Grey's Anatomy

Grey’s Anatomy: recensione dell’episodio 11.22 – She’s Leaving Home

Un episodio speciale di 80 minuti a volte può fare molto. Può dire tante cose e negarne altrettante ma sicuramente lascia sempre il suo segno. È il caso di She’s Leaving Home. Con questa puntata molto, se non tutto, di ciò che conoscevamo viene stravolto e cambiato per sempre.

Il tema è uno: il tempo. Il tempo che passa. Che miete vittime, che modifica situazioni, persone, luoghi. Vediamo che trascorrono mesi e poi stagioni tra Halloween, 4 luglio e San Valentino per trovarci infine circa 1 anno o 2 dopo gli avvenimenti dello scorso appuntamento. La frase ricorrente che ascoltiamo più volte durante la visione ci è ben nota: “The carousel never stops turning.” La giostra continua a girare, e tu non puoi scendere. Sono le parole di Ellis Grey.

Tutto comincia subito dopo la morte di Derek. Meredith torna al Grey Sloan Memorial per dare la notizia ai suoi colleghi. L’annuncia e sviene. Ci viene rapidamente mostrato il funerale con l’abito nero e poi si inizia. Inizia una puntata che sovverte i ritmi narrativi di questi 11 anni di serie, un episodio profondamente diverso e nuovo. Per un attimo non mi sembrava neanche più di guardare Grey’s Anatomy.

Il punto è che Meredith Grey se ne va. Lascia la sua spaventosa casa dei ricordi, lascia l’idea della morte di Derek, lascia l’ospedale, Alexmeredith funerale e sé stessa. Lascia tutto. Prende i suoi figli e va via. Lontano. Molti potrebbero dire che il paragone con sua madre Ellis è palese se non scontanto ed effettivamente lo è, ma è anche qualcos’altro. Meredith e tutti gli altri personaggi in questi 80 minuti sono ritratti fuori dalle mura ospedaliere, nel mondo reale, cosa accaduta raramente negli ultimi anni. Li vediamo come persone non come medici; come amici, amanti, genitori, figli, mariti, mogli. Tutti affrontano le conseguenze della scomparsa di uno di loro. Meredith è sola, gli altri no. Ma tutti sono soli insieme.

Insomma la protagonista della serie sparisce per una buona mezz’ora e a noi non resta che osservare le reazioni degli altri personaggi alla morte di Derek e alla conseguente fuga dell’amica. Alex e Maggie sono preoccupati, concretamente e fisicamente. Callie è sensibile, addolorata. La Bailey è sconvolta ma ha Ben vicino a lei. Arizona è arrabbiata. Webber è serio. Owen è stupefatto. E Shonda fa qualcosa di diverso. Decide di prendere un pezzetto di ognuno di questi dottori e descrivercelo più nel dettaglio, quasi come se noi fossimo loro. Ci consola.

Parte da April e Jackson. La morte di Derek ha su di loro un effetto immediato, quasi fulmineo. Per April e Owen Hunt è il momento di sentirsi utili di nuovo e di farlo altrove. Per questo motivo partono per una missione umanitaria in una zona di guerra non ben identificata, curando feriti in continuazione. Jackson non è d’accordo. Resta a casa preoccupato ad aspettare una moglie che non c’è, e soffre per questo. Lei si prende il suo tempo, rimanda più volte il ritorno mentre lui la attende semplicemente. Ma c’è del dolore. “She lost her leg” dice Arizona al nostro amico. “Ha perso la sua gamba e deve imparare di nuovo a camminare.” Il riferimento metaforico  alla perdita del bambino Japril è calzante in quanto conosciamo bene il fatto non del tutto metabolizzato dalla coppia. Sembra non essere sufficiente come giustificazione al comportamento di April ma quando a fine puntata i due si ritrovano, è come se tutte le incomprensioni e le paure generate da mesi di distanza sparissero e l’amore, quello vero, trionfasse sul serio. April è una donna forte e sicura, Jackson un marito innamorato. Entrambi sono pronti a voltare pagina.

AmeliaAmelia invece mostra come sempre il lato più problematico della faccenda. La sua non è la reazione scontata di una sorella che perde un fratello, non solo quantomeno. La morte di Derek è per lei un altro affronto. Ha perso il suo mordente, la sua sfida eterna. Dopo essere sopravvissuta alla perdita di suo padre, dell’amore della sua vita e di un figlio, le sembra quasi scontato aver perso anche il fratello. Ci scherza sopra pesantemente, gioca con la morte quasi fosse una sua amica. Ma cede. Si libera negli ultimi minuti del dolore che l’attanaglia. Dopo essere quasi ricaduta nell’incubo della droga, resistendo per un pelo alla tentazione di una dose di ossicodone, piange sulla spalla di Owen e lascia uscire il suo strazio interiore. Manda a quel paese il destino per averle strappato via tutti gli uomini che ha amato e decide di vivere, nonostante tutto. L’interpretazione di Caterina Scorsone qui è stata magistrale e semplicemente emozionante. “Thank you Universe!” detto con quel suo tono dannatamente vero entrerà per sempre nella storia di questo telefilm.

Shonda decide poi di farci entrare in una storia particolare, apparentemente slegata dalle altre. Quella di Anne, unica paziente dell’episodio. Arriva in ospedale ustionata con gravi lesioni al volto e prova un dolore immenso nel farsi curare la pelle bruciata. A farle compagnia c’è J.J., un’altra paziente che come lei ha subito ustioni, e che la provoca scherzosamente spronandola ad affrontare senza paura il dolore. Dopo essere riuscita nel suo intento J.J. morirà e Anne prenderà il suo posto come spronatrice per un’altra paziente ustionata. Dopo aver affrontato il divorzio di un marito che l’abbandona durante la cura e la perdita della sua amica, Anne diventa un’altra persona. Più grande, più sicura, meno fragile. Inizialmente non avevo capito a cosa servisse inserire questa storia parallelamente a quella degli altri protagonisti a parte farci piangere come Jo Wilson (che cura queste due pazienti). Poi ho realizzato. Anne è in realtà una Meredith più esplicita. Una Meredith che esterna il suo dolore urlando e strillando, tirando fuori il suo male direttamente e non subdolamente come la vera Meredith, scostante e sfuggente. Espediente forse non troppo chiaro ma pienamente riuscito. Anne alla fine guarisce e supera il suo disagio. Impara a convivere con sé stessa e con gli altri nel buio della vita, come Meredith.

Ma qual è lo scopo? Perché farci vedere come tutte queste situazioni dapprima drammatiche alla fine si concludano per il meglio? Per dimostrare che l’amore e l’appoggio degli altri salva sempre tutto? O per sottolineare ancora il contrasto tra scienza e destino? Magari per soppesare quanto sia inutile la prima di fronte all’ineluttabilità del secondo? Come nel caso della Bailey che non crede ai miracoli. Bailey che desidererebbe staccare la spina a Ben nel caso rimanesse legato a una macchina mentre lui vorrebbe combattere con tutte le “misure straordinare”. O forse come Richard Webber e Catherine Avery. Medici scienziati che si amano ma che preferiscono non sposarsi perché consci della contruattalità del matrimonio. Non riescono a decidere se sia meglio far prevalere la razionalità o il romanticismo di un sentimento senza freni. Vince il secondo in questa circostanza, ma la questione potrebbe continuare all’infinito.

zola-greys-anatomy-season-11-episode-22Siamo però ancora lontani dal nostro obiettivo ovvero scoprire il senso di questa puntata. Mentre ce lo domandiamo riappare gradualmente Meredith. Inizialmente manda solo un sintetico videomessaggio ad Alex poi invece scopriamo qualcosa di più. È incinta e si è trasferita per un lungo periodo in un luogo a noi sconosciuto con i suoi figli Zola e Bailey. Ha lasciato la sua casa come dice il titolo dell’episodio. Tutto è pienamente ricco di significati. Attraverso dei flashback vediamo come Meredith ripensi a sua madre e successivamente a lei stessa in rapporto ad essa. Zola invece è Meredith da piccola. Come Meredith da bambina infatti, è Zola a chiamare il 911 quando la mamma deve partorire. Ci sono però delle piccole grandi differenze. Enormi differenze. Meredith se n’è andata come Ellis, ma non è scappata come lei. Ha scelto di restare con i suoi figli rendendoli parte straordinaria della sua esistenza e non considerandoli appena ordinari. Meredith sa di soffrire per Derek. È disperata ma risoluta, non agisce a caso come la madre, non crede in gesti sconsiderati. È terrorizzata dal fatto che la giostra continui a girare ma non vuole scendere perchè sa che deve rimanerci sopra. Ha perso l’amore della sua vita che non c’è più e continuerà a non esserci. Lei continua a cercarlo ma sa che non può esserci. È sola. Lo è davvero ma non si comporta da vedova. Si sente abbandonata, ma non staccata da quel marito che le è stato portato via. Solitaria, ritirata ma non separata. È con questo stato d’animo che nascerà Ellis, la sua seconda figlia, la figlia di Derek. Una vita per un’altra vita potrei dire banalmente, ma forse farei meglio a definirla una vita che è rinascita. Per lui, per noi. Per una rinnovata Meredith.

greys-anatomy-11x22-meredith-ellisPerché è questo il significato di tutto. Rinascere. Come ha confessato Shonda Rhimes in un’intervista di qualche settimana fa, Grey’s ha sempre parlato di cosa voglia dire rimanere soli e poi ricominciare. Stare male e poi stare meglio. Di come ci si senta a sopravvivere a tutto, restare vivi nonostante tutto. Penso che Meredith, come Ellis, come Cristina e come questo telefilm in generale rappresenti come Shonda vorrebbe che le persone fossero, come sono le persone, come sono i medici, come sono le donne e come dovrebbero essere. La storia continua, la vita prosegue. Come questo show che si pone la prerogativa di essere vita e non rappresentazione della vita. Lo è, lo è sempre stato e continuerà ad esserlo. Lo dice Meredith a fine puntata tornando a operare con la cuffietta di Derek: “All I have to do is begin.” Cominciare di nuovo, come non ha fatto sua madre ma come farà lei. Come facciamo noi sempre da 11 anni, attraverso Meredith, attraverso noi stessi. E la giostra continuerà sempre a girare .

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