Grey's Anatomy

Grey’s Anatomy, la relazione tra Meredith e Nathan si fa seria, recensione episodio 13.22

Mancano solo due episodi al finale di questa tredicesima stagione e Shonda decide di planare basso, con cinture di sicurezza super allacciate, senza rischiare nulla, anche se dalla scena finale in cui Alex inizia le ricerche dell’ex marito di Jo (rimanere ormai separati non ha più tanto senso, infatti) capiamo che, come il suo solito fare, sta preparandosi il terreno per il gran finale, per farci strascicare poi nei mesi estivi interrogandoci costantemente sui suoi cliffhangers.

Questi quaranta minuti viaggiano costantemente sulla tematica di ciò che dobbiamo accettare perché non può essere cambiato e ciò che, al contrario, possiamo cambiare, e lo fanno presentandoci due casi clinici completamente diversi ed antitetici ma che, di fondo, sono accomunati proprio dal leitmotiv della predisposizione all’accettazione. Da un lato una giovane ragazza ricoverata al pronto soccorso a causa di una rovinosa caduta dalle scale avvenuta la mattina dopo aver fatto sesso con un perfetto sconosciuto, la quale, ormai da tantissimo tempo, ha anche un grande tumore cardiaco con il quale ha perfettamente imparato a convivere (fisicamente e psicologicamente); dall’altro, una famiglia con un forte credo religioso, che si rifiuta di curare la malattia neurologica del figlio perché, “se destinato a morire, sarà semplicemente il volere di Dio.”

In entrambi i casi è marcato il senso di accettazione della malattia; ciò che tuttavia li distingue è la tipologia di accettazione. La ragazza malata di cuore è serenamente rassegnata all’idea che non ci sia davvero nessun cardiochirurgo in grado di poterle asportare il tumore, anzi, addirittura conosce ormai a memoria tutti gli steps processuali che i diversi medici le propongono sistematicamente ogni qual volta dichiarano di essere capaci di poterlo fare. Persino dinanzi ad una confidente e super-sicura di sé Maggie Pierce, uno dei soli 6 medici in tutto il mondo capace di mettere in atto una particolare procedura medica che porterebbe alla riuscita dell’asportazione, la ragazza rimane calma, completamente priva di speranze, e tuttavia concede a Maggie la possibilità di poter operare, rimanendo comunque della sua personale idea che l’intervento non riuscirà. L’intervento inizia ma non verrà portato a termine, poiché, come la stessa ragazza aveva suggerito a Maggie, il tumore non poteva essere asportato. Paradossalmente, come la stessa paziente finirà poi con l’ammettere, a volte sembra che i pazienti possano sapere più cose dei medici pur non essendo competenti in materia e, al contrario, sembra che siano i medici a riporre le più grandi speranze nella riuscita dell’intervento piuttosto che i pazienti stessi, nonostante ci sia la propria vita “in gioco”.

Dall’altro lato, invece, i genitori del bambino malato assumono una posizione intestardita, forzata, eccessiva: dinanzi alla sofferenza del bambino, che piange lacrime di sconforto e, a mani giunte, prega Alex di poterlo guarire, proprio come se stesse pregando il suo Dio, rimangono freddamente impassibili, fermi all’idea che non possono, in alcun modo, interferire con la volontà di Dio. Qui la situazione si capovolge completamente: prende piede una completa accettazione di qualcosa che potrebbe essere guarito, al contrario del caso precedente. Dinanzi alla sofferenza di un bambino Alex e la Edwards non riescono a rimanere impassibili e decidono, con un escamotage truffaldino, di falsificare la cartella medica del bambino fingendo che abbia avuto una crisi per poterlo così operare anche senza il consenso dei genitori. L’operazione riesce, ma l’intoppo nasce altrove, quando la Edwards sbotta in un gesto iracondo nei confronti del padre del bambino e impone obbligo di terapia (ma voi ve lo ricordavate che le era morto il fidanzato? Io l’avevo completamente rimosso).

La trama orizzontale dell’episodio è bella, carica, piena di spunti di riflessione, e ci lascia con il solito amaro in bocca di quando ci chiediamo cosa avremmo fatto noi al posto dei pazienti, invece quella verticale rimane scialba, ferma, piatta. Tutte le relazioni sembrano girare in tondo senza poter andare avanti, niente sul fronte di Owen e Amelia, niente su quello dei Jolex, nemmeno i Japril ci fanno capire a che punto sono dopo l’episodio incentrato interamente sulla loro relazione. Qualcosina (e sottolineo qualcosina) si muove sul fronte di Mer e Nathan. Dopo aver chiarito con Maggie in tempi record di un solo episodio (ma vi ricordate quando Meredith e Cristina non si parlarono per una stagione intera per colpa di una stampante 3D?) Meredith sembra davvero pronta a fare un passo in avanti, quello grande: è pronta a regalare ad Amelia il tumore gigante disegnato da Derek e a mettere il post-it delle promesse matrimoniali nel cassetto. Insomma, dopo un po’ di tira e molla la relazione sembra stabilizzarsi. La domanda è: rimarrà tale, o si evolverà alla maniera dark and twisty?

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