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Grey's Anatomy

Grey’s anatomy: recensione dell’episodio 10.22 – We are never getting back together

“Shonda Rhimes non delude mai”. No, non è vero. La Rhimes e i suoi telefilm hanno alti e bassi come tutte le produzioni del mondo:  ci sono episodi noioisi e un po’ banali, altri invece capaci di rimanere nei cuori degli spettatori. Ce ne sono stati molti nel corso di queste dieci stagioni e “We are never getting back together” si colloca dentro al gruppo dei “meglio riusciti”. Così, dopo una “Change of Heart” a mio avviso un po’ noiosa e confusionaria, Shonda ingrana la quarta per un finale degno di tale nome. Come?  Sfoderando un paio di assi nella manica:

  1. Una storyline praticamente tutta su Cristina
  2. Il ritorno di Preston Burke

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Sono certa che il 90% di coloro che hanno visto la puntata sapevano già di questa grande ricomparsa, avevano già segnato mentalmente con un circolino rosso l’episodio numero 22 come un episodio da vedere il prima possibile. In nome di “Grey’s anatomy” dei tempi d’oro. Lo sapevamo, dicevo, ma ci mancava la cosa più importante: vederlo tornare con gli occhi di Cristina, percepire la sua emozione nel vedere il più grande amore della sua vita. E l’emozione è arrivata: forte e chiara. Ma andiamo per gradi, cosa sta succedendo al Grey’s Sloan Memorial Hospital? Il dott. Webber, incavolato nero perché Catherin Avery gli ha palesemente detto che la Yang avrebbe meritato il premio ma non l’ha avuto perché lavora nell’ospedale posseduto dalla fondazione Harper-Avery, ha deciso di estendere questa rivelazione a tutto il consiglio e sta spronando i suoi a fare ricorso. Cristina è perplessa, per fare chiarezza attorno e dentro di sè, decide di accettare l’invito a tenere una conferenza a Zurigo, prende e parte. Davvero non pensa di ritrovarsi dall’altra parte del mondo, a dover rispondere alle domanda del dott. Burke. Complice la penombra, di lui sentiamo prima la voce, ed anche lo spettatore non abituato a riconoscere il suo timbro vocale non ha dubbi che chi ha preso la parola sia qualcuno di speciale, unico: l’espressione della Yang cambia completamente.

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(Sandra Oh, come sempre, outstanding). Cristina e Burke: si ritrovano sul campo medico, quello in cui entrambi hanno sempre dato il meglio di loro stessi, quello in cui mostrano meglio le loro qualità chirurgiche, ovvero le cause scatenanti del loro amore. Due, tre minuti in cui gli ex-fidanzati ingaggiano una lotta a colpi di nozioni ma allo spettatore, ignaro dell’importanza medica di quel che dicono, arriva solo un modularsi di emozioni soffocate in gola, di sorrisi accennati, di sguardi profondi. Burke l’ha mandata a chiamare, ovviamente non usando il suo vero nome, per motivi che apparentemente risultano lampanti: vuole portarla a lavorare da lui.

Qui si interrompe momentaneamente la narrazione di Shonda su questo versante, per riportare noi spettatori a Seattle in modo da vedere le reazioni di Meredith alla notizia di quanto sta accadendo in Svizzera, e per raccontarci la storia di due sorelle siamesi che vengono operate in ospedale. Un caso toccante, forse un po’ troppo al limite della fantascienza, ma che comunque mantiene desta l’attenzione dello spettatore. Tutto l’ospedale (compresa la special guest Amy Sheperd) è impegnato in questo caso, tranne la Bailey che sta somministrando a Braiden la cura contro il parere dei genitori, e la Kepner che è occupata a capire cosa ne pensa della sua gravidanza inattesa.

Storia di media forza, ma che finisce per risultare del tutto collaterale rispetto a quanto sta accadendo dall’altra parte del mondo: niente da fare, le (dis)avventure di Cristina in Europa capitalizzano l’attenzione dello spettatore. In una Zurigo, ahimé un po’ troppo surreale e computerizzata, Cristina accetta di restare e vedere le meraviglie della medicina che Burke le prospetta nell’ospedale che lui, niente meno, possiede. A niente valgono le raccomandazioni telefoniche che Meredith cerca di mandarle tramite voice-mails, la Yang è come un adolescente innamorato che continua ad uscire con la persona per cui ha una cotta anche se tutti, ma proprio tutti, gli dicono che è inaffidabile. In una scena spassosa, riattacca il telefono in faccia a Mer e alla sua lista di “Ricordati che…ricordati che…” e si lascia conquistare dalla tecnologia svizzera. Schermata 2014-05-03 a 14.37.54

Ma il rancore, verrà mai fuori? Insomma, quante di noi rivedendo dopo 7 anni l’uomo che ci ha spezzato il cuore e lasciato sull’ altare, riuscirebbero  a non riempirlo di insulti? Va bene che “Non si dimentica mai ciò che si è amato una volta”, ma qui è proprio  una questione di dignità. Insomma proprio quando Cristina ci pare ormai perduta, tanto che arriviamo a chiederci: “E’ tentata dalla scienza o dall’amore?” e contemporaneamente realizzare che, in fondo, “C’è distanza tra le 2 cose quando si parla di lei e Preston Burke?”, la Yang tira fuori gli artigli e chiede spiegazioni, serie.

Qui scatta il momento-Rhimes, il momento in cui la puntata esce dalla banalità e diventa qualcosa di diverso, diventa “Grey’s anatomy”. E’ vero, ha ragione Cristina a dire che mai più lei avrebbe lavorato per Burke, e lui che non è uno sciocco l’aveva capito fin dal principio. Per questo vuole offrirle l’intero ospedale. Burke finalmente, dopo quasi 7 anni, la ripaga dei torti che le ha fatto con l’unica moneta che può avere valore per Cristina: il lavoro. Burke le ridà, con gli interessi, la dignità toltale in “Didn’t we almost have it all?” (3×25) dove avevamo visto Cristina  senza sopracciglia e Mer costretta a tagliarle il vestito da sposa con un paio di forbici.

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Quella era stata una delle poche volte (forse l’unica) in cui l’avevamo vista veramente sconfitta, perché si trattava di un campo dove lei non poteva vincere poiché in esso non è più  “Cristina Yang” ma solo una donna innamorata. La puntata si chiude con un cliffhanger: Cristina accetterà o no? Ma noi, come Meredith, siamo abbastanza sicuri di aver già capito. Cristina “is leaving”, sta andando là dove può completare coerentemente la sua storia, diventando il grande chirurgo che ha sempre voluto essere.

Un’uscita di scena intelligente per la Oh, che saluta in tempo una serie ormai stanca, ed una fine coerente per la corsa di Cristina in “Grey’s anatomy”. Ma non si può non prendere atto che una grande parte di esso se ne sta andando per sempre insieme a lei.

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