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Grey's Anatomy

Grey’s Anatomy – Recensione dell’episodio 13.03 – I Ain’t No Miracle Worker

Siamo ancora in fase di assetto per la tredicesima stagione di Grey’s Anatomy, eppure questo “I Ain’t No Miracle Worker” ci regala molto più di quanto potessimo aspettarci, o al più di quanto il promo stesso ci avesse fatto immaginare. Nessuna sorpresa, nessun plot-twist , nessun cambiamento drastico, nessuna perdita e soprattutto… nessuna catastrofe. Suona strano, eppure lo show sembra procedere sulla giusta frequenza del canale “tranquillità”.

Grey's AnatomyMentre i protagonisti, flemmaticamente, cercano di ristabilire i propri equilibri (chi interiormente, chi esteriormente), come una April che cerca di bilanciare il suo amore per Harriet e per la chirurgia, Miranda che dopo anni riesce a delegare il suo ruolo di genitore a Ben o Alex che deve fare i conti col suo madornale errore, il caso clinico dell’episodio ci attira maliziosamente a sé, suggerendoci, già dai primi minuti, di focalizzarci esclusivamente su di esso. Un’intera famiglia, durante il corteo funebre di un loro parente defunto, viene colpita in pieno da un auto, causando numerose ferite a parecchi membri della famiglia e comportando, così, l’interruzione forzata della processione. Poco dopo l’arrivo di tutta la famiglia in ospedale, si scopre che a causare l’incidente è stato un altro membro della famiglia, una dei tre figli di Peter -il defunto- tornata dopo dieci anni per partecipare alla funzione e salutare così per l’ultima volta il padre.

Nel caso sono coinvolti bene o male la maggior parte degli strutturati del Grey-Sloan Memorial, in primis fra tutti Arizona, tornata dal suo viaggio a New York. Benché De Luca le avesse in qualche modo notificato di essere stato aggredito da Alex, Arizona si pietrifica dinanzi alla sua vista, ancora livido e gonfio. E mentre tutti sembrano avercela con Andrew perché, nonostante il palese errore di valutazione di Alex sono suoi amici e quindi parteggiano per lui, Arizona sa essere questa volta imparziale ed oggettiva nei confronti del suo coinquilino. Parte così la ramanzina giusta, ma sempre dolce, nei confronti di Alex, che stanco di sentirsi ripetere sempre le stesse cose da chiunque l’allontana in un primo momento, per poi ritornare sui suoi passi e rendersi conto che parte della lotta che sta combattendo deve essere combattuta proprio per lei, Arizona, che lo ha addestrato, formato, seguito e lo ha reso il fantastico chirurgo pediatrico che è ora.

Il caso clinico nel quale sono tutti e tre coinvolti, ci dà la possibilità di vedere anche come procede ilga10-1-e1475571481168-740x350-jpg-pagespeed-ce-mpe4dgdfhb triangolo amoroso Meredith-Nathan-Maggie. Mentre Maggie è a disagio con Nathan per essere stata rifiutata, Nathan cerca di provocare in tutti i modi Meredith, e lei cerca al contrario di ignorarlo a tutti i costi, perché, nonostante ciò che è successo tra di loro, non c’è possibilità di instaurare alcun tipo di rapporto. Riggs è diventato per Meredith una sorta di tabù, e lo è persino quando è Maggie a parlarne: mentre la sorella, lamentosa, infantile e chiacchierona, cerca di trovare in Meredith una spalla su cui appoggiarsi, Meredith la stoppa sempre sul nascere della conversazione, rincuorandola in maniera fugace e frettolosa e suggerendole sempre la stessa cosa: smettere di dare tutta questa importanza ad una situazione che, in realtà, non la merita. Sarà 147586necessario l’intervento della terza punta del triangolo fraterno, Amelia, affinché Meredith possa rendersi conto di dover dare la giusta attenzione a sua sorella, indipendentemente dalla gravità del problema che la affligge. E’ ormai chiaro che Maggie sia per Meredith solo un pretesto per fuggire dalla sua nuova possibilità di essere felice, e lo dimostra quel piccolo ma intenso momento di intimità in cui Meredith confessa a Riggs che spesso sente la porta bussare ed immagina che sia Derek che ha dimenticato le chiavi di casa.

Nel frattempo, il caso clinico diventa un vero e proprio family business. La moglie di Peter scopre che sua figlia Kara è finalmente tornata e si reca immediatamente dal marito defunto (che nel frattempo giace in una qualsiasi stanza dell’ambulatorio) per dargli la notizia ma, mentre è al suo cospetto e gli stringe la mano, viene colpita da un infarto fulminante. Sembra non esserci alcuna speranza per Georgia che, dopo 42 minuti di rianimazione, viene dichiarata deceduta. Ma, mentre i suoi cari ancora le riservano un ultimo saluto, Georgia resuscita, all’improvviso. Non si sa come, non si sa perché. Non si sa se sia stata una questione medica o semplicemente la tremenda voglia di voler passare del tempo con la sua figlia ritrovata dopo dieci anni. Fatto sta che è, semplicemente, un miracolo. Dinanzi al potere disarmante di questo episodio, spinta anche da un’ incentivante e a tratti ironicamente grottesca ramanzina di Amelia, la famiglia si riunisce, perdonandosi i torti del passato e del presente. L’incontro tra Georgia e Kara non ci viene mostrato, ma ci viene solo fatto immaginare: ma sarebbe risultato ridondante, forse anche inutile. L’amore davvero può tutto e dopo tredici anni dovremmo esserci abituati all’idea che non potremo mai sapere a priori cosa accadrà.

Perdono, speranza, imprevedibilità. Sono questi i leitmotiv che hanno guidato questo terzo episodio e che ci hanno fatto tirare un sospiro di beneamata soddisfazione sui titoli di coda.

Miracoloso
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