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Grey’s Anatomy: Recensione dell’ Episodio 9.16 – This Is Why We Fight

Guardando Grey’s Anatomy ultimamente si ha l’impressione di assistere ad un film d’azione a puntate. Bene o male è vero: nel corso delle varie stagioni c’è sempre stata una vicenda trasversale che andava aldilà dei singoli episodi ma certamente in questa nona serie questa “trama orizzontale” sta sempre più prendendo campo. Anche questa 16esima puntata infatti, pur essendo articolata in due storyline diverse, una interna all’ospedale ed una esterna, finisce per concentrarsi esclusivamente sul destino dell’ospedale.

Schermata 2013-02-23 a 01.08.30Lo dico e lo ridico: mi mancano i casi clinici! Grey’s Anatomy nasce come un medical drama e a mio avviso l’ospedale non dovrebbero essere solo 4 mura entro cui succedere l’impossibile dal punto di vista amoroso, economico e giudiziario. Stavolta con il caso della paziente Melissa ho davvero sperato che si trattasse di un bel caso interessante e strappalacrime ma niente, liquidato in pochi minuti. Un po’ semplicistica ma tutto sommato dolce l’idea del piccolo paziente, che avendo capito al momento della diagnosi “man” anziché “mass”, ha dato un nome al suo tumore, chiamandolo Phil, e  all’indomani dell’operazione tutti attorno a lui portano una spilletta con scritto “Adios Phil”. Mentre guardavo l’episodio mi sono domandata: c’è troppa contentezza nell’aria, non è che va’ a finir male? Per fortuna no, l’operazione riesce e Shonda ci risparmia un’ennesima tragedia.

Ciò detto, non si può certamente affermare che l’episodio sia mal costruito, anzi, la tempistica è ben resa e si alternano momenti tristi ad altri di comicità semplice e spassionata. Il SGMW è nel panico più totale in quanto dopo che i 5 chirurghi hanno dato le dimissioni non sembrano esserci più speranze e proprio i più sconfortanti segnali di resa vengono da Miranda: questo posto  è una “sinkin’ boat” afferma con aria arrabbiata e rassegnata. Tuttavia è proprio quando le vere notizie circa il destino del Seattle Grace cominciano a circolare che la Bailey smette la sua maschera da dura e confessa a Richard “I thought I would be chief of surgery someday”; a queste parole il dott. Webber non può far altro che prenderle la mano, tristemente. Le notizie non sono affatto confortanti, la Pegasus Horizon  vuole comprare l’ospedale a pezzi, liquidare la sua attività, licenziare il suo personale; ma come queste notizie cominciano a circolare? Sono gli specializzandi, Ross e Brook soprattutto, a far grande confusione e qui sta veramente l’elemento debole dell’episodio. Ok, che gli specializzandi non fossero dei geni ce n’eravamo accordi ma sono presentati a mio avviso in modo un po’ troppo caricaturale, riescono sempre a parlare quando non dovrebbero, a fare ciò che non dovrebbero fare, e questi sarebbero laureati ultraventenni? Mah. Un altro che non brilla per svegliezza è ancora una volta Jackson il quale viene informato da Webber (che ha mangiato la foglia) dei “movimenti sospetti” di Torres, Grey, Sheperd, Yang e Robbins ma ovviamente Avery non capisce l’importanza e il senso delle loro azioni.

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I 5 intanto si aggirano “in borghese” (e questo fa un certo effetto) alla ricerca di un acquirente, il più probabile è un intrigante miliardario Julian Crest. L’uomo d’affari è dubbioso si impegna a riparlare dell’investimento se insieme a loro ci sarà qualcuno con una “concreta esperienza amministrativa”. La combinazione temporale è perfetta: mentre lo specializzando tonto spiattella inavvertitamente ad Owen tutta la faccenda, Cristina (superata agevolmente la fase del “mi-avete-voltato-le-spalle”) rivela al compagno il loro piano per comprare l’ospedale. Intanto Meredith aggiorna Webber e con un’azione combinata tentano il tutto per tutto. Ma non ce la fanno, Crest conferma il suo no. Per fortuna però a dare una marcia in più all’episodio e a sbloccare la vicenda interviene Debbie Allen alias Katherine Avery: pur non amando il personaggio in se per sé infatti, non posso non riconoscere la bravura di questa attrice. Con lei Richard si apre e manifesta tutta la sua tristezza per l’imminente chiusura dell’ospedale in cui ha (citando Meredith possiamo dire) “investito tutto se stesso”: “I’ve never thought it will be gone before i was” afferma lui quasi commosso. Dalle parole e dallo sguardo della matriarca Avery capiamo che qualcosa sta per succedere.  Quella volpona infatti ha sì in mente di comprare l’ospedale ma anche (e soprattutto) di mettere un rappresentante dentro il consiglio di amministrazione. E indovinate chi sarà l’uomo al comando? Jackson ovviamente.

Schermata 2013-02-23 a 01.09.08La svolta mi lascia perplessa: trovo il Dott. Avery un personaggio piatto che sostanzialmente o si lamenta  che sua madre gli sta addosso, o è impegnato ad infilarsi in smielose relazioni con colleghe, basate essenzialmente sui suoi pettorali. Dalla faccia perplessa e un po’ delusa dei colleghi capiamo che anche loro non sono al massimo della contentezza. A mio avviso questo è un punto cruciale per il personaggio Jackson: prenderà al volo l’occasione di essere, questa volta per davvero, un figlio di papà e siederà nel consiglio pur sapendo di non averne la competenza o si mostrerà un personaggio altruista e serio cedendo il posto a qualcuno di veramente onorevole?. Vedremo, intanto ci diamo appuntamento al 15 marzo con la spassosa battuta di Katherine “Now give you mum a kiss Jackson… She just bought you a hospitale”.

Ps: L’unica specializzanda che veramente lascia il segno è ancora una volta Jo (Camilla Luddington), molto credibile nella scena finale con Alex, e vendendola rapportarsi con lui mi sorge ancora più spontanea la domanda: Shonda quando hai intenzione di togliere al Dottor Karev quell’espressione dalla faccia e comincia a farlo maturare come personaggio, così che possa andare avanti con la sua vita?

Irene Bertelloni

Studentessa di Lettere Moderne presso l' Università di Pisa, nel tempo libero suona la chitarra ma soprattutto scrive sul suo blog e guarda telefilm...Perciò niente le è parso più naturale che cominciare anche a recensire serie! Forse perché il primo amore (ER) non si scorda mai, ha un debole per i medical drama (Grey's anatomy), salvo poi spaziare negli altri generi: Glee, Scandal, Girls, Revenge, Orange is the new black.

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