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Grey's Anatomy

Grey’s Anatomy – Recensione dell’Episodio 11.14 – The Distance

Grey’s Anatomy non è più esclusivamente uno show incentrato sulla vita di Meredith Grey. Inevitabilmente, dopo undici stagioni, questo insaziabile circolo vizioso di calamità e conflitti si diverte a stuzzicare anche altre persone. E nonostante vengano ripescate alcune tematiche dallo show già ampiamente affrontate, come l’ordinaria e dilagante paura dianzi a ciò che emblematicamente rappresenta i limiti che ci siamo a priori posti o la consapevolezza che questi confini possono essere sempre e sorprendentemente varcati, stimolati da quell’adrenalina che ci carica e non ci fa mollare mai, ancora una volta è tabula rasa: Grey’s continua a sorprenderci senza risultare mai monotono.

ImmagineOcchi puntati in questo episodio su Amelia, la cui voce fuoricampo guida l’intro con un toccante exploit su cosa significhi essere un dottore: non si tratta semplicisticamente di un lavoro: in gioco c’è molto di più, arrivare a fine giornata sapendo di aver potuto salvare una vita. “We’re superheroes”, dice Amelia, per convincere la Edwards e per convincersi che qualsiasi cosa le aspetti in quella sala operatoria non sarà mai tale da farla desistere. La tematica del paragonarsi ad un modello d’ispirazione investe in questo episodio principalmente due personaggi: da un lato Amelia, costretta a fare i conti con qualcosa che aveva decisamente e volontariamente sottovalutato, dall’altro Arizona, incapace di giudicare se la sua preparazione, a soli quattro mesi e mezzo dall’inizio della specializzazione, sia sufficientemente adeguata per l’intervento che dovrà affrontare.

Nel mondo della medicina, se c’è qualcosa di sicuro, è che nulla è sicuro: dinanzi all’incertezza, all’ignoto e persino all’evidenza l’atteggiamento di un dottore è sempre lo stesso. Si spera, si crede, si tenta, si prova, si persiste senza sapere mai, però, come andrà a finire. Per Amelia, invece, parte lo sconforto: quando si rende conto di essere caduta in una trappola tesa da quello stesso tumore che lei stessa aveva dichiarato che avrebbe sconfitto gloriosamente, il senso di colpa per essersi accollata una responsabilità evidentemente troppo grande prende il sopravvento e la immobilizza per dei minuti interi dinanzi agli occhi incerti della platea su in galleria.  Compare dunque ga607_img10la perplessità, l’ambigua titubanza, l’esitazione ed infine l’assoluta certezza di non esserne all’altezza. Il pensiero, subito, corre verso Derek, e quando Webber scende giù in sala operatoria, risolutivamente, per cercare di capire cosa poter fare per lei, l’unica cosa che Amelia chiede è che venga chiamato Derek, venga fatto salire sul primo aereo e che venga a risolvere il suo disagio.

Perché così, sin dai tempi che furono quando quel ladro entrò nel negozio e sparò al padre, Derek si è sempre preso cura di Amelia, ha sempre cercato di preservarla dal lerciume di un mondo troppo corrotto affinché anche Amelia potesse farne parte. L’atteggiamento di Derek, fatto, totalmente in buonafede, porta Amelia a vivere completamente nella sua ombra: ed ora, pur avendo dimostrato di volerne uscire, si rende conto di non poterlo fare, di aver effettivamente bisogno che Derek si occupi di lei. Webber però le fa capire che così come succede a lei, anche Derek ha vissuto gli stessi identici momenti di mancanza di fede: per via di quel malefico, insormontabile tumore spinale, il cui disegno Derek ha conservato nella camera da letto proprio per ricordare la fragilità e la paura provatane dinanzi. Nessuno è inferiore a nessuno: la differenza la fa unicamente chi decide di restare nonostante la paura.

Sulla stessa barca, Arizona. Costretta ad operare Glenda Castillo senza la supervisione della Herman, anche lei cede alle sue personali insicurezze. Al contrario di quanto avvenuto per Amelia, però, quelle di Arizona vengono incrementate da una Bailey troppo poco confidente nelle capacità della Robbins, spaventata che la sua inesperienza possa mettere a repentaglio la vita della paziente. Ma con un’autorevolezza che, quando si parlaImmagine di Arizona, non comprende mai maniere brusche o toni austeri ed aspri, il chirurgo fetale che è in lei si fa spazio: in questo caso non c’è competizione, Arizona non vuole dimostrare di essere più brava della Herman, ma semplicemente di essere stata la giusta persona sulla quale ha scommesso.

Ed alla fine, ovviamente, si rivela essere stata davvero la miglior scelta che Nicole Herman abbia fatto da un po’: se non avesse deciso di perseverare con Arizona e la sua specializzazione, forse lei non avrebbe fatto altrettanto convincendola a farsi operare da Amelia. Dopo 14 ore di interventi e numerosi giorni passati in coma, la Herman si sveglia, completamente cosciente: il tumore è sparito del tutto, ma l’intervento le ha causato la perdita della vista. Ma la cecità appare come il problema minore dinanzi alla nuova prospettiva che alla Herman si presenta: la possibilità di poter continuare a vivere.

 Spesso, ciò che riteniamo imprevedibile, riesce ad avverarsi: così come per la Stevens cinque anni fa, anche la Herman è riuscita a scappare dalla morte; altre volte, invece, si presenta come una stronza senza preavviso, così come ha fatto con George, con Mark, con Lexie. Inutile farsi dei piani, è questo il vero insegnamento dello show: non si sa mai con certezza quando riusciremo a sconfiggere la morte e quando no.

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