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Grey’s Anatomy : Recensione dell’Episodio 11.05 – Band and Break

Così come per la scorsa puntata, anche questa “Band e Break” vede una messa a fuoco totale su di un unico tema, ovvero sul tentativo da parte di Callie ed Arizona di riparare il loro matrimonio. Mentre l’episodio Meredithcentrico della passata settimana sfruttava la tecnica narrativa dei flashback, in questo, invece, le protagoniste sono idealmente proiettate verso il futuro, mentre i flashback sono semplicemente tuffi nel passato che scorrono muti e spediti sullo schermo come le pagine di un libro sfogliato centinaia di volte.

Pur sembrando che la possibilità di avere un altro bambino sia la motivazione per la quale la loro relazione sia arrivata al capolinea, rappresenta esclusivamente il punto di partenza per una riflessione più intima e viva attraverso la quale Callie e Arizona si rendono conto che, seppellite in profondità, ci sono molte più livide angosce di quanto si aspettassero, i tormenti passati e mai sconfitti di una vita che non è mai riuscita ad essere tenera con loro. Ad aiutarle è un terapista di coppia, una presenza fantasma più che un vero e proprio personaggio, alla quale Shonda riserva la grazia di pronunciare solo le parole strettamente indispensabili perché, in realtà, è esclusivamente la loro coscienza il mezzo attraverso il quale pervenire alla diluizione del conflitto.
ImmagineDelle due Arizona si spinge, molto meno intimorita, a rispettare le regole di separazione imposte dalla dottoressa, mentre Callie, per tutto il corso dei 30 giorni, rimarrà fermamente dubbiosa su come un distacco forzato possa paradossalmente spingere al riavvicinamento di due persone in crisi. Benché il dinamismo delle scene ci porti a pensare che questi 30 giorni siano volati, la psicologia dei due personaggi principali svela quanto invece sia stata consistentemente pesante persino l’impossibilità di compiere il gesto più semplice di questo mondo, comunicare. E’ un processo lento ma non certo apatico quello che porta entrambe a rendersi conto di quanto la necessità di far prevalere la propria volontà (per Arizona quella di proseguire con la sua nuova specializzazione, per Callie quella di avere un altro bambino) sia semplicemente un irrazionale espediente per arrestare quel processo robotizzato attraverso cui, in maniera soprattutto inconscia, si siano ormai fuse l’una nell’altra e, miserevolmente, abbiano perso ciascuna la propria identità nel tentativo di identificarsi sempre di più nei disagi e nei desideri dell’altra.
Delle due Callie è sempre stata l’anima più delicata, visibilmente tumefatta dalle innumerevoli perdite cui il passato l’ha sottoposta senza pietà; Arizona, invece, nasconde perfettamente le ferite di quelle guerre a cui suo padre, dagli esordi della vita, aveva cercato di prepararla. E mentre la prima è quella che materialmente torna alla riscossa piena di speranza ogni qual volta le si presenti la giusta occasione, tentando di instaurare un qualsivoglia tipo di contatto nonostante le regole, Arizona è intenta ad alzare un altissimo muro tra di loro, muro che ben presto verrà abbattuto dal viscerale bisogno che Arizona realizza di avere di Callie, pur essendo meno capace di dimostrarlo. La duplicità di comportamento si riversa, ovviamente, anche in ambito lavorativo: mentre Arizona riesce a prendere in maniera più distesa le difficoltà sul lavoro sia con Alex che col la dottoressa Harper, Callie viene sopraffatta dalle sue insicurezze, divenendo facile preda di incontrollabili spasmi d’ira e di disorientamento, tanto è vero che avrà bisogno sia di Meredith che di Derek per poter portare a termine due operazioni. Immagine

Nonostante le due abbiano vissuto innumerevoli separazioni prima di questa, l’Africa, la gravidanza di Callie, il tradimento e la relazione di Arizona con Leah, questa qui porta con sé il sapore disperato di un’incompatibilità che va ben oltre l’aspetto puramente caratteriale: sembra che il problema di fondo sia, per assurdo, l’appartenersi troppo.
Lo scadere di questi 30 giorni, porta infallibilmente entrambe a tirare le loro conclusioni: Arizona si rende conto che, concretamente, non è capace di vivere senza la persona verso la quale ha incanalato tutte le proprie speranze e aspettative di una vita felice; il lavoro, ed in special modo la specializzazione con la dottoressa Harper sono le vittorie materiali che si trasformano in disgraziate sconfitte se non condivise con la donna che ama. Ma Callie, quella che durante tutta la terapia era sembrata la più insofferente, la più incapace di sopportare anche una sola notte di distanza, si rivela essere quella che, invece, ha bisogno di una separazione definitiva. Tocchiamo con mano quel sollievo che la sola idea di non dover continuare a lottare per mantenere vivo un rapporto che dovrebbe esserlo già di suo procura a Callie e respiriamo anche noi. Il risolutore deus ex machina della terapia di coppia slega tutti i presupposti sulla quale questo matrimonio era fondato. E non c’è bisogno da parte di Callie di alcuna acrobazia lessicale per vomitare ad Arizona tutte quelle insicurezze che si sono trasformate lentamente in convinzioni. Non si parla più di valori. Non si parla più di speranza. Né di rispetto. O di un futuro insieme. Callie trascende da tutti questi aspetti materiali del loro rapporto, ammettendo finalmente che il suo instancabile tentativo di riparare le cose tra di loro, lungi dal ripararle, non ha fatto altro che ucciderla, lentamente (ed inconsciamente, aggiungerei).

Due anime gemelle, incapaci di stare assieme o di stare lontane, destinate a perdersi inesauribilmente ed inesorabilmente in un ciclo che vede l’alternarsi del riavvicinamento e dell’allontanamento come palliativo di un amore patologico che, avvelenato nel tempo da torti concepiti come frutto di un perdono mai realmente dispensato, si è trasformato in una morbosità quasi maniacale che si traveste costantemente da benevolenza, comprensione, gentilezza.
Il disarmante coraggio che Callie mostra nel prendere questa decisione –pur cedendo alle lacrime amare di una difficile presa di coscienza- mettono a nudo le pecche di un matrimonio sofferente, al quale hanno cercato di porre erroneamente rimedio riempendone i vuoti in maniera casuale: l’incapacità –a tratti quasi vile e vergognosa- di entrambe di non poter andare avanti, la soffocante necessità di fare un passo sempre accompagnata dall’altra e mai da sola.

Sì, questa separazione ci infastidisce, perché noi vogliamo che Callie e Arizona finiscano insieme.
Eppure ci sappiamo spiegare come mai sembra la cosa più giusta al momento?

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11.05 - Band and Break

Risolutivo

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mmorìn92

Amo i libri, il cinema, la fotografia, l'arte, l'architettura e soprattutto...i telefilm! Amo, insomma, la vita. Ma una "biographical info" sarebbe davvero troppo riduttivo per descrivermi. Lascio quindi a voi l'ardua sentenza! https://www.facebook.com/MorinPhotographer?fref=ts

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2 Comments

  1. Leggo davvero con piacere le tue recensioni. Assolutamente ben scritte e sempre calzanti, delicate, incisive.
    Sono come delle polaroid di spiccata sensibilità e bellezza. Complimenti! 🙂

  2. Grazie mille, credevo di essere stata troppo poco imparziale per una tematica che mi sta così a cuore (le Calzona non si toccano!)
    A presto!

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