Gotham

Gotham: Recensione dell’episodio 1.03 – The Balloonman

Ci sono luoghi che sono iconici, il cui solo nome è indissolubilmente legato ad un insieme di fatti e personaggi che si identificano e identificano il luogo stesso. E questo è tanto più vero quanto più ci si addentra nel fascinoso mondo dei fumetti. Cosa sarebbero i grattacieli di New York senza le evoluzioni mozzafiato dell’Uomo Ragno? Allo stesso modo, Gotham è Batman e Batman è Gotham. Ci vuole molto coraggio, quindi, a fare quel che Bruno Heller sta facendo con questa serie: mostrarci Gotham come era prima che il Cavaliere Oscuro iniziasse a stagliare la sua sagoma mascherata sui tetti più alti della città addormentata. Dimostrare che Gotham c’era prima di Batman e che è quest’ultimo ad essere un figlio necessario che non potrebbe nascere senza una indispensabile madre desiderosa di una amorevole cura per la propria dolorosa cancrena.

Gotham1x03harveyjimMa ogni storia ha comunque bisogno di un protagonista per essere raccontata e in una Gotham dai colori lividi dove il cielo ha solo tonalità di grigio questo ruolo guida è assegnato a quel Jim Gordon che sarà il migliore alleato del futuro Cavaliere Oscuro. Un Jim Gordon alle prime armi, ma già nettamente delineato nella sua incrollabile onestà e nella sua amara consapevolezza di essere il diverso in un mondo dove la corruzione quotidiana (e il particolare dell’anonimo poliziotto di strada che intasca una mazzetta di soldi da un ladruncolo qualunque sottolinea la perversa normalità di questi insani gesti) e l’ostentato abbandono di ogni giusta moralità sono la sovvertita definizione di uomo comune. Anche nell’affrontare il caso della settimana (perché si può dire che, in parte, sia questa la struttura della serie), Jim rimarca la sua pura alterità dal resto del distretto di polizia di Gotham il cui malsano marciume è stavolta incarnato dal picchiatore Cranston, ma anche dall’atteggiamento irritato del capitano Essen preoccupato solo di non essere infastidito dalle attenzioni opprimenti della stampa scandalistica o delle autorità di facciata. Il personaggio di Jim può apparire troppo puro per essere credibile, ma è il contrasto stridente con l’ambiente in cui opera a dare questa sensazione. Non aiuta a ridurre questo iato l’aver associato a Jim un collega come Harvey Bullock che invece sa fabbricarsi una moralità ad hoc per non affondare nella melma in cui è costretto a nuotare. Non è corrotto Harvey, ma neanche onesto. Conosce chi vive nel crimine (prostitute, spacciatori, papponi, allibratori), ma preferisce usarli piuttosto che giudicarli. Sa con quanta putrida sporcizia siano impastate le fondamenta della sua città, ma è convinto che rimuovere quella lordura minerebbe in maniera irrimediabile il precario equilibrio di quell’edificio pericolante che è Gotham. Harvey è un detective molto bravo e complementare a Jim, ma i due possono collaborare efficacemente solo quando il desiderio di giustizia del secondo è diretto contro un bersaglio che il primo giudica una pericolosa perturbazione dello status quo.

Gotham1x03alfredEsemplare in questo senso la gestione di Ballonman che interessa ad Harvey solo nel momento in cui il fantasioso vendicatore (palloni ad elio? davvero?) colpisce una delle colonne portanti della corrotta polizia di Gotham. Come nei precedenti due episodi, sono ancora una volta i metodi poco ortodossi di Bullock a servire a Gordon l’assist vincente anche se è poi quest’ultimo a segnare il goal decisivo. Schema che si ripete simile a quanto già visto nei due episodi precedenti che danno a Gotham la struttura di un procedural. Ma, a differenza di altri prodotti di questo genere, i diversi casi presentati non sono fini a sé stessi, ma piuttosto tessere apparentemente sconnesse che comporranno il mosaico definitivo che mostrerà Bruce Wayne specchiarsi in Batman. La morte dei genitori nel pilota è stato ovviamente l’inizio di tutto, ma soprattutto del legame con Gordon. Il caso della settimana scorsa ha cercato di motivare il futuro rapporto equivoco tra il pipistrello e Catwoman. Ballonman è, invece, il primo ingenuo e impreparato vendicatore che Gotham fa nascere per il tempo necessario a suggerire al giovane Bruce che è possibile curare il male della propria città per dare un senso al proprio dolore. Sorprende soltanto che i primi rudimenti dell’arte del combattere siano dati a Bruce da un completamente rinnovato Alfred. Complice probabilmente la necessità di distanziarsi dal già troppo noto canovaccio del Cavaliere Oscuro, gli autori hanno ormai ridefinito il personaggio del maggiordomo cancellandone la pacata disponibilità per sostituirla con un affetto che non si vergogna di esprimersi con modi bruschi e massime severe. Vedere Alfred usare il bastone per simulare un combattimento con le spade successivamente magnificato e quasi giustificare le azioni di Ballonman è decisamente spiazzante, ma è un dovuto sacrificio che gli autori sono ben lieti di immolare sull’altare di una ricercata originalità.

Gotham1x03oswaldNon è Alfred il solo personaggio del mondo di Batman che si incontra in Gotham. Ma, a differenza del pilot che aveva insistito troppo su questo aspetto rischiando di trasformarsi in una sorta di saranno famosi, l’economico ricorso all’effetto “guarda chi c’è pure” (una Poison Ivy bambina o un ancora onesto Enigmista) viene fortunatamente abbandonato in questo episodio dove gli unici futuri avversari di Batman a comparire sono quelli funzionali alla storia presente. Vediamo quindi ancora una volta Carmine Falcone, ma anche Sal Maroni e per la prima volta si accenna ad un altro luogo mitico dell’universo del pipistrello ossia quell’Arkham che tanto ruolo avrà nelle storie future (e nel prossimo episodio a quanto si capisce dal titolo). A essere onesti, tutta la storia che ruota intorno al boss mafioso e alla sua recalcitrante sottoposta Fish Mooney sembra essere al momento poco interessante e slegata dal resto della narrazione. I dispetti reciproci tra Fish e don Falcone e i successivi incontri in cui entrambi fingono di non sapere l’astio nascosto sono quasi delle non necessarie digressioni sebbene sia chiaro che la guerra annunciata sarà il motivo per l’ascesa del Pinguino. Un Oswald Copplepot che, come Bruce Wayne, cresce di puntata in puntata. Ogni episodio è un claudicante ma deciso passo in più sul sentiero spinoso che porterà un sempre più spietato Oswald a cogliere tutte le opportunità che Gotham offre a chi non vuole limitarsi ad essere parte di una statistica sul crimine dilagante, ma emergere come un unicum irripetibile. E sempre più bravo è Robin Lord Taylor a interpretare quel misto di timidezza e coraggio, gentilezza e ferocia, stupidità e furbizia che fanno di Cobblepot il personaggio più riuscito della serie.

“The Ballonman” corregge alcuni dei difetti dei due episodi precedenti e suggerisce che, pur dovendo arrivare inevitabilmente ad una meta ben nota (perché Gotham non può che terminare con la nascita del Cavaliere Oscuro), la serie intende seguire una strada autonoma per scrollarsi di dosso l’etichetta di “Batman senza Batman” che frettolosamente potrebbe essergli cucita addosso. Resta solo da sperare che stavolta chi lascia la via vecchia per la via nuova sappia quel che lascia, ma anche quel che troverà.

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