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Gracepoint

Gracepoint: Recensione degli episodi 1.09 e 1.10

C’era una volta, in un piccolo paesino americano lambito dal mare, un bambino di nome Danny, ultimo di due figli di una giovane coppia dalle origini ispaniche.

Danny era un bambino molto buono, adorava andare in skate e passava spesso le sue mattinate ad osservare i capodogli e gli altri animali marini seduto su una panchina collocata su un promontorio. Un giorno però il ragazzo sparisce. La madre, tutta affannata, cerca di scoprire dove il figlio sia finito.

Intanto alla centrale di polizia del paese arriva la segnalazione che c’è un corpo sulla spiaggia. Purtroppo è proprio quello di Danny e il sospetto è che il povero ragazzo sia stato ucciso. La polizia, guidata da un burbero ispettore e da una giovane sensibile ispettrice del luogo, indagherà per cercare di scoprire il colpevole. Tutti in città conosceva Danny…

Ora vi pongo una domanda, miei pochi ma fidati lettori: che senso ha raccontare una storia di cui si conosce già la fine? Che senso ha produrre e mandare in onda 10 lunghi (e spessissimo noiosi) episodi per poi arrivare a raccontare ciò che già conosciamo?
gp1Perchè no, non ci basta venire a scoprire che in realtà il vero assassino è Tom Miller, e non il padre. Perchè a conti fatti non è questo ciò che importa ai fini della narrazione stessa.
E anzi credo che questo twist narrativo, maliziosamente inserito negli ultimi 10 minuti di una lunga litania da parte degli sceneggiatori, sia forse anche un pò offensivo nei confronti di chi come me ha deciso di impiegare il suo tempo libero nella visione di uno dei prodotti più scadenti del panorama delle serie tv americane.

Per ricapitolare velocemente la questione, dopo aver messo a ferro e fuoco l’intera cittadina di Gracepoint, Carver riesce a trovare il colpevole nello stesso modo in cui quest’ultimo si rivela all’ispettore Hardy in Broadchurch, ossia attraverso il GPS del telefonino di Danny. Aperta la porta del capanno, scopriamo che è Joe Miller ad aver ucciso Danny Latimer. L’uomo racconta al detective Carver del rapporto più che amichevole che aveva con il ragazzo e dell’incidente che quella notte portò alla morte di quest’ultimo. Ma la sua non è che una verità a metà: è la verità che un padre racconta per proteggere il figlio. Sarà Ellie a scoprire che il vero assassino è il figlio Tom, che mosso da gelosia attaccò ed uccise quella notte Danny. Ma anche lei come il marito racconterà la non verità. Carver capirà l’inganno solo alla fine, ma deciderà di tacere per il bene del bambino.

Detto questo, credo che non sia stato sufficiente cambiare l’esecutore materiale del reato per dare linfa nuova ad una storia già in partenza fallace. Ciò che mi perplime maggiormente è l’incapacità degli sceneggiatori, a questo punto suppongo e spero voluta, di sventrare realmente lo storyline e regalare agli spettatori nuovi stupori, nuove arrabbiature e anche nuovi sbadigli. Possibile che Chris Chibnall non sia stato capace di costruire un finale alternativo che non includesse la famiglia Miller e la tematica della pedofilia, o magari raccontare un tema così importante coinvolgendo altri attori della storia?

Con questi dubbi che rimaranno irrisolti, l’unico aspetto che salvo di Gracepoint è il personaggio di Jack Reinhold interpretato da Nick Nolte: nonostante conoscessi a fondo già il suo racconto, il suo contributo attoriale ha fatto sì che per almeno quello due / tre puntate incentrate su di lui provassimo un minimo di attaccamento a questa serie. E forse ha anche messo in luce l’inferiorità attoriale degli altri membri del cast.

gp_sc1071_0003_hires2-1024x708Detto questo, mi permetterei di suggerire a chi malauguramente vorrà realizzare un remake di una serie di successo cinque suggerimenti per evitare che il progetto sia un totale fallimento:
1) Non assumere come protagonista l’attore già protagonista della serie originale, soprattutto se è quest’ultima è ancora in corso .
2) Non ingaggiare Anna Gunn come coprotagonista. Adorabile in Breaking Bad, detestabile in questa serie, la Gunn aveva affermato in diverse interviste che questo ruolo le aveva dato la possibilità di esplorare più sfaccettature dell’animo umano. Mi sa che si è fermata alla fase spigola.
3) Curare il reparto sonoro. Forse non avrebbe comunque retto il confronto con Olafur Arnalds, ma chiunque abbia partecipato alla scelta delle musiche ha fatto davvero un buco nell’acqua.
4) Scegliere di far scrivere la sceneggiatura ad uno sceneggiatore diverso da quello dell’originale, magari per offrire al pubblico un punto di vista diverso.
5) Non inserire immagini come se fossero indizi importanti ai fini della trama per poi abbandonarli al loro destino.
Vi ricordate quella pinna di balena / delfino che spunta alla fine del primo episodio che tutti ipotizzavamo potesse condurre la storia in una direzione diversa rispetto a Broadchurch? Beh, quella pinna non ha alcun significato.

In conclusione, se avete voglia di scrivere una petizione alla FOX per riavere indietro le ore perse a guardare questa serie scriveteci e ci attiveremo.

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