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Grey's Anatomy

Grey’s Anatomy – Recensione dell’Episodio 12.08 – Things We Lost In The Fire

Quando lo show ci presenta i suoi soliti drammatici grandi colpi di scena, cadiamo miserabili sotto le loro fetenti percosse, andando a dormire con il volto rigato di lacrime, supplicando Shonda di finirla e giurando che no,  non vedremo mai più Grey’s Anatomy. Ma quando la calma piatta prende il sopravvento, bramiamo l’arrivo di dinosauri, l’invasione di alieni, il crollo totale dell’ospedale, qualcosa che ci faccia viaggiare con la mente ai grandi momenti del passato. Basti pensare che l’ultimo vero cliffhanger risale a “The Perfect Storm” (fine nona stagione), e da allora ci siamo meritati solo drammi altalenanti. Ah, certo, la morte di Derek, nel caso in cui l’inquadratura di un camion, un letto d’ospedale monologato dallo stesso ed una Ellis nata nella soleggiata Florida nove mesi, dopo possano ricostruirci realmente le fattezze di un dramma.

 “Things we lost in the fire“ è un’agrodolce pennellata sulle pareti dello show, il modo per dirsi il giusto ciao prima della pausa invernale, ma niente di che, o per meglio dire, niente di Grey’s. La dodicesima stagione sembra essere uno show completamente diverso da quello che esordì nel 2003, di triangoli amorosi e amori non corrisposti. Grey’s 12 parla chiaramente di responsabilità, di un bagaglio passato che ormai rende l’aria quasi irrespirabile persino per un personaggio finto. Dopo la morte di una madre, una sorella, un marito, spesso ci ritroviamo a chiederci cosa ci aspettiamo noi da Meredith, senza mai darci una risposta, però, perché alla fine sappiamo che farà, in ogni caso, la cosa giusta, che quella voce fuori campo a fine episodio (ci) puotrà risolvere tutti i problemi. Meredith chiede consiglio a Derek e noi lo chiediamo a lei.

ImmagineParlavamo, appunto, di responsabilità. E come se già non ne avesse abbastanza, Meredith ora si è accollata anche quella di Owen. Ha promesso fedeltà ad una donna che si trova all’altro capo del mondo, che l’ha abbandonata. Meredith si ritrova così a doversi confrontare con la spudorata ed incontenibile curiosità di Amelia, tagliata completamente fuori da Owen. Le parole, acide e brucianti, fendono l’aria come affilatissimi coltelli: da un lato, Meredith, donna formata, matura, raziocinante, preparata a tutto, capace di sopportare ogni tipo di pressione; dall’altro, Amelia, una piccola donna indifesa, sempre bisognosa di aiuto, di sostegno, di sentirsi importante per qualcuno, perché lei sì, esiste, ed è stanca di essere continuamente eclissata dagli altri. Amelia è proprio lì, dinanzi a Meredith, è sua sorella, ma questo Meredith non l’ha mai riconosciuto. Si scoprono così i velati altarini che Shonda aveva nascosto dietro un’automatica convivenza forzata e arrivata al suo capolinea. Amelia non è la sorella di Meredith, Amelia è la sorella di Derek, e Derek ora è morto. L’impatto di queste parole è devastante, ed Amelia vomita senza esitazione il suo completo disgusto. “Se Derek ti vedesse, sarebbe nauseato”, le dice, sarebbe nauseato nel vederla aggrapparsi violentemente al ricordo del marito incarnato nella persona di Peggy. La verità esce finalmente fuori, quella che tutti noi avevamo percepito già da tempo. Ma mentre Meredith attutisce il colpo come solo lei sa fare, Amelia si lascia divorare dalla disperazione di non poter aiutare Owen, dall’incapacità di accettare che, per qualche strano motivo, lui abbia deciso di aprirsi con Meredith e si lascia divorare da quel vodka tonic che ha il sapore amaro del fallimento e della caduta.

ImmagineCon Meredith ed Amelia torna prepotente la tematica della famiglia, quella che costantemente ci ha accompagnato durante questi dodici anni, di quei legami di sangue che spesso sono secondari rispetto a quelle persone che scegliamo volontariamente affinché siano le nostre persone, e che spesso si rivelano essere anche le uniche capaci di starci accanto, nonostante tutto e nonostante tutti. Anche la storia di Owen, celata sino ad ora, riprende le fila di tale tematica: Nathan Riggs, molto probabilmente, è stato il marito di una presunta sorella di Owen, di cui c’è dato di sapere a mozzichi avari, perché Shonda si è tenuta cara il meglio per l’11 febbraio. Ritroviamo malinconicamente l’Owen della quinta stagione, quello cupo e chiuso, che cercava conforto nello sfiatatoio del condotto d’aria con Cristina. Ma ora, niente più Cristina, niente più condotto d’aria, solo sguardi torvi, minacciosi, persi, quelli, appunto, di un passato pesante da sopportare, duro da far riemergere, ma contemporaneamente anche tremendamente difficile da affrontare da solo.

 In background le love stories di cui parlavo prima, ma che d’amore stentano ad averci qualcosa a che fare. Tra April e Jackson tutto si è trasformato in un pesantissimo senso di colpa, in un’incapacità ad aggrapparsi, da un lato, alla bellezza del passato, e di lasciar andare tutto così com’è, dall’altro; un senso di inadeguatezza e di insofferenza ci accompagna durante il confronto forzato tra i due, dove ancora una volta sembra impossibile trovare una soluzione che regga l’importanza della situazione.

Maggie e De Luca non attraggono poi così tanto, perché si tratta sostanzialmente di cose viste e riviste, già sperimentate da tutta l’ampia gamma di personaggi: la storia tra uno strutturato ed uno strutturando è diventata ormai un noioso cliché, soliti intoppi, solite cose non dette, solite decisioni. Il solito dei soliti, insomma.

greys-anatomy-12x08-jolexJo e Alex mi son venuti a noia, alla fine. Sono insieme ormai da quattro anni, ma non sembrano concretamente essere diretti da nessuna parte. I personaggi, singolarmente, hanno smesso di crescere già da un pochino; insieme, poi, sono di una staticità disarmante: litigano di litigi insulsi, di ingenue Jo cacciate dal letto durante la notte e prepotenti Meredith che sono sempre la priorità di Alex. A nulla, a mio avviso, è servito movimentare la coppia con un trasferimento di domicilio o un’ennesima proposta di matrimonio, banale, ariduccia e tediosa. Sappiamo bene che, in fin dei conti, ciò che ravviva le coppie e, soprattutto, la nostra attenzione è un’unica cosa soltanto: un vero dramma amoroso, di quelli, però, con la D maiuscola.

 Ci ritroviamo tra tre mesi, più o meno, con qualche domanda, questo è certo, qualche idea fantasticata su come sarà, ma nulla che ci toglierà il sonno insomma. Ci vediamo nel 2016!

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12.08 - Things We Lost In The Fire
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