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Graceland

Graceland: Recensione della Terza Stagione

La reazione del fandom dopo la fine (e la parte centrale, e un po’ tutto) della terza stagione di Graceland.

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Uso Rowan Atkinson perché non credo di riuscire a trovare un attore la cui espressione meglio si addica ad imitare la mia, in questo momento. Saranno stati fatti di stupefacenti, si saranno fumati qualche canna di troppo, o sarà stata la crisi del ‘sicuramente-non-avremo-il-rinnovo’ ad aver portato sceneggiatori e produttori su questa strada? Non lo so e, per certi versi, non dovrebbe interessarmi. Quello che invece dovrebbe è il corso di questa terza stagione, conclusasi giovedì scorso. Cosa è andato storto, cosa si è salvato? E’ difficile persino provare a catalogare il tutto, dato che l’intera stagione sembrava un enorme gomitolo di caos, senza trama o un percorso definito, con episodi quasi filler, basati ora sulla centralità dell’addiction di Mike e ora sulla prova del tradimento (ennesimo) di Briggs. Ma procediamo per gradi.

Mike, le pillole e il complesso di onnipotenza

NUP_167931_0006.JPGLa vicinanza alla morte, o persino la morte stessa, sono cose che inevitabilmente condizionano il nostro essere. Mike esce da quest’esperienza più che cambiato. Muore poliziotto e rinasce predicatore alle prime armi, con tanto di disegni profetici e segni che lo portano sulla strada di un’arma di distruzione di massa. Se non sapevano che inventarsi ci sarebbero bastati i battibecchi di Mike e Paige, sarebbero stati noiosi ma almeno più realistici dell’intera storia della veggenza. Mike ha affrontato un cambiamento nel corso di questa stagione che, tuttavia, non credo abbia portato ad una risoluzione definitiva del suo percorso, come sarebbe dovuto accadere. Mike ha passato momenti difficili, non per ultimo quello della dipendenza (anche una storiella con la mogliettina di Gusti poteva essere un buon diversivo, quindi naturalmente non ne abbiamo visto traccia). Il suo cammino è iniziato con la resurrezione e si è concluso con una rinata coscienza, che per poco non ha messo sul patibolo tutte le persone a cui vuole bene e che vogliono bene a lui. Non per sottolineare l’ovvio, ma Mike non è un santo e fingersi tale solo per via di qualche scarabocchio e sogno strano non cambia di certo le cose.

Interessante, o quantomeno autentica, è stata ancora una volta la dicotomia tra lui e Briggs. Ancora una volta Briggs si è addossato la responsabilità di salvare la situazione e di portare a termine una missione senza consultare gli altri a Graceland. Se da una parte non ci importa molto di Briggs – che ha commesso tanti errori da essere ben oltre il punto di redenzione – dall’altra non ci può che far male vedere il progressivo disgregarsi di quella che, inizialmente, doveva essere una famiglia, un luogo in cui tutti potevano affrontare insieme i propri problemi, contando sull’appoggio degli altri. Lo sguazzare liberamente nell’illegalità ha portato via anche questo da Graceland: non c’è più una famiglia ma solo un insieme di persone che è legata da segreti e azioni illegali e che un tempo si volevano bene l’un l’altro. Un bene che c’è ancora ma che è coperto da talmente tanti strati di problemi e difficoltà da non essere neppure più visibile.

Charlie, Paige e il ‘women power’

Se una storia può essere salvata, nella trama incomprensibile della terza stagione, è senz’altro quella di Charlie. L’abbiamo vista lottare duramente per qualcosa a cui teneva, qualcosa che aveva a che vedere unicamente con la sua vita privata e non quella professionale: un figlio. Un figlio inatteso, certo, ma non per questo meno desiderato, anche se inizialmente è proprio quello che ci è stato fatto credere. Charlie ha lottato e lottato ma neanche lei è stata in grado di opporsi da sola alla corrente travolgente degli eventi e quindi quell’ultimo barlume di redenzione, per lei e per Briggs, è stato perduto prima ancora di vedere la luce. Mi è dispiaciuto tantissimo vederla in quelle condizioni, anche perché siamo più abituati ad una Vanessa Ferlito forte e determinata e lo scoprire quanto è brava anche in situazioni così drammatiche è stata una vera sorpresa.

Diverso è invece il discorso per Paige: non la sopporto, mi dispiace. Pensate al cibo che meno preferite mangiare al mondo, che non tocchereste a meno che costretti. Ecco, per me Paige è proprio così. Non solo ha avuto un ruolo marginale in questa stagione ma anche un ruolo completamente incoerente, che cambiava idea ogni tre secondi, decidendo di saltare ora su questa ora su quell’altra barca, a seconda di come si era svegliata quella mattina, aiutando Briggs o Mike o gli altri più per un capriccio che per una vera logica. Risultato? L’unico momento memorabile della stagione è stato il momento in cui ha tagliato la gola di Toros (il vestito bianco macchiato di sangue era davvero un tocco di classe).

Il resto del ‘branco’, i Sarkassians e la dissoluzione di Graceland

NUP_167934_0966.JPGInteressanti, anche se poco brillanti, sono stati i cattivi di questa stagione. Nulla da rimproverare ad Ari Sakassian, ben calato nella parte del boss spietato e leggermente fuori di testa, in perfetta sintonia con Briggs – almeno finchè quest’ultimo non gli ha sparato, ponendo un termine piuttosto definitivo alla loro cosiddetta amicizia. Ancora una volta Briggs ha dimostrato di non distinguere il confine tra bene e male, non quanto avrebbe dovuto, tanto che ancora una volta sono stati chiamati i suoi colleghi a sistemare i suoi casini. In primis Jakes. Jakes ha finalmente ottenuto qualcosa a cui da tanto aspirava: stabilità, felicità, anche se in parte relativa. Non sembra giusto sottrarglieli, anche se si comporta da vero idiota nel momento in cui ruba i soldi che Briggs gli chiede. Soldi che, in ultima  analisi, porta via lui, senza problemi, nella speranza di ricominciare una vita con la donna che ama. Jakes, a differenza di Jhonny, non è mai stato la voce della ragione, ma ha sempre pensato a se stesso graceland_s3_4prima che al benessere di Graceland. Con questo non voglio giudicarlo ma anzi sottolineare come sia stato l’unico a mantenere un contatto con la realtà che gli altri, chi in un modo e chi in un altro, avevano perduto. E’ giusto che voglia andarsene, anche se resta sbagliato il modo in cui lo fa.

Jhonny, al contrario, è una pedina in questo gioco di bande e di gang, che non ha più neanche l’amore a fargli da catalizzatore. E’ uno strumento nelle mani dei suoi colleghi, anche se resta comunque uno dei più simpatici di tutto il telefilm.

Tirando le somme…

Una stagione un po’ altalenante, che ha alternato i tipici momenti da alta tensione con storyline e trame del tutto insensate. Ha ormai stancato il doppiogiochismo di Briggs, ha ormai stancato il suo continuo antagonismo con Mike – tanto che viene spontaneo chiedersi se venendo meno la loro continua lotta non resti più davvero altro da raccontare a Graceland. Molti errori e poca consistenza, per una serie che rischia di concludersi con questa stagione. Chissà… nel frattempo Graceland ci da la buona notte. Alla prossima!

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Graceland - terza stagione
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