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Grey’s Anatomy: recensione dell’episodio 11.03 – Got to Be Real

Dopo la visione della scorsa settimana, devo dire che il mio esordio come recensore non poteva avere inizio migliore, o quasi. Got to Be Real segna un nuovo passo in avanti per la serie, un netto cambio di marcia per questa stagione. Già dai primi minuti dell’episodio, si può notare come i ritmi siano incredibilmente più veloci (direi quasi incalzanti) rispetto alla puntata precedente.

Tutto si apre con0 Meredith che interroga Alex nudo, sotto la doccia, riguardo la questione della “ritrovata” sorella, Shonda fa un buon lavoro su questi due personaggi divenuti ormai l’uno la persona dell’altra, il loro rapporto sullo schermo funziona. “Nude” appunto, è la parola chiave di questo episodio: nudo, vulnerabile, completamente esposto come un paziente sul tavolo operatorio. Guardando infatti con attenzione lo svolgimento di questa nuova puntata vediamo come le scene si sviluppano attorno a due filoni centrali, uno, come detto pocanzi, quello del “mettersi a nudo” e l’altro quello del tentativo di provarci sempre, “try”.

Ma andiamo con ordine. Al Grey Sloan Memorial Hospital è un giorno importante, il Consiglio dovrà infatti decidere chi, fra Alex Karev e la dottoressa Bailey, diventerà membro del plotone esecutivo dell’ospedale e la scelta sembra abbastanza ardua. Se da una parte Alex è il legittimo erede della Yang per un passaggio di testimone, la Bailey dopo anni di carriera merita senza dubbio il posto più di chiunque altro. A inizio episodio vediamo subito i problemi clinici: Shonda ricorre a un clichet delle prime stagioni piazzando un caso “splatter”, quello di un uomo trafitto da un albero, un enorme arbusto proprio vicino al cuore, in pieno petto, e non manca poi il paziente di neurochirurgia che dovrà sostenere un delicato intervento ad un’aneurisma da parte di Derek e Amelia Sheperd. Ed è qui che scatta la rinascita di Grey’s. Shonda crea dei dialoghi, delle coppie, dei confronti, degli incontri/scontri, nuovi spunti per rilanciare il lato umano dello show. Il primo esempio è quello di Derek e Amelia, fratelli, neurochirurghi: Amelia, completamente indipendente e scevra da qualsiasi competizione, libera dai giudizi, e Derek il suo opposto, fratello maggiore, marito, padre e mancato braccio destro del presidente a Washington, perfetto fino alla punta dei suoi celebri capelli. Senza tener conto della sorella, Derek interviene a gamba tesa sul caso di Amelia, per dimostrare la sua superiorità in ambito medico o forse per provare a non pensare a ciò a cui ha rinunciato, per confermarsi fedele a se stesso, per ricordarsi quanto sia grande. Emblematica è la risposta di Amelia al fratello: “Ci proviamo tutti, è che nessuno vuole rinunciare o arrendersi. E nessuno dovrebbe. Giusto?”

untitled (2)L’altra coppia rivelazione dell’episodio, oltre a quella dei fratelli Sheperd e di Meredith e Alex, è formata da Callie e Owen. Premetto che trovo Sara Ramirez un’eccellente interprete, sicuramente una colonna dello show e ripongo in attrici come lei la speranza di un miglioramento nella serie. Questi due personaggi erano stati lasciati un po’ in disparte nei due scorsi appuntamenti ma, come immaginavo, rimettendoli al centro della scena lo show acquista parecchio. Owen propone a Callie di partecipare con lui al programma di riabilitazione per reduci di guerra, militari e membri dell’esercito mutilati, investendo parte dei fondi dello studio ortopedico di cui Callie è a capo, nonché le sue protesi ipertecnologiche. I risultati dei test per la sperimentazione sul paziente Jeff però non sono buoni e Callie non intende portare avanti l’operazione scatenando l’ira di Owen che è in realtà il vero colpevole della faccenda, accusato di aver illuso irresponsabilmente i pazienti soldati della sperimentazione. Anche qui ritroviamo il vero motivo dello sfogo di Owen. “I’m trying” dice lui a Callie. Ci sto provando. Shonda apre finalmente il cuore di quest’uomo che rimane sempre un po’ misterioso nonostante sia con noi da sei stagioni. Il dottor Hunt infatti confessa di sentirsi vuoto senza la Yang, che ha paura di tornare strisciando in quella grotta cupa da cui Cristina l’aveva tirato fuori. Il dialogo che ne segue è emozionante, i tempi perfetti e ancora una volta i due attori risultano perfetti, intensi al momento giusto.

Meredith e Alex indagano sulle origini della dottoressa Pierce e trovano conferma della “sorellanza” tra le due (Meredith e Maggie Pierce), consultando i dati digitali dell’ospedale di 30 anni prima. Webber affronta così la dottoressa Grey e successivamente anche Maggie, la sorella di Mer, sua figlia, rivelandole di essere suo padre, e la reazione non è certo delle migliori. Descrivo forse in maniera un po’ blanda questa vicenda perché trovo che non sia stata trattata nel giusto modo; non mi tocca come dovrebbe, non mi sconvolge o emoziona come potrebbe, questa sorella improvvisa, questa paternità saltata fuori assieme a una gravidanza nascosta non mi convince e non sta trainando la serie come desiderato dai produttori, inoltre gli attori coinvolti non stanno esternando al meglio le loro doti recitative.

L’impressione generale è quella di riavere un Grey’s dei vecchi tempi, quelli della seconda e terza stagione, dove era sempre presente un caso “horror” che rendesse il cast più organico nel risolverlo, dove ci facevano da sottofondo delle ottime musiche come accade in questo episodio, dove vedevamo la vecchia casa di Mer e i soliti bisticci tra la Grey e il dottor Karev, che vediamo andare via infuriato alla fine di questa puntata dopo aver saputo di non aver avuto il posto nel Consiglio, assegnato invece alla Bailey.untitled (4)

“I chirurghi vengono addestrati ad essere invulnerabili. È davvero difficile mettersi a nudo perché sappiamo esattamente quanto possano essere profonde alcune ferite.” Dice Meredith nel finale. “But vulnerability is not the opposite of strenght. It’s a necessary part.” E quali parole più vere di queste? Grey’s Anatomy scopre un tasto importante chiedendoci quanto siamo disposti a metterci a nudo con gli altri. Quanto è difficile farlo e quanto siamo inclini a correre il rischio? Spogliarsi provoca sempre un dolore, una lacrima, un pianto, una verità che non è una certezza, che non assicura un miglioramento né tantomeno una felicità perpetua. Allora perché farlo? Bisogna sforzarsi ma per cosa? Ne vale la pena anche se i risultati non sono quelli sperati? Mostrarsi nudi ci rende deboli, esposti agli attacchi, ma anche incredibilmente veri, umani, sensibili, autentici. Certo è che venire a patti con la sofferenza e con la crudezza delle nostre ferite non è mai facile.

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11.03 - Got to Be Real

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Simone Bottaro

Laureato in Lingue, letterature e culture straniere presso l'Università degli studi Roma Tre, ama leggere e scrivere. Appassionato di musica, cinema e serie tv, adora il mondo anglosassone e in particolar modo quello statunitense, ma ritiene assolutamente insuperabile la bellezza dell'Italia. Amante delle comedies musicali (Glee), segue tra gli altri generi Grey's Anatomy e How to Get Away with Murder.

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