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Graceland

Graceland: Recensione dell’episodio 2.11 – Home

siamo quasi vicini al finale di stagione ma Graceland sta sprecando tutte le possibilità di riacquistare credibilità

Ormai Graceland è allo sbando, se da un lato l’idea del poliziotto corrotto infiltrato da stanare potrebbe essere interessante, come viene sviluppato il piano per scovarlo e tutti gli accadimenti di questo episodio sono letteralmente ridicoli. Addirittura mi viene da chiedermi se sto guardando un “poliziesco” o se non mi trovo davanti a qualche rappresentazione del teatro dell’assurdo.

Che non sia un telefilm impegnativo ma solamente un passatempo estivo l’avevamo capito già dalla prima stagione, ma sembra che in ogni puntata riesca a perdere pian piano la sempre minor credibilità che gli resta.

Il primo elemento a mio avviso assolutamente fuori luogo è la folle piega omicida che prende Briggs, da quando sente la Graceland-Episode-2.11-Home-Promotional-Photos-5_595_slogotelefonata con la registrazione della sua uccisione del poliziotto, un agente dell’FBI con anni di onorata carriera e stabilità psichica alle spalle e per di più buddista, si trasforma in una specie di serial killer, che non si fa scrupoli nel tentare di uccidere a sangue freddo due persone, sia Sid, da cui si precipita senza esitazioni con pistola nei pantaloni e non lo uccide solo perché all’ultimo minuto capisce che non è lui il ricattatore, che poi in un confusionario tentativo successivo, lo stesso Mike.

Com’è possibile che un personaggio in un episodio si trasformi in questo modo irriconoscibile, diventando lo spettro di se stesso? Lo vediamo vagare per la casa in preda a flashback dell’uccisione e allucinazioni visive, irriconoscibile; ma soprattutto, non solo lui è completamente uscito di testa, anche gli altri “amici”, colleghi che dovrebbero essere normali, si comportano quasi peggio di lui: prima di tutto Jakes che gli crea tranquillamente un alibi per l’uccisione di Sid, come se fosse scontato, che uno per una presunto file audio vada a freddare una persona. Ma la peggiore in assoluto di tutta la combriccola è Charlie, che venuta in possesso della registrazione, anziché dirlo a Briggs con cui è fidanzata e da cui aspetta un figlio, preferisce scegliere la strada più sadica chiedendogli di affettare i peperoni per poi correre in un’altra stanza a telefonargli con un numero anonimo per fargli sentire l’audio dell’uccisione e scatenare le follie paranoico-omicide di Paul.

Ah ovviamente ora che Charlie ha scoperto che Paul è un assassino e che lo sta “ricattando” con le telefonate anonime, visto che ha un po’ di tempo libero, perché non dedicarlo ad organizzare una bella rimpatriata tra colleghi, cucinando la salsa di pomodoro per tutti?

Ma davvero? Sinceramente non c’è nulla che funzioni in queste scelte autoriali, nulla almeno che sia anche lontanamente sensato.

Si resta a guardare la puntata, anche con un pizzico di interesse, giusto per la curiosità di vedere dove stanno andando a parare, o Graceland-2x11-3che altra assurdità inseriranno nella trama, più che per il coinvolgimento nella storia stessa. Vediamo Briggs che in tre secondi dirotta il piano organizzato in settimane dall’ FBI della rapina in banca e lo modifica indisturbato, a proprio piacimento, sempre nel vano tentativo di uccidere il protagonista, che come tale, sappiamo già in partenza che non si farà neanche un graffio. Soprattutto però vediamo la totale freddezza e distacco di tutti i rapporti umani tra i protagonisti; notiamo pesantemente in questo episodio come tra di loro non corra nessun sentimento positivo; nessuno è ormai più amico di nessuno, l’unica storia d’amore che c’era si basa su falsità e tradimenti, tutti lavorano insieme solo se perché costretti.

Permettetemi di usare per questa mia conclusione una frase che viene da tutt’ altro contesto ben più serio di Graceland, ma che ben si adatta a spiegare la mia opinione su questo telefilm:
“if nothing matters there’s nothing to save”

Se non conta più nulla, (se non c’è coerenza, non ci sono storie sensate e plausibili, non ci sono più neanche rapporti umani tra i protagonisti), non c’è nulla da salvare.

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