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Grey's Anatomy

Grey’s Anatomy: Recensione degli episodi 10.01/10.02 – Seal our fate/ I want you with me

Vi dico la verità: non ho passato l’estate in attesa del 26 settembre.

Tuttavia questo fatto, che potrebbe sembrare un elemento svantaggioso, si è rivelato essere un grande punto a favore di questa decima serie del medical drama firmato Shonda Rhymes. Nel mondo dei telefilm infatti, così come nella vita, poche aspettative equivalgono a una minor possibilità di restare delusi. E’ vero quindi, ci sono stati nella storia di GA cliffhanger molto più estenuanti e mozzafiato di quello che ha chiuso la nona stagione, ma è vero anche che l’aver chiuso la nona stagione in modo così poco coinvolgente mi ha portato ad approcciarmi a questi 80 minuti nell’Universo del Grey – Sloan Memorial Hospital come ad un tempo in cui tutto quel che di “carino” ne sarebbe derivato sarebbe stato da considerarsi “un piccolo regalo” non atteso, tutto al più sperato.

Proprio io ho “firmato” la recensione di “Perfect storm”, l’episodio conclusivo dell’ultima stagione: un finale deludente, non all’altezza delle mille aspettative che si erano create attorno ad esso. Ora, esattamente 4 mesi e 10 giorni dopo, tutto riprende da dove l’avevamo lasciato: la città e l’ospedale sono sconvolti dalla tempesta che si è abbattuta sulla metropoli. Recensendo la 9×24 io stessa avevo detto che tutto il telefilm sembrava avvolto da una coltre d’ombra, così come gli stessi scenari cinematografici scelti per le riprese: ecco in questo arco di tempo la nebbia “telefilmica” pare essersi abbastanza dissolta.

Mi spiego meglio: meno sensazionalismi, meno uscite banali, meno emotività da quattro soldi. “Seal our fate”, episodio numero 197, ha il sapore di un ritorno in famiglia: ho (e credo di poter dire “abbiamo”) l’impressione, dopo ben 9 annate di produzione, di conoscere questi personaggi come se fossero persone vere.

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Non è poi una cosa tanto strana: quando i telefilm sono ben fatti il senso di identificazione e compartecipazione risulta spesso fortissimo, ma qui pare entrare in gioco qualcosa di più. Tutti gli abitanti del Grey – Sloan Memorial Hospital infatti, sembrano essere consapevoli di questo particolare legame che li unisce non solo tra loro, ma anche a chi sta aldilà  dello schermo. Solo io ho provato un brivido quando Callie ricorda con malinconia se stessa “specializzanda  che balla in mutande nello scantinato?” insomma: noi siamo stati spettatori di questa parte del suo passato. “Ok” –mi si potrà dire- “ma cosa ci dice questo su come andrà la decima stagione?”: ebbene io credo che questa “autocoscienza” della serie sia un lato positivo, è come se la Rhymes volesse ricominciare (per la decima volta!) ricordandoci al tempo stesso da dove tutto è iniziato. Di fatto questo avvio di stagione pare voler continuare quello che da sempre è stato, a mio avviso, il punto di forza di Grey’s Anatomy: l’abilità nel mescolare una giusta dose di realismo ad una di magia, la capacità di mostrare con crudezza le difficoltà della vita ma al tempo stesso il riuscire a far sognare lo spettatore.

Nel corso di “Seal our fate” e “I want you with me” infatti, gli sviluppi che era “necessario logicamente” che procedessero in un certo modo, vanno correttamente a termine (es. Brooks che non riesce a sopravvivere all’elettroshock), mentre altri svolgimenti che parevano già pianificati e praticamente realizzati vanno -per fortuna!- a farsi benedire (es. Jackson sfodera un’acuta capacità di analisi, riesce quindi a far ragionare April la quale torna sui suoi passi e conferma di voler sposare con Andrew). Una buona dose di realismo non può far altro che bene a questa serie che si stava impantanando in dinamiche da “tutto è bene quel che finisce bene”. Permangono alcuni passaggi oscuri, uno su tutti: la totale scomparsa della dottoressa Laureen Boswell (per gli amici “diavolo tentatore”) che viene liquidata con un generico “è stata appena messa su un taxi”. Come a dire: avevamo le fans di Calzona che assediavano gli Studios e abbiamo pensato fosse una buona idea levarla di mezzo.

Grey's anatomy 10x02Ad ogni modo, quest’uscita di scena a velocità supersonica della terza incomoda non risolve affatto i problemi enormi presenti tra la martire Callie e l’irriconoscibile fedifraga Arizona la quale pare voler discutere dell’accaduto…con la facilità con cui si parla delle previsioni meteo!. Ma anche in questo caso Shonda non tradisce e sul finire dell’episodio ci mostra quali sono le conseguenze della scappatella di Arizona tramite una scena drammatica che dà occasione a Jessica Capshaw di sfoderare tutta la sua bravura. Ma se infondo Callie e Arizona erano sempre state la parte più coerente e plausibile dello show, mi stupisce invece maggiormente il comportamento realistico di personaggi come Meredith o Alex, che credevo ormai persi nelle filonate delle loro esistenze complessate oltre i limiti del plausibile: ecco Meredith redarguire bonariamente Cristina su come la sua rottura con Owen sarà soltanto una delle tante (“you always ended, and then you started again!”)  oppure Alex rispondere duramente ad Arizona e ai suoi tentativi di minimizzare il suo comportamento con una ortho-metaphor (“I think you should stick to –I’m sorry I’m such a SLUT”-).

Un po’ come se, abbandonati i convenevoli, potessimo veramente vedere come vanno le cose ecco che per qualche istante (quando vengono portati al pronto soccorso Webber e Brooks) siamo quasi travolti dal ritmo frenetico degli eventi. Allo stesso modo, riusciamo a vedere piangere Cristina come (quasi) mai nella storia.

Ma se la realtà prendesse troppo il sopravvento? Se davvero la morte continuasse a fare il suo corso come accade nel caso di Heater, se davvero Cristina ed Owen non riuscissero a trovare un accordo? Se davvero Callie non riuscisse a perdonare ancora una volta? Sono tutte possibilità che questa premiere ci porta a tenere in considerazione… e forse è proprio questo che ci farà attendere con ansia il prossimo giovedì notte.

Una nota finale riguardo agli specializzandi: i personaggi restano sempre molto poco caratterizzati; anche in questo momento di dramma nessuno di loro viene presentato  in profondità, ma anche in questo caso io ho avvertito una presa di coscienza. Sono loro stessi infatti (capendo che qualcosa non quadra) a correre dietro a Ross negli ultimissimi istanti dell’episodio, perché sono “his people”, perché devono fare gruppo. Chissà che non si crei un nuovo nucleo forte all’interno dello show, capace di tenerlo in vita anche dopo l’abbandono di Sandra Oh che avverrà al termine di questa stagione. C’è da ricordare però che nessuno sa che è stato Ross a mandare, involontariamente, a morire Brooks e certamente ciò emergerà nei 22 episodi che ci attendono.

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I casi clinici di queste due puntante non risultano particolarmente coinvolgenti, ma dalla “signora – pennarello” voglio ricavare l’immagine finale di questa mia review. Durante il suo dialogo con Stephanie l’anziana signora dice “It’s not our first storm…Oh I can believe I have to build that house again”, “Maybe you should find some place else” risponde razionalmente la specializzanda, “No, we’re few houses on that side of the mountain and we take care of each other”. Crollare e ricostruirsi, annoiare e poi tornare a stupire: Grey’s Anatomy (così come i suoi personaggi) ha già mostrato più volte di essere in grado di farlo.

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