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Cinema

Greyhound: come mostrare la guerra senza vedere il nemico – Recensione del film di Apple Tv+ con Tom Hanks

Greyhound: la recensione
Apple TV+

Titolo: Greyhound – Il Nemico Invisibile
Genere: guerra
Anno: 2020
Durata: 1h 31m
Regia: Aaron Schneider
Sceneggiatura: Tom Hanks
Cast principale: Tom Hanks, Stephen Graham, Rob Morgan, Elizabeth Shue

Tra gli effetti sicuramente meno drammatici della pandemia da Covid – 19, c’è anche lo sconquasso che ha causato nei piani dell’industria cinematografica. Con le sale chiuse, molti film hanno dovuto rimandare la data di uscita, mentre altri hanno deciso di prendere la strada dello streaming. Scelta che ha fatto anche la Sony Pictures vendendo a Apple TV+ i diritti di Greyhound. Tutti contenti? Sony che limita le perdite. Apple TV+ che può vantare un film con un protagonista due volte vincitore del premio Oscar come migliore attore. E gli spettatori?

Greyhound: la recensione
Greyhound: la recensione – Credits: Apple TV+

Tutto in mano a Tom Hanks

Gli spettatori non possono fare altro che affidarsi a Tom Hanks. E, d’altra parte, all’esperto attore americano si sono affidati completamente sia il regista che i produttori di Greyhound. Tanto che di questo film Tom Hanks non è solo il volto da mettere a tutta pagina sul poster promozionale, ma anche il protagonista (quasi) unico e solo e persino l’autore della sceneggiatura. Mancava solo che di Greyhound Tom Hanks fosse anche regista, ma facile immaginare che abbia detto la sua anche su questo aspetto visto che Aaron Schneider ha all’attivo una sola regia risalente a ben dieci anni fa.

Dando a Cesare quel che è di Cesare, non si può non ricordare come Greyhound sia l’adattamento del romanzo The Good Shepherd scritto da C.S. Forester nel 1955. Ispirato alla Battaglia dell’Atlantico durante la seconda guerra mondiale, il libro racconta la traversata dell’oceano da parte di un convoglio di navi mercantili scortate da alcune unità militari di supporto. In particolare, l’attenzione è focalizzata sullo scontro con i micidiali sottomarini U – Boat nazisti durante l’attraversamento del cosiddetto Black Pit, la regione dell’oceano dove le navi non avevano alcuna protezione dagli aerei perché troppo lontane da una delle due coste. Il film segue abbastanza fedelmente gli eventi del libro, ma concentrandosi maggiormente sull’azione e lasciando sullo sfondo il passato del comandate Krause che, a bordo della Greyhound, comanda la missione.

Una scelta limitativa, ma alla fine vincente. Il film, infatti, finisce per essere essenziale e non dispersivo mantenendo sempre alta la tensione e coinvolgendo lo spettatore in una esperienza visiva ed emotiva senza pause. Un espediente che permette alla scrittura di riuscire ad essere incisiva pur senza dedicare tempo a presentare i personaggi al pubblico che istintivamente è portato a sentirsi parte della stessa ciurma. Un gioco che funziona anche grazie all’insolita, ma efficace scelta di realizzare un film che dura solo 91 minuti. Un minutaggio sufficiente a raccontare tutto senza né stancare con eventuali ripetitività, né annoiare con discorsi o flashback inseriti solo per raggiungere una lunghezza superflua.

Merito di un Tom Hanks che ha esperienza più che a sufficienza per capire cosa inserire e cosa eliminare in Greyhound.

Greyhound: la recensione
Greyhound: la recensione – Credits: Apple TV+

Fare la guerra senza vedere il nemico

Semplificando in maniera ironicamente dissacratoria, si potrebbe dire che Greyhound è un film su Tom Hanks che guarda il mare attraverso un oblò. E, in effetti, trovare immagini per questa recensione diverse da quella appena descritta è stato piuttosto arduo. Perché, effettivamente, è proprio questa scena quella che appare più volte durante il film. Certo, cambia l’oblò o si usa il binocolo o si esce sul ponte. Ma alla fine si ha sempre l’impressione di star vedendo sempre e solo Tom Hanks che scruta il mare.

Una battuta non falsa, ma enormemente riduttiva. Quel che, infatti, conta davvero in Greyhound è il perché di quel continuo guardare. Non è ciò che si vede, ma piuttosto quel che né il comandante Krause, interpretato da Tom Hanks, né noi spettatori impreparati vediamo. Ossia i sommergibili tedeschi che scivolano minacciosi sotto le onde per avvicinarsi a distanza di siluro dalle navi del convoglio. È questa la guerra di Greyhound. Non le masse di soldati che invadono le spiagge della Normandia di Salvate il soldato Ryan o fuggono da quelle di Dunkirk o corrono tra trincee come in 1917. Né ci sono gli spettacolari duelli tra gli aerei nei cieli di Pearl Harbour o gli spazi claustrofobici di Caccia a Ottobre Rosso che pure viveva dello scontro con un sottomarino.

Greyhound riesce ad essere innovativo perché la guerra che mostra non è fatta di niente di tutto ciò, ma di suoni e rumori. Dei bip del sonar da interpretare per capire dove e come si trova il nemico. Del gracchiare delle voci che passano messaggi concitati da una nave all’altra. Della violenza delle esplosioni che squarciano la notte annunciando la morte. Del concitato urlare ordini e del frenetico ripeterli perché arrivino subito a destinazione. Dei silenzi brevi che nascondono i pensieri di chi deve decidere sempre in fretta perché chi a te si affida non si spaventi. Degli echi della campana e del boato del cannone che sono l’ultimo saluto a chi è morto in mare.

Greyhound non cerca la spettacolarità di grandi battaglie né tiene avvinto lo spettatore mostrando eroici atti di coraggio. Presenta la guerra sui mari per quello che era. Un continuo frastuono che annuncia qualcosa che non vedi e che proprio per questo ti costringe a restare sempre vigile e a non spegnere mai l’adrenalina.

Greyhound: la recensione
Greyhound: la recensione – Credits: Apple TV+

Un one – man show

Superfluo dirlo data la premessa, ma tacerlo significherebbe finire anzitempo la recensione. Ovvietà pertanto necessaria: Greyhound è un one – man show di Tom Hanks. Se si escludono pochissime scene in compagnia di Elizabeth Shue, il film è quasi un monologo del due volte premio Oscar. Tutti gli altri personaggi sono, infatti, quasi comparse che appaiono e scompaiono solo per offrire la battuta o per svolgere un ruolo di supporto necessario a far risaltare le responsabilità e l’impegno del comandante Krause. Non a caso, il film si chiude proprio quando l’attore decide di uscire di scena così come si era aperto con la sua entrata.

Inutile dire che portare sulle spalle l’intero peso di Greyhound è un compito svolto in maniera egregia e spontanea da Tom Hanks. Il suo comandante Krause è una sorta di versione marinara del capitano Miller di Salvate il soldato Ryan. Un uomo comune che ha sempre svolto in maniera impeccabile il proprio dovere e che si trova ad essere al centro di una missione tanto impossibile quanto necessaria.

Se la difficoltà in quel caso era passare attraverso le linee nemiche, la sfida qui è essere responsabili di un intero equipaggio di ragazzini inesperti che pendono dagli ordini del loro comandante. Un uomo che è costretto a mettere da parte le proprie insicurezze e il timore di essere inadeguato perché, seppure esperto, è alla sua prima missione di scorta. Restare in prima linea senza mai riposare e mostrarsi sicuro è l’unica consolazione che può offrire ai suoi uomini per vincere le sfide che nessuno li ha davvero preparati ad affrontare.

Come Krause, anche Greyhound è privo di fronzoli e discorsi superflui. Eppure, la decisione di non presentarne il passato, lasciando che siano i silenzi di Tom Hanks a raccontarne i dubbi, rischia di essere un limite per il film. Così come lo può essere la rinuncia alla spettacolarità esplosiva e all’eroismo manifesto. Scelte stilistiche che possono essere difficili da digerire per un pubblico che privilegi l’azione canonica, ma che sono portate avanti con convinzione quasi audace dalla partitura scritta da Tom Hanks.

Greyhound è, infine, un film da promuovere senza dubbio. Perché dimostra che la guerra la si può raccontare anche solo cercando ciò che non si vede tra il rumore delle onde e il suono delle voci. E possono bastare anche solo 91 minuti.

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Greyhound: la recensione
  • Regia e fotografia
  • Sceneggiatura
  • Recitazione
  • Coinvolgimento emotivo
3.5

Giudizio complessivo

Un film compresso in 91 minuti con Tom Hanks che insegna come mostrare la guerra sui mari con suoni e rumori e senza vedere il nemico

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