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Grey’s Anatomy – Recensione dell’episodio 12.20 – Trigger happy

Come ogni tradizione che si rispetti, anche quest’anno Grey’s Anatomy, a soli quattro episodi dalla chiusura di questo dodicesimo anno, sembra prepararsi per il suo solito botto di fine stagione. Basti pensare che l’anno scorso, di questi tempi, siamo stati costretti a dire addio a Derek: e così, con la sua dipartita, abbiamo parlato di ancore di salvezza conquistate a gomitate forti e potenti, di sicurezze venute meno, della paura dell’ignoto. Oggi come allora noi siamo ancora qui, dietro questo schermo, per vedere cosa è in serbo per noi, ma a distanza di un solo anno, al contrario, “Trigger happy” parla di avventatezza, di scelte azzardate, di sconsiderate prese di posizione.

Immagine2Il sottile filo che lega tra di loro i personaggi, i quali sembrano vivere spaventosamente in simbiosi in situazioni come questa, è il letterale ma anche e soprattutto metaforico “grilletto” al quale essi si aggrappano e dal quale vengono trasportati per l’intera durata dell’episodio. La violenza passiva (e talvolta involontaria) guida le relazioni, gestisce le reazioni, spinge ad azioni drastiche e non volute. Lo vediamo in Peter, un bambino di dieci anni che accidentalmente si trasforma in un possibile assassino quando, giocando con la pistola della mamma di Brandon, suo amico, lo ferisce, rendendolo paralizzato dalla vita in giù. Benché alla base vi sia un’azione brutale, le intenzioni candide ed ignare di Peter lo discolpano sin da subito. Da perfetti giudici quali ci innalziamo, siamo invece immediatamente pronti a puntare il dito contro la madre di Brandon: a nulla può servire sapere che la pistola era legalmente custodita in casa e messa sotto chiave, un’arma è da sempre associata a qualcosa di negativo. Jo ci stupisce quando però, all’improvviso, confessa di avere una pistola, anche se per fortuna non si è mai presentata l’occasione di utilizzarla. Viene lanciata una velata provocazione, a mio avviso, sulla legittimità di possedere un’arma da fuoco in casa: benché in America è regolarmente possibile possedere un’arma in casa per potersi difendere, una pistola rimane sempre una pistola, sinonimo di pericolosità. Il ruolo sacrale di strumento per difendersi viene meno, e la sicurezza si trasforma in paura, terrore, in senso di colpa per aver causato un trauma addirittura al proprio figlio. Ma la provocazione così come nasce, così cade e muore, con il pacifista Owen che dichiara di non averne mai usata una al di fuori del servizio nell’esercito e con Jo che mostra la sua pistola ad Alex e se ne libera, perché finalmente si sente più sicura con lui accanto. Peter, nel frattempo, continua ad interrogarsi sulla sua azione e sulle conseguenze di essa: continua a chiedere morbosamente se Brandon, al suo risveglio, sarà arrabbiato con lui. Sarà necessario l’intervento di Amelia per ricordagli che la sparatoria è stata un incidente. Perché la vita è fatta di due tipologie di cose, quelle cose di cui possiamo obiettivamente portarne il peso perché colpevoli, e quelle per le quali ci sentiamo colpevoli, ma effettivamente non lo siamo. Ed ogni tanto c’è bisogno che qualcuno riesca a ricordarci quanto involontari possano essere i nostri errori.Immagine2

Amelia riesce a scalfire ancora un po’ di più anche la superficie di Owen, quando finalmente la verità sulla sorella viene completamente a galla e senza censura alcuna: Owen si sente in colpa per aver detto a Maggie di salire sul primo elicottero per scappare via da Nathan. Ma da un punto di vista più obiettivo ed imparziale, Amelia riesce semplicemente a dirgli le cose come stanno: “No, non è stata colpa tua”.

Al contrario, invece, Callie sembra particolarmente recidiva ad ammettere i propri sbagli. E’ divenuta fin troppo sicura della scelta di trasferirsi a New York ed instaurare lì una nuova vita (ed a quanto pare una nuova famiglia) con Penny. E benché sembri essere particolarmente predisposta affinché Arizona possa partecipare nelle scelte per il futuro di Sofia, i fatti dimostrano che in realtà, seppur inconsciamente, l’eccitazione per questo nuovo progetto l’ha portata ripetutamente a prevaricarla. Del resto Callie è la madre biologica di Sofia, su questo non si discute: è Arizona che deve adattarsi alle decisioni ed ai cambiamenti di vita di Callie, perché sulla carta, a quanto pare, sembra avere pochi diritti. Callie preme continuamente il grilletto, inarrestabile. Immagine2Lo spettatore vive empaticamente il dolore e la sofferenza di Arizona in una situazione così spiacevole ed automaticamente si schiera con lei, che ripetutamente vessata e messa da parte si sente costretta ad assumere un avvocato. Questo ci lascia uno spiacevolissimo amaro in bocca, e non possiamo nasconderlo. Le Calzona sono leggenda. Hanno scritto la storia delle stagioni più gloriose di Grey’s: hanno superato padri cattolici intransigenti, sparatorie, partenze per l’Africa, gravidanze adulterine, incidenti autostradali, incidenti aerei, tradimenti, che al momento della loro separazione ci viene da dissentire e storcere un po’ il naso. Ma questo succedeva un anno fa, e siamo piuttosto bravi a lasciar correre. Abbiamo accettato che si separassero, abbiamo accettato persino la nuova relazione di Callie con Penny. Ma questo proprio no. A che si facciano la guerra non siamo pronti.

 Ma ci tocca, perché Shonda vuole questo. Ci resta solo da sperare che riusciremo a cavarne qualcosa di buono per le due.

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mmorìn92

Amo i libri, il cinema, la fotografia, l'arte, l'architettura e soprattutto...i telefilm! Amo, insomma, la vita. Ma una "biographical info" sarebbe davvero troppo riduttivo per descrivermi. Lascio quindi a voi l'ardua sentenza! https://www.facebook.com/MorinPhotographer?fref=ts

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