dormivano, ad Alex riesce a confidare ciò che non era riuscita a dire mai a nessuno, né a Owen, né a Derek, né a Meredith (tranne ad April quando le capitò la stessa identica cosa), e cioè che oltre alla perdita del compagno, poco dopo, aveva subito anche la perdita del figlio di cui era rimasta incinta, nato senza cervello e vissuto per soli 43 minuti.

La nostra reazione, benché conoscessimo la verità già da tempo, è la stessa di Alex: interdetti dinanzi all’asprezza di una verità immancabilmente dolorosa, non possiamo che abbassare gli occhi e tacere, perché nemmeno l’empatia più forte di questo mondo ci consentirà mai di comprendere il dolore di una madre di perdere un figlio, anche se lo si è abbracciato per soli 43 minuti. Il goffo entusiasmo mostrato la sera prima dinanzi al test di gravidanza o nell’annunciare la notizia alle sorelle si scopre essere una recondita paura, un segreto desiderio di non incappare di nuovo in questo possibile vortice di dolore, perché essere mamma è soprattutto questo.

13x06-6Anche la donna che, per puro caso, Alex incontra al tribunale la mattina e alla quale suggerisce di passare in pronto soccorso per un controllo della sua eruzione cutanea, ci mostra un altro, fantastico, miracoloso aspetto dell’essere madre. Incinta del suo migliore amico, col quale sin da piccoli si erano promessi di dare vita a questo progetto di non-convenzionale famiglia aperta qualora se ne fosse presentata l’occasione, scopre grazie alla diagnosi di Alex, di avere un cancro al pancreas. La possibilità di iniziare un ciclo di chemio comporta sin da subito la consapevolezza che il suo bambino non ce la farà a sopravvivere. Alex, anche se non autorizzato, le consiglia di saltare la chemio e di procedere con una whipple, per consentire ai medici di asportarle l’intero tumore e, qualora non fosse in grado di sopravvivere all’intervento, dare almeno a suo figlio la remota possibilità di poterlo fare. Nonostante questo bambino non sia frutto di un amore vero e proprio, ma il risultato di una sottospecie di patto prestabilito sigillato anni orsono, ha ormai già la priorità. La disarmante bellezza di portare in grembo una vita nuova abbatte tutte le barriere, l’egoismo, la paura della morte, le preoccupazioni, i dubbi.

“Dinanzi alla certezza che io possa vivere, preferisco anche solo una possibilità che a farlo sia mio figlio.”

Inutile continuare a sproloquiare o commentare, le parole parlano da sé, e guardando questa magnifica scena non possiamo che tacere con riverenza ed ossequio dinanzi al mistero della creazione di una nuova vita.

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L’episodio lascia comunque spazio anche ad altro, qualcosa di nuovo, qualcosa di vecchio. Ad Alex inizia a stare stretto il suo posto in ambulatorio; nonostante sia un chirurgo ed abbia tutte le competenze per esser chiamato tale (è riuscito a diagnosticare un tumore guardando solo un rush cutaneo) alla Bailey spetta ancora l’arduo compito di capire se licenziarlo o meno; nel frattempo, più questa situazione lo allontana da Jo, più sembra avvicinare lei ad Andrew, o per meglio dire, sembra che sia Andrew a voler avvicinarsi a Jo, come il pseudo-discorso di gelosia di fine episodio ci farebbe intuire.

Eed infine, ultimo ma non per importanza, lo scioccante (e, ripeto, inutile) ritorno di una super-iper preparata e competente Leah Murphy. Vada che ormai non ci sono regole che tengano al Grey-Sloan Memorial Hospital e che entrare, uscire, lasciare o rientrare nel programma di formazione sia più semplice di quanto ci abbiano mai fatto credere; vada per la tempestiva trasformazione di Leah da parassita relazionale distratta e poco motivata a grande seguace della Pierce, ma se dovesse essere lei il nuovo interesse amoroso di Arizona… Shonda mi ha appena fornito un motivo per appendere Grey’s al chiodo!

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13.06 - Roar
  • Miracolo della maternità
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mmorìn92

Amo i libri, il cinema, la fotografia, l'arte, l'architettura e soprattutto...i telefilm! Amo, insomma, la vita. Ma una "biographical info" sarebbe davvero troppo riduttivo per descrivermi. Lascio quindi a voi l'ardua sentenza! https://www.facebook.com/MorinPhotographer?fref=ts

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