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Grey's Anatomy

Grey’s Anatomy: Recensione dell’Episodio 11.20 – One Flight Down

One flight down” è un candido e tiepido richiamo a quell’inversamente devastante e tormentato “flight” di due anni fa. Ritorna forte quel filo conduttore di un passato bastardo che ci tiene in catena, del quale non ci è dato il sacrosanto diritto di liberarci.

L’ospedale è praticamente soffocato da un torrente in piena di pazienti le cui ferite sono state causate dalla caduta di un piccolo aereo inImmagine2 città. La telecamera zooma subito a tutto campo sul pilota dell’aereo e la ragazza con la quale stava avendo un appuntamento. E mentre loro minimizzano l’incidente appena avuto, preoccupati non delle proprie condizioni fisiche ma esclusivamente di poter stare insieme e di coronare il loro amore, paradossalmente questo incidente è di forte impatto su due persone estranee, teoricamente, all’accaduto: Meredith e Arizona.  Sprofondate nel panico più totale, costrette a rifugiarsi in uno sgabuzzino, ridotte a ripetere a se stesse come una cantilena “we’re okay”, entrambe dovranno fare i conti con ciò che, per loro, il proprio incidente aereo ha significato: per Meredith, la perdita di una sorella; per Arizona la perdita di una gamba e come maledetta conseguenza di ciò, la fine del matrimonio con Callie.

Incapaci di affrontare le proprie paure, esse si concretizzano praticamente in una serie di casi di transfert: Meredith riversa tutta la propria angoscia ed agitazione sull’apparente e momentanea scomparsa di Derek, che non sente da quasi un giorno ormai. La calma che la Meredith di sempre avrebbe sfoggiato, la pazienza ed il sangue freddo di chi è sempre preparato al peggio, svanisce quasi da subito lasciando posto ad un’accorata oppressione. E come quando si percepisce nell’aria che il peggio sta arrivando, Meredith non riesce a smettere di pensare all’ultima conversazione avuta con Derek. Lì, in quel letto che per troppo tempo è stato freddo, vuoto e grande, Derek dichiara di nuovo il suo eterno amore a Meredith, come in quella lontana, lontanissima 2×01 “Tu sei stata ossigeno puro, stavo annegando e mi hai salvato”.

Si fa spazio in maniera piuttosto blanda Immagine2e anche forse un po’ forzata il tema della gratitudine (tema poi ripreso alla fine dell’episodio anche dal dottor Webber con un’accorata arringa sull’essere grati per ciò che si ha): l’uomo che finalmente si rende conto di avere tutto ciò che desidera, che è pronto a cambiare per non perdere ciò che ha sembra il presupposto ideale per distruggere il desiderio di chiunque voglia vedere coronato l’happy ending amoroso. Ma noi ormai sappiamo riconoscere ad occhi chiusi una vera catastrofe alla Shonda. No, Shonda non dà mai ai nostri protagonisti il tempo di dire tutto ciò che vogliono dire, di dichiararsi, di coronare il proprio amore. Shonda è quella degli incidenti improbabili, delle dipartite improvvise, delle anime gemelle separate. La sparizione di Derek? Lo fiutiamo da un miglio lontano che non è nulla di grave, o perlomeno nulla di ciò che vogliono farci credere –specialmente con le sirene della polizia che si presenta a casa di Meredith a fine episodio.

Arizona, nel frattempo, si butta a capofitto nel lavoro. L’areo caduto su di un corso yoga pre-natale riesce a tenerla impegnata per tutta la giornata, ma quando il peggio sembra passato, quando sembra arrivato il momento di poter respirare serenamente, chiudere gli occhi e dimenticare le 24 ore appena passate, nuove consapevolezze si fanno avanti: Alex, che per tutto il tempo ha cercato di guardarle le spalle e tenerla sotto controllo, confessa ad Arizona di essere stato lui il responsabile dell’amputazione della sua gamba. Ad April tocca l’amaro compito di aggiornare a suon di racconto fiabesco la Pierce e Jo, la ragazza di Alex.

Che Meredith non avesse mai parlato a Maggie Immagine2di Lexie suona ridicolmente assurdo, ed il piccolo upgrade alle new entry (che poi Jo non è chissà quanto nuova) non fa altro che accrescere l’idea che ho di loro: simpatiche macchiette, specialmente la Pierce ma di poco spessore e talvolta prive di utilità. E mentre aspettiamo espliciti riferimenti o almeno un paio di lacrime per Lexie e Mark –magari anche da un Jackson che invano abbiamo aspettato fino a fine episodio che apparisse per inneggiare alla “banda dei plastici” – la bomba finale ci arriva dalla persona alla quale non avevamo assolutamente pensato: il taciturno Owen, che tiene sempre tutto per sé, rivela a fine episodio di sentirsi in colpa perché a metterceli su quell’aereo era stato lui. Lo confessa silenziosamente e quietamente, in uno stanzino di guardia, con un volto inespressivo ad Amelia, sulla quale ha riversato tutte le sue frustrazioni ed i sensi di colpa per l’intera giornata.

Grey’s Anatomy convince sempre di più quando vuole dimostrare di non essere solo un telefilm americano da quaranta minuti ad episodio: è un vibrante intreccio di vite, vite di persone che hanno tutte un passato diverso e contemporaneamente in comune. Persone che non si sono solo incontrate, si sono trovate, mescolate e fuse tra di loro.

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