Grey's Anatomy

Grey’s Anatomy: recensione dell’episodio 12.09 – The Sound of Silence

Il tanto atteso ritorno di Grey’s Anatomy (anche no) è finalmente avvenuto. Ammetto di essere parecchio annebbiato sugli avvenimenti precedenti alla pausa invernale, quest’anno lo hiatus è stato davvero infinito, e all’alba del 12 febbraio non ricordo minimamente cosa sia accaduto lo scorso inizio novembre.

In realtà poco importa perché questa puntata esula completamente da tutte le storylines della serie. In effetti, il tutto mi è sembrato un po’ un riempitivo, bellissimo, ben orchestrato, ma un riempitivo. Il punto è che, come al solito, al più anziano dei figli in casa Shonda mancano un po’ le idee per tirare avanti, o ce ne sono poche, che è la stessa cosa. Per quanto bravi (mah) gli interpreti originali e che il pubblico ama, si contano sulle dita di una mano e sono ormai la stanca ripetizione di sé stessi. Ellen Pompeo ne è l’emblema. Ancora una volta la puntata è Meredith-centrica (quante volte lo avremo detto parlando di questo show?) come sempre in Grey’s Anatomy. Meredith è la protagonista assoluta dell’episodio che questa volta la vede davvero messa male.

Un paziente, Lou, grande, grosso e nero, la aggredisce dopo una crisi tonico-clonica, un ictus. La assale (inconsapevolmente) con tutta la violenza possibile e la riduce uno straccio. Per una sfortunata coincidenza, Meredith era sola nell’ambulatorio in quel momento ed è stata quindi l’unica vittima dell’ira funesta di Lou. Nessuno ha visto o sentito niente, nessuno l’ha soccorsa.

greys-anatomy-season-12-midseason-premiereDopo aver assistito inermi a questa scena nei primi 20 minuti della puntata, passiamo a una seconda, delicata, fase. Meredith riporta diversi danni di elevata gravità: una mandibola rotta che le impedirà di parlare per sei settimane, fratture multiple in tutto il corpo, rigonfiamenti, e un grosso trauma barometrico che le fa perdere l’udito e le impedisce quindi di sentire. Meredith è sorda, non sente nulla. Si sviluppa quindi, da qui, un episodio molto introspettivo, sensoriale, perché caratterizzato solo dalle espressioni degli interpreti nell’assoluto silenzio. Shonda ci fa entrare dentro Meredith, e quindi anche noi, come lei, non sentiamo niente. Osserviamo in silenzio il tutto, senza poter parlare, senza poter agire, come Meredith. Straziante la scena del ricongiungimento coi figli (che finalmente vediamo in questa stagione!), e la ritrosia della piccola Zola. Ellen Pompeo secondo me, non è la miglior attrice drammatica esistente, non lo è mai stata, è però una buona attrice , senza picchi, ma decisamente una buona interprete che sa gestire bene il set che ha abitato per 12 anni, quindi riesce sempre nelle prove che Shonda progetta per lei. Ho apprezzato alcuni passaggi. Per esempio il personaggio di Penny, personaggio chiave che sta occupando sempre più spazio nello show, e il suo rapporto con Mer.

greysPenny, inizialmente acerrima nemica di Meredith, sembra essere ora l’unica a capire davvero le sue esigenze anche senza bisogno di parlare, tanto che la “libera” in anticipo dai ferri dell’operazione alla mandibola capendo la sua necessità di ossigeno dopo la crisi di panico interiore dopo la vista dei figli. Alex svolge alla perfezione il suo compito di “persona” per Meredith, le tiene i figli, la bacia e la abbraccia sul letto d’ospedale quando finalmente riacquista l’udito e la sostiene attimo dopo attimo capendo i suoi stati d’animo. Praticamente un marito-non marito. Meredith riconosce e apprezza le cure dell’amico e alla fine lo esorta a non ignorare i sentimenti di Jo e a vivere con lei il vero amore, “un amore da post-it”, come dice Mer. Sono contento di questa svolta per i Jolex, ma infastidito che sia stata ancora la prezzemolina Meredith a far muovere le cose fra loro, come se Alex da solo non fosse abbastanza innamorato da concedere a Jo il rispetto e lo spazio che merita.

Anche Amelia vive un equilibrio instabile con Mer. Le due sono ancora in guerra ma il perdono è dietro l’angolo. Amelia (capiamo dalle immagini silenziose che vediamo) è ricaduta nel giro vizioso dell’alcool ed ha ricominciato la disintossicazione e ora ha già guadagnato la medaglia dei 30 giorni sobria. Tutto troppo veloce, Shonda! Rallenta!

In realtà questo “rallenta!” è quello che vorrei dire agli autori o meglio “pensate a cosa dovete fare”. Ho l’impressionedenzel che questo gonfiare le cose sia solo un modo per passare il tempo e mantenere alto lo show solo perché “dev’essere così”. Ricordiamo che questo episodio è diretto da Denzel Washington, come annunciato lo scorso ottobre, e per questo molto atteso. Ma l’ho trovato, come già detto, un riempitivo, una presa di posizione inutile. Imbottire le puntate di violenza, dramma ingiustificati e infilarci dentro nomoni come Washington non ha senso se è solo un modo come un altro per fare tv e totalizzare ascolti.

In generale, ho apprezzato la morale dell’episodio, la metafora del silenzio (che dà il nome alla puntata) da riempire con il proprio, personale suono, la propria voce, forte e stentorea. L’incoraggiamento ad essere “rumorosi” nella vita per spazzare i silenzi come i vuoti. Non basta però.

Abbiamo capito che sia Shonda che Ellen Pompeo sono ben intenzionate a non mollare la nave di Grey’s Anatomy anche dopo dodici anni, ma se questo significa abbassare la qualità e creare storie inverosimili io non ci sto. Il prodotto è ancora buono, il marchio ancora c’è, ridategli il senso che merita.

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12.09 - The Sound of Silence
  • Riempitivo
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